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Dal primo al 15 agosto il ventunesimo festival Dromos: tanta musica e altri appuntamenti tra Oristano e altri dodici centri

di Redazione
22 Giugno 2019
in Musica, Oristano, Spettacolo
🕓 16 MINUTI DI LETTURA
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Si riconosce nel segno della Luna e di una doppia ricorrenza l’edizione numero ventuno di Dromos, in programma nel consueto periodo, dal primo al 15 agosto, tra Oristano e altri undici centri della sua provincia – Baratili San Pietro, Bauladu, Cabras, Mogoro, Morgongiori, Neoneli, Nureci, San Vero Milis, Ula Tirso e Villa Verde, con un’anteprima il 18 luglio a Fordongianus e uno “sconfinamento” nel Nuorese, a Ortueri.

“Casta Diva” è il titolo scelto per caratterizzare quest’anno il festival: un titolo preso in prestito dalla celeberrima aria della “Norma” di Vincenzo Bellini, una preghiera che la protagonista dell’opera eleva alla Luna, la “Casta Diva”, appunto.

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Il 2019 è infatti l’anno in cui si celebra il cinquantenario del primo sbarco sul nostro satellite: era il 20 luglio del 1969 quando l’astronauta Neil Armstrong mise piede sul suolo lunare nell’ambito della missione Apollo 11, avverando un sogno coltivato dall’uomo per millenni. Ma, un mese dopo, un altro evento segnò indelebilmente anche la storia della musica: “tra il 15 e il 18 agosto di quello stesso anno” – scrive il critico d’arte Ivo Serafino Fenu per illustrare il tema del festival – “a Woodstock, fu il mondo della musica rock a toccare la luna”, in quello che è universalmente riconosciuto come “l’evento simbolo e l’apice della generazione del flower power”. Un evento in parte offuscato, quattro mesi dopo, dell’Altamont Free Concert, una sorta di Woodstock sulla West Coast, che col suo violento epilogo “segnò, per quella generazione, ‘la fine delle illusioni’, divenendo il simbolo delle numerose utopie e delle altrettanto numerose cadute contro le quali si scontrarono i giovani di allora, alla ricerca di una luna conquistata e subito perduta.”

Al ricordo di quella memorabile annata, il festival Dromos dedica dunque la sua ventunesima edizione con la sua collaudata formula itinerante a base di musica, ma non senza il consueto spazio per altri eventi e appuntamenti, come la mostra ART TUBE, da Woodstock alla Luna, a cura di Paolo Curreli e Antonio Manca, e come Woodstock Revolution!, un “concerto lezione” del giornalista Ernesto Assante col trio di Enzo Pietropaoli.

Snarky Puppy. Foto Stella K

Come sempre, Dromos si contraddistingue per la vasta e variegata offerta di grande musica dal vivo: una regola valida anche per questa ventunesima edizione del festival in cui l’arte dei suoni fa la parte del leone.
Come già noto, il compito di fare da preludio agli appuntamenti di agosto, il 18 luglio a Fordongianus, è affidato agli Snarky Puppy, in scena alle 21.30 nell’unica tappa sarda sul palco allestito nel suggestivo scenario della antiche terme romane, per presentare il disco Immigrance, uscito lo scorso 15 marzo per la GroundUP Music. Un ritorno nel paesino del Barigadu per Michael League, bassista e leader del gruppo fondato nel 2003, già protagonista un anno fa con il gruppo Bokanté, l’altra formazione di cui è artefice e guida. Gli Snarky Puppy sono una sorta di collettivo che si muove tra jazz, funk e R&b, musica scritta e improvvisazione totale, con ben 25 membri in rotazione, tutti impegnati come sideman (con artisti come Erykah Badu, Snoop Dogg e D’Angelo), produttori (per Kirk Franklin, David Crosby e Salif Keïta) e solisti. La formazione di casa a New York rappresenta la convergenza della cultura musicale americana bianca e nera con vari innesti provenienti da tutto il mondo (Giappone, Argentina, Canada, Regno Unito e Porto Rico) e vanta al suo attivo ben tre premi Grammy: miglior performance di rhythm & blues nel 2014, miglior album strumentale nel 2016 e nel 2017.

