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Ritratto di famiglia in un inferno con “Due Fratelli” di Fausto Paravidino, in tournée in Sardegna

La mise en scène de L'Effimero Meraviglioso è in cartellone giovedì 9 febbraio ad Olbia, sabato 25 ad Alghero e domenica 26 ad Ozieri

di Redazione
8 Febbraio 2023
in Eventi, Sardegna, Teatro
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
67 1
“Due Fratelli” della compagnia L’Effimero Meraviglioso
26
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Vite sospese e storie di ordinaria infelicità in “Due Fratelli” di Fausto Paravidino, testo cult del Novecento (vincitore del Premio “Pier Vittorio Tondelli” – sezione under 30 del Premio Riccione Teatro nel 1999 e e del Premio Ubu per la migliore novità italiana nel 2001), in cartellone giovedì 9 febbraio alle 21:00 al Cine/Teatro “Olbia” di Olbia e poi in tournée nell’Isola per un duplice appuntamento sabato 25 febbraio alle 21:00 al Teatro Civico di Alghero e domenica 26 febbraio alle 21:00 al Teatro Civico “Oriana Fallaci” di Ozieri sotto le insegne della Stagione 2022-2023 de La Grande Prosa organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.

Una commedia nera che indaga il disagio giovanile, il malessere e la confusione di una generazione priva di ideali e di speranze per il futuro: i protagonisti trascorrono le loro giornate apparentemente senza impegni di studio o di lavoro, compongono lettere “immaginarie” e si confrontano con le piccole e banali incombenze del quotidiano, in una convivenza resa difficile da tensioni sotterranee e legami di sangue, alleanze e antagonismi, culminante in una tragedia annunciata.

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“Due Fratelli” – nella mise en scène de L’Effimero Meraviglioso, con Noemi Medas, Federico Giaime Nonnis e Leonardo Tomasi, per la regia di Maria Assunta Calvisi – si svolge nello spazio claustrofobico di un appartamento in città, che Boris e Lev dividono con una coinquilina, Erika, dal passato enigmatico: tra i due uomini esiste un rapporto strettissimo, quasi simbiotico, fondato sulle radici comuni e su vicende familiari cui si allude in modo ambiguo, in cui si inserisce, o meglio si insinua, quasi inconsapevolmente, nel ruolo di pericolosa e conturbante femme fatale, la donna indipendente e spregiudicata, quale simbolo del caos.

Uno strano “triangolo” per un racconto pieno di suspense, dove i personaggi si rivelano solo in parte, attraverso conversazioni frammentarie, tra le pulsioni contrapposte di eros e thanatos, amore e morte, e il sentimento dominante di una fratellanza fatta di ricordi condivisi, di solidarietà e forse “complicità”. Un linguaggio scarno ed essenziale mette a nudo i fatti, in una chiave spesso conflittuale, come se fosse impossibile per quei tre raggiungere una qualche armonia: Boris e Lev vivono in un loro mondo, un microcosmo ordinato, i cui confini sono dettati dalle loro idiosincrasie e paure, dalle loro inquietudini, in cui non sono ammesse interferenze o influenze esterne.

Fotografia di una gioventù allo sbando, senza ambizioni né progetti, “Due Fratelli” – originale e avvincente “tragedia da camera” – si consuma nell’indifferenza e nella brutalità di una condizione quasi “selvaggia”, un ritorno all’infanzia, tra impulsi e bisogni primordiali che prevalgono sulla ragione: sottratti allo sguardo vigile di una madre o di un padre, che si presume esistano da qualche parte insieme a un’altra figlia, in attesa di “buone” notizie sui loro “successi”, i due giovani si trovano in una condizione privilegiata, che permette loro di non doversi guadagnare il pane.

"Due Fratelli" della compagnia L’Effimero Meraviglioso
"Due Fratelli" della compagnia L’Effimero Meraviglioso

Ipotesi sulle loro origini e sulla loro famiglia non trovano risposte “concrete” nel testo, solo vaghi accenni da cui si potrebbe dedurre tutto e il contrario di tutto: i dialoghi lucidi e spietati, talvolta venati d’ironia, lasciano supporre una qualche forma di educazione, in un percorso che poi è come interrotto, fino a precipitare nell’inerzia di quelle giornate sempre uguali, tra momenti di svago e turni di pulizie, di una normale routine domestica.

In un appartamento in una città sconosciuta si consuma il dramma di tre vite senza significato e senza scopo, salvo occasionali allusioni a forze armate e esercitazioni militari, che corrispondono a un tempo di partenze e addii, il vuoto di un’assenza in cui si creano nuovi equilibri e nuove strategie di sopravvivenza, un nuovo ordine, subito stravolto nell’ora del ritorno. Un fiume di parole e di pensieri scandiscono e sostituiscono le azioni, in un luogo dove non sembra accadere nulla ma può succedere di tutto: ogni affermazione, come ogni domanda e ogni rifiuto, si carica di sottintesi, sembra innescare una situazione pericolosa, riapre ferite nascoste, colpisce punti vulnerabili, tocca nodi irrisolti.

La storia dei “Due Fratelli” è piena di lacune, nulla è dato sapere sulla loro provenienza e la loro destinazione, come incerta fino a un certo punto è la sorte di Erika, il cui destino per caso si è intrecciato a quello dei due giovani: la donna rappresenta l’estranea, l’elemento catalizzatore di rivalità sopite, la ribelle che non si assoggetta alle regole, colei che è capace di amare, di sedurre e di respingere, una creatura pensante e senziente, la nota dissonante nell’accordo.

La pièce, scritta alla fine degli Anni Novanta, sulla vicenda emblematica dei “Due Fratelli”, conserva ancora una forte attualità: ritratto di «una generazione, in un periodo molto complesso per la storia italiana… a distanza di vent’anni si possono cogliere i segnali di disagio e disorientamento che persistono, se non per alcuni versi ingigantiti, nella società che stiamo attraversando» sottolinea la regista Maria Assunta Calvisi –. I protagonisti, Boris e Lev, insieme con la loro coinquilina Erika, si rivelano «attraverso i piccoli riti della quotidianità che nascondono tensioni, provocazioni, fino ad arrivare a violenze verbali e non solo. La mancanza di obiettivi e di un perché che possa dar senso alle loro vite si nasconde sotto dialoghi scarni, serrati, a volte illogici e apparentemente privi di senso. E questo è il loro dramma: da che parte va la loro vita e che significato hanno i loro rapporti. Si amano? Si odiano? Il finale dà compimento alla tragedia, in fondo preannunciata e sospettata sin dall’inizio di questa storia di vite spezzate».

Tags: CedacEffimero Meravigliosoteatro
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