A colpire, in questi racconti è l’innegabile varietà e l’abilità dell’autore a saper parlare la lingua del nostro tempo tramite snodi narrativi adatti e soprattutto personaggi attendibili, realistici, contemporanei, anche quando “non ci sono più”. Anche quando ad essere descritto è il romanticismo o la sensibilità che li caratterizza, non ci troviamo mai di fronte a qualcosa di stantio, già sentito o patetico. Il rischio c’era perché l’amore, mutuato in diverse forme, è un elemento ricco e vivido, presente, e dunque l’autore avrebbe potuto deviare il corso ricadendo in scelte melense. Altro elemento che rafforza tutto ciò è l’abilità nel rendere il cosiddetto happy end: si sa, la felicità pare non essere di questo mondo e leggerla, soprattutto nel finale, può far storcere il naso; e invece non è così perché all’origine del felice raggiungimento non c’è mai un percorso banale e lineare, ma una strada tortuosa e piena di sfide, ostacoli. Delle volte, come in Dal passato era riemersa, c’è da aspettare una vita intera, o addirittura un tempo infinito successivo alla morte, per raggiungere il lieto fine; come quello di Teresina e Caterina, fantasmi in una città fantasma, liberate dal loro limbo da una creatura che non ha paura, una ragazza distante da loro decenni, ma con lo sguardo e la mente sgombri, tanto da far accadere l’impossibile. Sì, c’è anche una forte presenza dell’occulto, del mistero, e anche quando – come nel caso sopracitato – i personaggi sono “spiriti”, hanno una resa vivida: ci sono, interagiscono e soprattutto mantengono una sorta di umanità: alla stregua dei vivi, sognano, desiderano, si fanno sentire; come Franco de I nostri fiori, che lascia la sua sagoma sul letto di Nicola, un letto rifatto la mattina stessa, e dunque impeccabile. E poi c’è Melissa, la nobildonna che aveva abitato nella stessa casa di Giusy e che ritorna dal passato di cui la stessa Giusy si ritrova ad essere testimone in un dedalo di merletti, portagioie e racconti.

Gianni Verdoliva

Insomma ci sono molti fantasmi in questi racconti, eppure l’effetto non è “halloweenesco” perché l’autore non punta sul macabro o sull’effetto orrorifico, bensì su qualcosa che potrebbe essere definito un “sovrannaturale romantico”, come fosse un nuovo genere letterario; la delicatezza con cui queste presenze pervadono la narrazione impedisce loro di cadere nel cliché e questo rafforza la scrittura generando un mutuo scambio con i personaggi “reali” che tramite l’immaterialità traggono forza e carattere. Spesso quello che rimane dopo la morte viene chiamata anima, ma Giovanni Verdoliva ci fa realmente credere che questa possa abitare in noi anche durante la vita ed esistere alla pari di un organo vivo e funzionante.

Titolo: Come anime scelte che si ritrovano
Autore: Gianni Verdoliva
Genere: Raccolta di racconti
Casa Editrice: Robin Edizioni
Collana: Robin&sons
Pagine: 168
Prezzo: €12,00
ISBN: 978-88-7274-379-9