Devil Quartet. Foto Roberto Cifarelli

Due settimane dopo questa gustosa anteprima, il festival prenderà ufficialmente il via giovedì primo agosto a Mogoro, una delle immancabili tappe del suo itinerario, rinnovando così l’incontro tra Dromos e la Fiera dell’Artigianato artistico della Sardegna, quest’anno alla sua cinquantottesima edizione (dal 27 luglio al primo settembre). Alle 21.30, sul palco in Piazza Martiri della Libertà (biglietto a 20 euro più diritti di prevendita), sarà di scena Paolo Fresu in testa al suo Devil Quartet, formazione che ha debuttato alla fine del 2003, e che nel nome rimanda e allude al suo illustre precedente, l’Angel Quartet (nato nel 1994 come alter ego elettroacustico dell’allora già avviatissimo quintetto “storico”). Gli strumenti del Devil sono gli stessi dell’Angel Quartet: accanto alla tromba e al flicorno del leader ci sono il chitarrista Bebo Ferra – altro musicista sardo (cagliaritano) che si è affermato oltre i confini isolani -, Paolino Dalla Porta, uno dei contrabbassisti più apprezzati nel panorama del jazz italiano, e il batterista Stefano Bagnoli, un raffinato specialista nell’uso delle spazzole su piatti e tamburi. Diverso rispetto al quartetto dell'”angelo” è invece il suono, più acustico nel quartetto del “diavolo”, come dimostra in particolare il quarto album del gruppo, “Carpe diem”, pubblicato lo scorso anno dalla Tǔk Music, l’etichetta fondata dallo stesso Paolo Fresu nel 2010.

La chiesa di San Giovanni di Sinis, nell’omonimo borgo marino in territorio di Cabras, farà da suggestiva cornice, la sera dopo (venerdì 2 agosto) alle 20, alla performance di Boris Savoldelli, una delle voci più originali nel panorama internazionale. Definito dal magazine All About Jazz New York “un immenso talento multiforme”, il cantante bresciano (che lo scorso aprile ha conquistato New York con il secondo concerto allo storico club “The Stone” di John Zorn) proporrà un repertorio costruito ad hoc, arricchito dal sapiente uso dell’elettronica, utilizzata per duplicare in tempo reale la propria voce al fine di creare armonizzazioni vocali tipiche degli ensemble corali. Il suo live set in solo voce è un vero e proprio viaggio sonoro dove spiritualità e misticismo sono protagonisti assoluti.

Altri suoni e atmosfere, un’ora e mezza dopo (alle 21.30), nella Piazza Centrale a ridosso della Chiesa, con il concerto di Alfa Mist, produttore e compositore londinese recentemente salito agli onori della critica con il disco “Structuralism”, pubblicato per la Sekito lo scorso 26 aprile. La musica dell’artista nato e ancora residente a Newham, si caratterizza per suoni urbani ispirati dal jazz, da lui stesso prodotti e composti, che hanno sorpreso positivamente pubblico e critica. Già con il suo precedente EP “Nocturne” (Sekito, 2015) aveva impressionato parecchio, ma con “Antiphon” (album autoprodotto e senza il supporto di una vera e propria etichetta) la stima e la fama di Alfa Mist si è moltiplicata in brevissimo tempo: basti pensare che ha ottenuto 6 milioni circa di visualizzazioni su Youtube, mentre la prima stampa del vinile (Giugno 2017) è andata esaurita in preordine in due giorni.
A seguire, spazio dopofestival con un live set del cantante Boris Savoldelli. La serata, sotto il titolo Archeowine & Jazz, è la prima della serie Dromos Win(e) Jazz con cui il festival, in collaborazione con Laore (agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura) e con eccellenze della ristorazione locale, sposando musica e vino, celebrerà alcuni dei migliori prodotti vitivinicoli del territorio nei suoi luoghi di origine, come la vernaccia di Cabras e di Baratili San Pietro e, nel Mandrolisai, il Lollóre di Ortueri.

