Dal 17 gennaio il Museo Diocesano Arborense di Oristano ospiterà la mostra “Tharros. Time Upon Time”, un ampio progetto espositivo promosso dalla Fondazione Mont’e Prama e dall’Arcidiocesi di Oristano, che invita il pubblico a immergersi nella lunga vicenda della città antica di Tharros. L’iniziativa, finanziata dalla Regione Sardegna nell’ambito del “Grande Progetto Mont’e Prama”, resterà aperta al pubblico fino al 21 giugno 2026.
Dedicata a una delle aree archeologiche più rilevanti del Mediterraneo, la mostra ripercorre oltre duemila anni di storia, dalla fase nuragica all’età tardoantica. Attraverso immagini d’epoca, installazioni multimediali, materiali d’archivio e numerosi reperti, il percorso restituisce la quotidianità, i cambiamenti urbani e i contatti di Tharros con il mondo mediterraneo, intrecciando la dimensione storica con la memoria della ricerca archeologica che dal XIX secolo ne accompagna la riscoperta.
L’Arcivescovo di Oristano, Roberto Carboni, definisce la mostra “un’occasione di incontro tra storia, cultura e comunità”, sottolineando come la vicenda di Tharros “ci fa viaggiare nel tempo, per renderci consapevoli delle stratificazioni di vita, di lavoro e di senso che ancora oggi chiedono di essere ascoltate e custodite”. Per l’Arcivescovo, riscoprire il passato significa anche comprendere meglio il presente: “Il patrimonio diventa spazio di responsabilità, da condividere e valorizzare in vista del futuro delle nostre comunità”.
Il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, evidenzia il valore della collaborazione tra istituzioni: “Portiamo a Oristano il cuore della storia di Tharros e rafforziamo un impegno che riguarda tutto il Sinis. La condivisione della ricerca e della conoscenza può generare nuovi legami tra istituzioni, territorio e visitatori”.
Il titolo “Time Upon Time” riflette un’idea di tempo stratificato e non lineare. “Tharros non è solo un sito da osservare, ma una città che continua a riaffiorare nella nostra immaginazione”, afferma Luca Cheri, direttore scientifico della Fondazione e curatore della mostra. “Attraverso le voci di archeologi, gli oggetti quotidiani e i materiali d’archivio, il visitatore incontra una città che ci interroga sul rapporto tra ricerca, paesaggio e comunità”.

La direttrice del Museo Diocesano, Silvia Oppo, sottolinea la continuità tra passato e presente: “Ospitare Tharros. Time Upon Time significa intrecciare il racconto della città antica con quello della città di oggi, mettendo in dialogo collezioni diocesane e prestiti da altre istituzioni, per un percorso che unisce ricerca e attenzione alle persone che visitano le nostre sale”.
Il percorso espositivo si sviluppa in due sezioni, collegate da una timeline che attraversa venti secoli di storia. La prima, “Tharros fra storia e archeologia. La città, lo scavo, la narrazione del tempo”, racconta la nascita dello sguardo moderno sulla città, dai primi studi settecenteschi alle indagini contemporanee, attraverso documenti, planimetrie, fotografie e filmati. La seconda, “Tharros. La città vecchia. Tracce di vita, frammenti di tempo”, mette al centro le persone e i gesti quotidiani, tra oggetti domestici, strumenti di lavoro, gioielli e reperti che rivelano la vita del porto come crocevia di scambi nel Mediterraneo.
L’allestimento combina rigore scientifico e linguaggio visivo contemporaneo, con un uso calibrato di suoni, immagini in movimento e video-finestre che restituiscono le stratificazioni della città antica, trasformando il tempo in una materia viva e sensibile.






































