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Leggende sarde: Sa Reula, il corteo notturno degli spiriti penitenti

Misteri e tradizioni nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre: in Gallura la storia di una processione direttamente dal mondo dell’oltretomba che ispira anche il Carnevale

di Chiara Medinas
31 Ottobre 2024
in Folklore & Tradizioni
🕓 3 MINUTI DI LETTURA
98 2
Sa Reula. ? AI Canva

? AI Canva

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In ogni angolo della Sardegna, narrazioni leggendarie convivono all’interno della comunità di appartenenza, alimentando spesso un forte corredo identitario dai tratti singolari. Anche in Gallura si respira un’aria pregna di credenze e usanze su molti aspetti della vita quotidiana, dalla sfera religiosa a quella legata al folklore come nel caso de Sa Reula, la processione notturna dei defunti penitenti.

Di origine quasi sicuramente gallurese e contaminata poi da variazioni nel resto dell’isola, la credenza su Sa Reula è tanto salda quanto inquietante, a partire dal momento in cui essa prende vita, ossia la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Secondo la leggenda, si racconta infatti che da mezzanotte fino all’alba le anime di morti sepolti in cripte e cimiteri girovaghino nel mondo terreno, dando vita a una lugubre processione da portare a termine per poter espiare le proprie colpe.

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Vestiti con tunica bianca e con una candela accesa, gli spiriti quindi cercano di stare al passo con il tempo a disposizione, in quanto il loro percorso deve concludersi assolutamente entro il sorgere del Sole. Una regola che spesso l’ultimo della fila – tradizionalmente noto come “lu zoppu” (“lo zoppo”) – non riesce a rispettare, poiché in difficoltà a raggiungere le altre anime a causa della sua condizione.

Macabra e misteriosa, Sa Reula è considerata un evento da cui un umano meglio stia alla larga, dato il forte presagio di sventura che la contraddistingue. Se infatti capita di imbattersi nel corteo, non solo si rischia di vedere tra i morti lo spirito di un vivente, – segno di cattivo augurio – ma la propria sorte potrebbe dipendere dalla direzione stessa della processione, causa di morte se quest’ultima è in salita o di una lunga malattia se diretta in discesa. A volte però la situazione può anche essere a favore dello sfortunato, che, come unica conseguenza, riceve botte e porta a lungo lividi detti “li pizzichi di li molti”.

Una credenza che destava e causa tutt’ora turbamento, ma che nel tempo ha trovato in usanze popolari alcune soluzioni, applicabili anche durate l’incontro stesso. Si dice infatti che se un malcapitato incontra la processione, per non essere notato dai morti e salvarsi dalla sventura deve stare in una specifica posizione, – su consiglio di un conoscente defunto lì presente – farsi il segno della croce e recitare la preghiera tradizionale sarda “Sas doighi paraulas mannas”(Le 12 parole di San Martino).

In certi casi, tuttavia, di fronte a Sa Reula si potrebbe rimanere ammutoliti per lo spavento e non riuscire quindi a svolgere il contro rito, motivo per cui esiste un’alternativa purificatrice basata su 4 ciocche di capelli. Una volta tagliate da fronte, nuca e tempie, esse infatti vengono bruciate nel fuoco e per guarire dal mutismo la persona colpita deve bere con acqua parte della cenere ottenuta.

Dalla potente componente occulta, Sa Reula non rimane solo uno scenario basato su una credenza ideale, ma ad essa si legherebbero anche esperienze concrete, a partire da quella del commerciante di bestiame Nicola Pitzoi. Secondo questo racconto un giorno l’uomo fu invitato a dormire dal padrone di un insediamento rurale e chiese di poter riposare su un materasso vicino all’ingresso, così da uscire la mattina dopo per il lavoro senza disturbare. Spenta la luce però sentì tirare la coperta, perciò spaventato prese il cavallo e decise di tornare alla sua abitazione, non immaginando cosa lo stesse aspettando. Arrivato a un cimitero da oltrepassare obbligatoriamente, egli fu infatti circondato da Sa Reula che cercò di trattenerlo senza successo, poiché Nicola riuscì a recitare lo scongiuro e a scappare passando per un torrente che i defunti non avrebbero potuto attraversare.

Al netto della potenziale veridicità del racconto del Pitzoi, Sa Reula rimane ancora adesso un elemento di forza dell’identità isolana, soprattutto in particolari occasioni come il Carnevale. Non è infatti raro imbattersi nel macabro corteo, per esempio, durante i festeggiamenti nei comuni sassaresi di Tempio Pausania e Calangianus, dove tra “Li Mascari Brutti” (le maschere brutte) sfila anche Sa Reula, impersonata da figure vestite di bianco e il viso truccato con carbone. Un aspetto che può incutere timore, ma anche affascinare, un po’ come tutte le credenze della nostra regione.

Tags: CalangianusfolkloreGallurainstanewsleggende sardeOgnissantiSa ReulaTempio Pausania
Chiara Medinas

Chiara Medinas

Assidua frequentatrice di musei e grande amante delle pardule, la curiosità è la mia musa ispiratrice. Se è vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, credo non ci sia sensazione migliore che provare stupore per le piccole cose.

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📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
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Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
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  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
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