Fiorella Mannoia. Foto Francesco Scipioni

Sabato 3 agosto Dromos approda nella “sua” Oristano per uno dei concerti più attesi di questa ventunesima edizione: sul palco allestito in Piazza Cattedrale (grazie alla gentile concessione dell’area da parte della Curia Arcivescovile di Oristano), riflettori puntati su Fiorella Mannoia, in concerto alle 21.30 (biglietti a 40 euro nel primo settore e 30 nel secondo, più diritti di prevendita) per l’unica data sarda del tour all’insegna del suo nuovissimo disco, Personale (uscito alla fine dello scorso marzo). Il lavoro si snoda in tredici brani inediti, tredici storie che raccontano consapevolezze e prese di coscienza, riflessioni su se stessi, sull’umanità, sulla vita e sui sentimenti, in tutte le loro sfaccettature, e molto altro ancora; un album che è anche – come afferma la cantante romana – una “piccola e umile ‘personale'”, come recita il titolo: a rafforzare il racconto delle canzoni, trovano infatti spazio le fotografie realizzate dalla stessa Fiorella Mannoia in varie parti del mondo, assecondando una passione per l’arte dello scatto che ha recentemente approfondito e condiviso sui social network.

Due antiche tradizioni vocali, così lontane tra loro, ma anche così vicine, si incontrano e confrontano domenica 4 in uno dei luoghi più sacri dell’età nuragica, il Santuario ipogeico di Scaba ‘e Cresia, in territorio di Morgongiori: protagonisti, alle 19.30, gli Huun-Huur-Tu, con le loro musiche e canti di Tuva, nel cuore dell’Asia, e i Tenores di Bitti Remunnu ‘e Locu, da quarant’anni ambasciatori del canto tradizionale sardo, riconosciuto dall’UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità: nato nel 1974, il coro è attualmente composto da Daniele Cossellu (Oche e Mesu oche), Mario Pira (Bassu), Pier Luigi Giorno (Contra), Dino Ruiu (Oche e Mesu Oche).
La musica degli Huun-Huur-Tu viene definita come profondamente misteriosa e diretta conseguenza del loro stile di canto armonico, figlio di una tradizione secolare: una tecnica nella quale il cantante, sfruttando le risonanze che si creano nel tratto tra le corde vocali e la bocca, emette contemporaneamente la nota e l’armonico relativo. Questa tecnica permette lo sviluppo di un universo del suono unico e coinvolgente, ricco di armonici sopra e sotto la frequenza fondamentale. Un altro elemento peculiare del gruppo è l’utilizzo di strumenti tradizionali come l’igil, il byzaanchi, il khommuz, il doshpuluur e il tuyug.

Si intitola Casta diva il progetto ad hoc al centro della serata di lunedì 5 agosto a San Vero Milis (ore 21.30): al centro dei riflettori nel Giardino del Museo Archeologico sarà il pianista algherese Raimondo Dore, in trio con Salvatore Maltana al contrabbasso e Massimo Russino alla batteria. Il progetto gioca sull’esaltazione dei contrasti, a partire dall’ironica contraddizione nei termini che il musicista individua nel concetto di castità rispetto al senso dell’essere Diva. Un procedimento attraverso il quale sottopone la Norma di Bellini a un intervento di destrutturazione, per poi procedere a una ricomposizione quanto mai straniante e originale. Lo spartito interagisce e dialoga con le immagini altrettanto fondanti, per l’immaginario contemporaneo, proposte nel pionieristico film Viaggio nella luna (1902) del regista francese Georges Méliès.

