Con la quinta affermazione nelle prime sei gare, che vale il primato in classifica in coabitazione con l’Inter, la formazione guidata da Gattuso ha siglato un primato storico. Nella storia del club biancoceleste, infatti, le “aquile” non si erano mai spinte così in alto a questo punto del campionato. Gran parte del merito va attribuito al tecnico Gattuso, capace di cementare il gruppo con la sua nota determinazione e di schermare la squadra dalle reiterate proteste della frangia più calda della tifoseria contro la società e il presidente Lotito.
Alla luce delle contestazioni il cui risultato più eclatante è uno stadio Olimpico semivuoto, l’impresa della Lazio acquista ancora maggior valore ma l’interrogativo resta quanto mai attuale: inizio di una fiaba o fuoco di paglia? Le quote scudetto attribuiscono alla Lazio una possibilità di vincita praticamente irrilevante: 50.00. Al primo posto c’è naturalmente l’Inter quotata a 1.60, seguita dalla Roma a 5.00, fermata a Como sullo 0-0 e il Como medesimo a 12.00. Milan, Napoli e Juventus non pervenute.
L’ingaggio di Gattuso sulla panchina della Lazio era stato accolto tra lo scetticismo generale e un velato sarcasmo, complice anche la dolorosa mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali per la terza volta consecutiva, sotto la sua guida. Questo clima di diffidenza era alimentato dalla difficile situazione societaria, appesantita dai noti problemi finanziari della Lazio e dalla mancata partecipazione alle competizioni europee. A peggiorare il quadro iniziale e ad alimentare i dubbi era poi intervenuta la precoce estromissione dalla Coppa Italia lo scorso 16 agosto ad opera del Mantova che si è imposta per 0-2 all’Olimpico.
In un contesto indicato come particolarmente complesso, il nuovo allenatore si è distinto per la capacità di calarsi immediatamente nella realtà societaria. Dichiarazioni quali “sappiamo che dobbiamo metterci l’elmetto” o “ci sono pochi soldi e dobbiamo spenderli bene” evidenziano una completa comprensione delle sfide dell’ambiente biancoceleste. L’approccio adottato punta a costruire un progetto solido e non alla semplice gestione, con la motivazione personale di riscattarsi dopo la delusione della parentesi azzurra.
La chiave dell’attuale successo biancoceleste sta nel valorizzare chi c’era già e nel trarre beneficio dai nuovi innesti. Il rischio di un drastico calo di qualità della rosa appariva concreto dopo i saluti di Gila, Romagnoli e Provedel, uniti al ritiro di Pedro. Ciononostante, a Formello Gattuso ha saputo svolgere un lavoro profondo sia sul piano fisico che su quello psicologico dei suoi giocatori. Non sono mancati i momenti critici, come gli infortuni capitati all’avvio di stagione a Marusic, Dele-Bashiru e Rovella, a cui si aggiunge il recupero ancora in corso di Cataldi e Isaksen. Anziché soccombere alle difficoltà, l’allenatore ha valorizzato risorse finite in disparte nel recente passato: così interpreti come Mandas, Floriani, Provstgaard, Tavares, Belahyane, Cancellieri e Noslin hanno ritrovato fiducia, ritagliandosi un ruolo centrale e partendo da titolari.

































