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Sa Stria: chi è davvero? La leggenda sarda tra mito e paura

Rapace notturno o strega? Dalla Strix romana ai riti popolari: piume bruciate, brebus e la paura della Striadura nella tradizione della Sardegna

di Chiara Medinas
4 Ottobre 2025
in Folklore & Tradizioni
🕓 3 MINUTI DI LETTURA
67 2
Illustrazione Sa Stria. Credit S&H Magazine
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Avere forti convinzioni spesso costituisce una parte considerevole della nostra personalità, soprattutto quando queste si rifanno direttamente alla tradizione del luogo di cui si è originari. Anche la Sardegna in tal senso offre terreno fertile grazie a miriade di narrazioni locali che la contraddistinguono, dai personaggi realmente esistiti come Eleonora d’Arborea fino a racconti su creature dal sapore oscuro e comunque affascinante come Sa Stria.

Associata generalmente a un rapace notturno come una civetta, un gufo o un barbagianni, Sa Stria è una figura a crocevia tra leggenda e ambiguità, così come evidenziano le prime credenze sul suo conto esistenti fin dall’epoca romana. Se infatti da una parte si pensava che porre il cuore dell’essere sul seno sinistro potesse far svelare segreti a una donna o che portarlo come reliquia in battaglia avrebbe condotto un guerriero alla vittoria, dall’altra si credeva che la creatura avesse anche l’abitudine di posarsi sulle culle dei bambini e succhiare loro il sangue.

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Due facce della stessa medaglia, dove il ritratto di essere portatore di sventura rimase in seguito abbastanza prevalente nei racconti isolani, delineando Sa Stria come dotata di poteri malefici e capaci di portare perfino alla morte. Per cercare di non incappare in questo destino infelice, si diceva addirittura che qualora fosse capitato di incontrarne una e sentire il verso acuto sarebbe stato necessario evitare di incrociare il suo sguardo e sputare subito 3 volte per terra.

In alcuni casi tale pratica poteva bastare per salvarsi, in altri invece si era meno fortunati rimanendo vittime del passaggio in volo del rapace sulla propria testa. Proprio questa dinamica poteva avere conseguenze fatali e perfino indurre nello sfortunato una vera e propria malattia detta Sa Striadura o Istriadura.Assieme all’individuare la comparsa di colorito giallastro di viso e occhi, il male si poteva ulteriormente accertare usando un filo da imbastitura e una singolare modalità di misura, atta a verificare che la lunghezza dell’estensione delle braccia fosse uguale all’altezza del soggetto. Un esito che solo in seguito a riscontro negativo avrebbe dato inizio alle pratiche di guarigione.

Assai curiosi per certi versi, i riti per liberare da Sa Striadura ruotavano principalmente attorno all’incenerire le piume del volatile e mescolare le ceneri al caffè da far bere al malato. Se in alcune aree isolane tale momento poteva essere più o meno immediato, in altri casi la bevanda veniva somministrata a digiuno la mattina successiva, a seguito della distruzione delle piume assieme al filo di misurazione. Col fumo derivato dalla pratica – effettuata generalmente a fine ciclo lunare – si contrassegnava poi una croce sulla vittima e nel frattempo si recitavano scongiuri contro il malocchio detti “brebus”.

Usanze basate su forti credenze e dietro le quali si celava anche un’altra natura legata a Sa Stria, che oltre alla figura di un uccello veniva spesso associata anche a quella di una strega. Diffusa in particolare in zona Gallurese e Sassarese, tale voce sosteneva che queste donne avessero l’abitudine di spalmarsi sul corpo vari unguenti, ricavati ad esempio da erbe o fiori come la peonia. Nota anche come “Orrosa ‘e cogas” o “Rosa delle streghe”, quest’ultima permetteva di creare un balsamo capace di indurre trance, metamorfosi o aiutare nel volo, tutte abilità inquietanti che nel tempo avrebbero reso “Sa Stria” protagonista anche di vere e proprie azioni malvagie nei confronti di bambini. Pare infatti che come il rapace anch’essa s’intrufolasse in dimore altrui sotto forma di insetto, gatto, mosca, fumo o filo, alla ricerca di neonati a cui poter succhiare il sangue.

Tra fascino, mistero e leggenda, ancora oggi “Sa Stria” fa parte integrante della vita locale sarda, che continua a raccontare la sua storia alimentandone la conoscenza per generazioni successive. Che si tratti di una creatura positiva o dalle malevole intenzioni, di un uccello o di una strega, è probabile infatti che nella sua ambiguità essa rispecchi la natura stessa della vita, caratterizzata da sfumature che sfuggono alla logica umana e che proprio per questo spesso portano a rifugiarsi in particolari idee per esorcizzare la novità o il poco noto.

Tags: folkloreGalluraleggende sarderapaciSa Striastreghe
Chiara Medinas

Chiara Medinas

Assidua frequentatrice di musei e grande amante delle pardule, la curiosità è la mia musa ispiratrice. Se è vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, credo non ci sia sensazione migliore che provare stupore per le piccole cose.

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📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
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Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
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La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
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