Ancora musica made in Sardinia martedì 6 agosto: a Baratili San Pietro, in Pratza de Ballusu, luci e amplificatori si accenderanno alle 21.30 per Roundella, quartetto cagliaritano nato nel 2012 quando la cantante Francesca Corrias, il contrabbassista Filippo Mundula e il batterista Gianrico Manca, sulla base del precedente quartetto Around Ella (tributo ad Ella Fitzgerald), decidono di dar vita a un progetto originale avvalendosi della chitarra di Mauro Laconi. Roundella è una continua ricerca ritmica e sonora in cui le influenze si intrecciano senza creare barriere e le differenti personalità dei quattro musicisti trovano una unità completa nel groove e nel beat. Nell’estate del 2015 esce il primo lavoro discografico, Biography, prodotto da S’Ard Music.
A seguire il concerto, un dj set di De Li Soul, alter ego di Mario Delitala, con le sue selezioni musicali che spaziano dall’afrobeat al jazz, dal funk al blues, dalla bossa nova alla cumbia. La serata, dal titolo Vernaccina Funky, rientra nel progetto Dromos Win(e) Jazz in collaborazione con Laore.

Nubya Garcia

Le sonorità della nuova scena new wave jazz inglese coloreranno il festival mercoledì 7 agosto a Cabras (ore 21.30), dove è attesa Nubya Garcia, giovane sassofonista nativa di Londra, ma di origini afro-caraibiche, tra i più interessanti musicisti della nuova generazione inglese. Dopo le importanti e significative esperienze con la Outlook Orchestra e Congo Natty, e dopo aver militato accanto a leggende come Horace Andy e Sister Sledge o come parte integrante dei jazz ensemble Nérija e Maisha, la Garcia è diventata un nome ben noto nel panorama musicale britannico, intraprendendo, successivamente, la carriera solista che in breve tempo l’ha portata all’esordio discografico con Nubya’s 5ive, uscito a maggio 2017 (ormai esaurito anche nella versione ristampata). Un anno dopo esce il suo secondo EP, When we are (Nyasha Records, 2018). Attualmente è al lavoro per il nuovo album, la cui pubblicazione è prevista per il 2019.
Il compito di chiudere questa nuova serata Archeowine & jazz (progetto Dromos Win(e) Jazz), sponsorizzata dalla Cantina Contini di Cabras, spetterà a mumucs, ovvero la “traversata in solitaria” per voce e loop station della cantante e compositrice oristanese Marta Loddo. A lei spetterà anche il compito di introdurre ogni serata del festival inserendosi con i suoi interventi manipolativi sulle celeberrime note della Casta Diva cantata da Maria Callas, e interpretando con la sua voce e i suoi effetti manipolativi i versi più belli che, nei secoli, i poeti hanno dedicato alla Luna.

Parole e musica si intrecceranno giovedì 8 agosto (alle 21.30) ancora a Cabras, per Woodstock Revolution!, concerto/lezione del giornalista Ernesto Assante e il Wire Trio del contrabbassista Enzo Pietropaoli, con Enrico Zanisi al pianoforte e Alessandro Paternesi alla batteria. Un incontro “multidisciplinare” che sposa musica e narrazione, proponendo e commentando ascolti, filmati e testimonianze che contribuiscono a informare ma anche a incuriosire e stimolare il pubblico, portandolo a conoscenza di storie, aneddoti e curiosità legate allo storico evento dell’agosto del 1969, tra i più rappresentativi per il movimento hippie di fine anni sessanta: la tre giorni di pace, amore e musica che vide la partecipazione di musicisti e gruppi come Santana, The Who, Janis Joplin, Joan Baez, Joe Cocker, Creedence Clearwater Revival, Sly And The Family Stone e Jimi Hendrix.
Il concerto si terrà nell’Area del Museo Civico “Giovanni Marongiu” che custodisce, attualmente, importanti testimonianze del territorio di Cabras, dal Neolitico fino al Medioevo. Salito alla ribalta nazionale per l’esposizione della spettacolare statuaria di Mont’e Prama, i cosiddetti Giganti, attualmente si appresta a concludere i lavori che lo renderanno Polo Museale, sede permanente del patrimonio scultoreo.
Chiusura di serata, anche questa nel segno di Archeowine & Jazz (progetto Dromos Win(e) Jazz) con un nuovo dj set di De Li Soul.

