A Samugheo il tema della morte diventa chiave di lettura culturale e artistica con la mostra “R.I.P., della morte e di altre derive”, in programma dal 30 maggio al 30 agosto 2026 al MURATS – Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda. L’apertura è fissata per sabato 30 maggio alle ore 18:00 nella Sala Convegni, segnando l’avvio di un progetto espositivo che mette in dialogo patrimoni differenti attraverso una riflessione condivisa sulla memoria e sulla fine.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Sistema Museale Allai-Samugheo, le amministrazioni comunali coinvolte e Orientare Srl, con il contributo della Sergio Bonelli Editore e della Scuola Italiana di COMIX. Il percorso si sviluppa a partire da due nuclei collezionistici distinti ma connessi: da un lato il MURATS, dove il simbolismo funerario è rappresentato dai cinque Tapinos de mortu, drappi tessili tradizionali utilizzati durante la veglia funebre; dall’altro il Museo CiMa di Allai, che conserva cippi e frammenti di sarcofagi di età romana, testimonianze materiali che fissano il ricordo del defunto in una dimensione archeologica.
Su questa base si innesta il lavoro di 15 artisti contemporanei, chiamati a confrontarsi con il significato della morte nel presente. Il co-curatore Ivo Serafino Fenu chiarisce l’impostazione del progetto: “non celebrano il macabro, ma rivendicano l’oscenità della sparizione in un mondo che pretende di essere eterno”, ridefinendo anche il senso dell’acronimo R.I.P., che diventa “non più l’augurio di pace ma la diagnosi di un conflitto tra l’umano e la sua stessa fine”. La mostra si configura così come uno spazio di tensione, in cui la riflessione sulla fine si lega alla percezione contemporanea del tempo e dell’assenza.
A guidare la lettura complessiva è anche il concetto di “derive”, su cui insiste la direttrice del MURATS Anna Rita Punzo: “la mostra trova il suo baricentro in una complessa archeologia della sopravvivenza, materica e semantica”, dove il termine assume una valenza che “scardina la linearità spazio-temporale per farsi limen tra il regno dei vivi e quello dei morti”. In questa prospettiva, il mare diventa metafora ambivalente, capace di unire distruzione e trasmissione culturale, mentre si dissolvono i confini tra sacro e profano.
Il percorso espositivo si articola attraverso le opere di Zuanna Maria Boscani, Giusy Calia, Rosaria Copeta e Stefania Galante (R+S Errepiuesse Studio), Antonello Fresu, Tonino Mattu, Marta Scanu, Giulia Sale, Eleonora Todde, Francesco Tuccio, Pietro Sedda, insieme ai disegnatori Daniele Bigliardo, Alessandro Nespolino, Lucilla Stellato e Luigi Siniscalchi. In questo contesto trova spazio anche il linguaggio del fumetto, integrato in modo organico: la sequenzialità delle tavole non immobilizza il tempo, ma lo frammenta e lo dilata, offrendo una lettura narrativa che si inserisce nel dialogo tra le opere.
La dimensione educativa è affidata alle attività pensate per il pubblico più giovane, costruite attorno al progetto di Filippo Franco Boe e alla sua narrazione illustrata “Te lo spiego io… il Cimitero”, che introduce i temi della mostra con un approccio accessibile e calibrato.




































