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Porto Flavia: un capolavoro di ingegneria italiana a picco sul mare

Un viaggio nella storia e nella bellezza del Sulcis, tra miniere, panorami mozzafiato e il Re dei faraglioni del Mediterraneo, il Pan di Zucchero

di Redazione
3 Aprile 2024
in Itinerari
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
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Porto Flavia. ? Depositphotos

Porto Flavia. ? Depositphotos

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Tutti noi, quando pensiamo all’alta ingegneria, facciamo sì che la nostra mente vada direttamente ad immaginare le grandi opere dei giorni nostri, e difficilmente rivolgiamo il nostro pensiero a delle opere ormai datate, ma che in una maniera o nell’altra, sono riuscite a cambiare il corso della storia di una nazione, di una città o più semplicemente, come in questo caso, anche di una piccola realtà mineraria.

Stiamo parlando di Porto Flavia.

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Molti di voi ne avranno sicuramente sentito parlare o quantomeno avranno visto almeno una foto di questo spettacolare sito minerario del Sulcis che ha segnato la storia di questa zona.

Porto Flavia è un porto costruito su una falesia direttamente a picco sul mare cristallino del Sulcis.

Venne costruito nel 1924 dall’Ingegner Vecelli e l’opera prese il nome della sua piccola bimba, che all’epoca aveva cinque anni, Flavia appunto.

Precisiamo che qui a Porto Flavia non si estraeva nessun tipo di materiale e di conseguenza non stiamo parlando di una miniera, ma bensì di un porto di imbarco del materiale estratto dalle miniere limitrofe come quelle di Masua, Acquaresi e Montecani.

Ma quale era la sua principale funzione e il motivo della sua costruzione?

La funzione principale e il motivo della costruzione del porto era quello di diminuire drasticamente i tempi di carico dei piroscafi a motore diretti al porto di Carloforte.

Prima della sua costruzione, quindi parliamo del periodo che precede il 1924, per caricare la stiva di un piroscafo che poteva contenere all’incirca 4.5 tonnellate di materiale estratto, si impiegavano anche diverse settimane, ma grazie all’opera di Vecelli i tempi si restrinsero parecchio.

Con la costruzione del porto le giornate lavorative si svolgevano in questa maniera: i minerali venivano estratti, come detto, nelle miniere di Masua, Acquaresi e Montecani e il trenino elettrico, che attraversava una galleria di carreggio, li scaricava all’interno dei nove silos di contenimento (ognuno di essi poteva contenere circa 9 tonnellate di minerali, quindi ogni silos potenzialmente poteva riempire due piroscafi); i minerali scorrevano sopra un nastro trasportatore collegato ad un braccio meccanico esterno che permetteva di caricare l’interno delle stive dei piroscafi a motore diretti al porto di Carloforte.

Tenete ben presente che tutto questo è stato pensato, ideato e messo in pratica quasi un secolo fa, per questo motivo credo che si possa parlare di un autentico capolavoro di ingegneria, dal punto di vista tecnico e soprattutto anche dal punto di vista umano, dal momento che il faticoso trasporto manuale dei materiali dopo l’avvento del porto è stato praticamente azzerato.

Il territorio del Sulcis, se lo avete presente, già da un primo sguardo potete notare che non è il classico territorio che si presta alle normali attività di agricoltura o di allevamento, e di conseguenza i siti minerari rappresentavano una buona opportunità lavorativa per poter vivere dignitosamente a livello economico, in una zona dell’isola che ancora oggi è tra le più povere.

Ovviamente non era una buona opportunità a livello salutare con il passare del tempo.

Nel 1882, quindi parecchio tempo prima che l’idea di Vecelli venisse messa in pratica, un giovane Gabriele d’Annunzio visitò la zona, e in un passaggio del suo articolo descrisse la situazione dei minatori in questo modo: “Uomini pieni di cenci e di sudiciume. Uomini dal viso terreo, con gli occhi arrossati nel tormento della polvere, con i capelli incolti che s’infilavano, rimanendovi dodici ore al giorno, negli antri ciechi del corpo roccioso, mentre fuori la natura dava il suo quotidiano luminoso spettacolo. Dalle aiuole viene un odore fresco di rose maggesi: poi, oltre le aiuole, il verdeggiamento selvatico delle montagne che si allungano verso il mare, le rocce biancastre.”

Pan di Zucchero. ? Depositphotos
Pan di Zucchero. ? Depositphotos
Porto Flavia e Pan di Zucchero. ? S. Sernagiotto PGSAS
Porto Flavia e Pan di Zucchero. ? S. Sernagiotto PGSAS

Quando visiterete il porto, alla fine della galleria vi troverete a tu per tu con quello che è il Re dei faraglioni del Mediterraneo, ovvero Pan di Zucchero.

Circondato da un mare che passa dal verde smeraldo al turchese e in mille altre sfumature di blu, domina la zona dall’alto dei suoi 133 metri e, sempre per affidarmi a d’Annunzio, lui lo racconta così: “si stacca sul fondo nettamente come la prora di una fregata sommersa”.

Di seguito alcune informazioni su come arrivare e poter visitare questo magnifico sito immerso nella natura più selvaggia.

Per arrivare a Porto Flavia da Cagliari dovete percorrere la SS130 verso Iglesias e dirigervi verso Nebida-Masua e una volta giunti alla spiaggia di Porto Cauli troverete il cartello che vi indica Porto Flavia e da lì dovrete percorrere 1 km circa di strada bianca.

Il biglietto di ingresso costa 10 euro e le visite guidate sono su prenotazione tramite l’indirizzo mail: [email protected]. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Ufficio del Turismo di Iglesias al numero 0781.274507.

Tags: IglesiasinstanewsminierePan di ZuccheroPorto Flavia
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Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
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