La suggestiva distesa di lecci di Mitza Margiani a Villa Verde farà da cornice, venerdì 9 agosto (ore 21.30), al concerto dei Forq, progetto nato in seno agli Snarky Puppy: insieme al tastierista Henry Hey, altro fondatore del gruppo è stato infatti Michael League. Il quartetto strumentale statunitense si caratterizza per il suono dinamico e una spiccata propensione per l’esplorazione sonora. Al suo attivo, tournée negli Stati Uniti e in Europa, con concerti in festival internazionali tra cui il North Sea Jazz festival e il GroundUP Festival di Miami Beach. Il terzo e più recente album dei Forq è Thrēq, rilasciato alla fine del 2017. Con Henry Hey alle tastiere (ha lavorato con David Bowie nel suo ultimo disco, Black Star), completano l’organico Chris McQueen alla chitarra (altro Snarky Puppy), Kevin Scott al basso e Jason “JT” Thomas alla batteria, musicisti e improvvisatori di livello mondiale.

Manou Gallo. Foto Jurgen Rogiers

Il festival pianta le tende a Neoneli sabato 10 agosto, dove in piazza Barigadu (ore 21.30; ingresso a 10 euro più diritti di prevendita) è attesa la bassista e cantante ivoriana Manou Gallo, brillante leader e musicista dal carisma e l’energia irresistibili (suona il basso come uno strumento a percussione fondendo in maniera personalissima soul, funk e blues). Le sue composizioni alternano l’utilizzo della lingua Dida (ivoriana), del francese e dell’inglese. Nel 2017 la musicista originaria di Divo incontra il leggendario bassista Bootsy Collins, noto nell’ambiente della black music statunitense, con il quale incide l’album Abj Groove, potente e originale contenitore di ritmi e influenze africane che l’hanno consacrata come la regina dell’afro groove.

I ritmi e le suggestioni del Portogallo caratterizzano la serata di domenica 11 in piazza IV Novembre a Ula Tirso con la cantante lisbonese (di origine capoverdiana) Carmen Souza. Alle 21.30 l’artista, caratterizzata da un personalissimo stile capace di condensare le influenze della tradizione di Capo Verde con elementi tradizionali e contemporanei del jazz, presenterà il suo nuovo progetto dedicato alla musica di Horace Silver, da sempre accreditato tra gli artisti che maggiormente l’hanno ispirata nel corso della sua formazione artistica. Carmen Souza (insignita nel 2013 del premio come migliore interprete di morna e come migliore voce femminile al Cabo Verde Music Awards) sarà affiancata dai suoi Silver Messengers, ovveroBenjamin Burrell al piano, Theo Pascal al basso e al contrabbasso e Elias Kacomanolis alla batteria, con la missione di onorare il repertorio del grande pianista e compositore statunitense. Tappa in provincia di Nuoro l’indomani (lunedì 12) alle 21: a Ortueri, presso la Cantina Bingiateris, sponsor della serata, sarà di scena il duo blues capitanato dal cantante e armonicista Fabio Treves, portavoce della musica del diavolo in Italia, inventore del “blues delle masse” e padre del genere musicale in Italia. Ad affiancarlo, Alex “Kid” Gariazzo, chitarrista che da venticinque anni lo accompagna nella Treves Blues Band, con la quale conta sei dischi e centinaia di concerti in tutto lo Stivale. Il concerto ripercorrerà la storia del blues, dalle origini ai canti di lavoro, passando per il blues arcaico e quello elettronico di Chicago, fino ad arrivare a quello contemporaneo. La serata, con degustazione (compresa nel prezzo del biglietto di 30 euro) e posti limitati, dal titolo Lollore & Blues (progetto DromosWin(e) Jazz), sarà chiusa da un dj set di De Li Soul.

