20 milioni di anni fa il mare invase buona parte della Sardegna. Ricci, conchiglie, lumache di mare fino ad arrivare al gigantesco squalo Megalodonte (che poteva superare i 15 metri di lunghezza) sono soltanto alcuni degli organismi che nel Miocene abitavano l’isola. Oggi sono reperti fossili che possiamo ancora ammirare nella cava Duidduru, di Genoni, e raccontano di una Sardegna diversa da quella odierna. Un territorio che si trova a circa 500 metri sul livello del mare e che un tempo era il suo fondale. “Fossili seppelliti da decine di metri di sabbia – racconta Michele Zucca, presidente della Giunone Società Cooperativa che gestisce il sito – ma anche fossili che sono nello strato più superficiale. Tra questi è stato trovato, tra Genoni e Nureci, anche un raro crinoide, il pezzo più antico del museo, che ha 250 milioni di anni e un dente di coccodrillo”.

Un’immagine di un’isola inedita che si discosta molto da ciò che oggi è. “Agli inizi del miocene la Sardegna e la Corsica – sottolinea Michele Zucca – non si trovavano al centro del mediterraneo occidentale ma erano di fronte alle coste della Provenza, in Francia. Dopo circa 6 milioni di anni il blocco sardo corso si è spostato lentamente nella posizione odierna”. Per poter capire meglio com’era l’isola a quell’epoca può aiutarci un’immagine di un attuale mare tropicale: un fondale marino limpido e poco profondo abitato da grossi ricci, grossi squali, barriere coralline e tante altre forme di vita.

La maggior parte dei reperti fossili ritrovati sono presenti al PARC, il Paleo Archeo Centro, museo situato a Genoni, nato nel 2009, che ha l’obiettivo di valorizzare le ricchezze geologiche, paleontologiche e archeologiche di questo pezzo di Sardegna. Un sito unico in Sardegna che si trova a cavallo tra il Sarcidano e la Marmilla ed alle porte della Barbagia.

La giara di Genoni non è solo questo. 16 chilometri quadrati di territorio che si estendono su un altopiano basaltico pliocenico con una storia ricca e variegata impreziosita da suggestivi panorami. Età nuragica, età punica, età romana oltre a un ex convento del 1600 sono soltanto alcune tappe di un più articolato itinerario che ci permette di viaggiare nel tempo arrivando ai giorni nostri passando per la ricostruzione geologica dell’isola e le scoperte del territorio. Il colle di Santu Antine a Genoni conserva i resti di un insediamento punico realizzato sopra un preesistente abitato d’età nuragica, di cui è attualmente visibile un recinto megalitico, un nuraghe riadattato e inserito in un tracciato murario, e un pozzo profondo 39 metri, che ha restituito una notevole quantità di materiali provenienti da diversi periodi storici. Grazie ad un plastico, presente nel centro, è possibile avere una visione complessiva dell’area. Si può ammirare la sommità del colle, la ricostruzione della chiesa, delle fortificazioni puniche, del nuraghe e del pozzo. Un viaggio che si può fare anche da prospettive inedite e innovative grazie a nuovi strumenti tesi ad offrire una visione con immagini aeree a 360° mediante l’utilizzo di visori per realtà immersiva. Video e immagini rendono fruibile il pozzo e permettono di simulare la discesa fino a toccare il fondo immerso in limpide acque. Il viaggio indietro nel tempo ci porta nell’epoca moderna Sarda entrando nell’ex convento dei Frati Minori Osservanti. Una struttura del 1600 appena restaurata che offre un panorama mozzafiato sul paese, sulla Marmilla e sulla Giara di Gesturi oltre che uno spaccato delle vicende dell’epoca.

La giara di Genoni è inserita nella più vasta area chiamata “La Giara”. Un altopiano di basalto circondato da undici comuni, che si sviluppa per circa 45 chilometri quadrati, il cui nome si perde nel tempo. Il nome Giara, in sardo “Sa Jara”, deriva probabilmente dal latino glarea (ghiaia), con riferimento alla diffusa pietrosità che caratterizza la superficie dell’altopiano. La Giara iniziò la sua formazione nel miocene, 20-25 milioni di anni fa, quando nella zona ancora sommersa dal mare si formarono le rocce sedimentarie, ma la formazione vera e propria è da far risalire al pliocene, circa 3 milioni di anni fa, con le eruzioni vulcaniche di due piccoli crateri (Zepparadda e Zeppara Manna) che andarono a ricoprire una vasta area con le loro lave. Nei successivi milioni di anni, l’erosione attorno a questo tavolato di lava basaltica fece “emergere” la Giara i cui costoni sono contraddistinti da ripide falesie e in alcuni punti da rapide cascatelle. La parte centrale è piatta e interrotta da due rilievi, Zepparadda e Zeppara Manna, punti panoramici notevoli dai quali osservare le pozze d’acqua, is palulis, che costellano la verdeggiante macchia mediterranea.

L’area è meglio nota soprattutto come il luogo dove trovano rifugio i Cavallini della Giara, tra i pochi cavalli selvatici d’Europa, e proprio a Genoni è presente il Museo del Cavallino della Giara. Un museo etnografico allestito in una suggestiva casa dei primi del 900, con un ampio giardino e una stalla, dove si può trovare uno spaccato delle epoche del passato, degli strumenti del lavoro dei campi, della falegnameria e della pastorizia oltre ad una sezione dedicata alla storia del cavallino.

Il PARC e i siti sono aperti tutto l’anno, offrono percorsi adatti alle scuole, alle famiglie e a qualunque genere di visitatore. È possibile acquistare i biglietti singoli oppure quelli cumulativi per più attrazioni, con la possibilità di usufruire di offerte per le famiglie.

Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito parcgenoni.it.