Da martedì 13 agosto Dromos si trasferisce, come consuetudine, a Nureci, caratteristico borgo dell’Alta Marmilla, dove fino a giovedì 15 si svolgerà la dodicesima edizione di Mamma Blues, il festival nel festival che ogni anno chiama a raccolta un sempre crescente pubblico di neofiti e appassionati del genere di matrice afroamericana. Lunedì 12, a far da preludio alla rassegna e sintonizzare le frequenze del blues per le strade del paese, saranno i neo diplomati della Music Academy di Isili, sul palco dell’Arena Mamma Blues alle 21.30 con il concerto di anteprima intitolato The Two Face of Woodstock. Il festival rimarca ancora una volta la sua grande attenzione verso la scuola isilese, che prepara gli allievi allo studio della musica moderna, seguendo standard di formazione internazionali e preparandoli nel migliore dei modi al futuro percorso accademico.

Ad aprire ufficialmente la serie di concerti all’Arena Mamma Blues (martedì 13) ci penserà alle 22 La Città di Notte, band di recente formazione, capitanata da Diego Pani, che ripercorre le strade del blues, dello swing e del cool jazz con la precisa volontà di utilizzare la lingua italiana per popolare le proprie liriche, strizzando l’occhio ai pionieri dello swing italico degli anni cinquanta.

Un’ora dopo (alle 23) la calda serata si farà rovente con la Treves Blues Band, formazione fondata dall’icona del blues italiano Fabio Treves (già protagonista il giorno precedente a Ortueri). “Il puma di Lambrate” (questo il suo soprannome) ha festeggiato nel 2014 i suoi prolifici quarant’anni di carriera (ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, importante riconoscimento conferito dal Comune di Milano per i suoi meriti artistici), percorsi con coerenza e passione sulla lunga e tortuosa strada della “musica del diavolo”: un cammino cominciato nel 1974 quando l’allora ventiquattrenne armonicista lombardo fonda la Treves Blues Band con l’intento di divulgare i valori del blues, le sue storie e i suoi impareggiabili interpreti. Unico artista italiano ad aver condiviso il palcoscenico con Frank Zappa, Fabio Treves – che vanta anche collaborazioni con pilastri del genere come Sunnyland Slim, Johnny Shines, Homesick James, Billy Branch, Dave Kelly, Paul Jones – quest’anno festeggia i suoi settant’anni e per l’occasione sarà accompagnato dai suoi storici musicisti: Alex “Kid” Gariazzo (chitarre e voce) , Gabriele “Gab D” Dellepiane (basso) e Massimo Serra (batteria, percussioni).

Mercoledì 14 agosto il Mamma Blues entrerà nel vivo con un doppio set che si preannuncia pirotecnico. Alle 22 a salire per primo sul palco sarà il bluesman sassarese Francesco Piu, per l’occasione in veste di One Man Band sulla scia della sua ultima fatica discografica, “Peace & Groove” (Appaloosa Records, 2016), un album dove blues, soul, funk e gospel si miscelano con storie che raccontano d’amore, di guerra e di speranza. La stesura dei testi è stata firmata a quattro mani dal trentottenne cantante e chitarrista sassarese con lo scrittore Salvatore Niffoi (vincitore del Premio Campiello nel 2006 con il romanzo “La vedova scalza”). Al suo attivo vanta svariati tour che l’hanno visto esibirsi negli Stati Uniti, Canada e nei migliori festival blues d’Europa, collezionando illustri collaborazioni (da Eric Bibb che ha prodotto il suo terzo disco, “Ma-Moo Tones”, a Tommy Emmanuel, Guy Davis e Roy Rogers), e dopo innumerevoli aperture di prestigio (John Mayall, Johnny Winter, Jimmie Vaughan, Robert Cray, Derek Trucks Band, Joe Bonamassa, Charlie Musselwhite, Robben Ford, Larry Carlton, Albert Lee, Fabulous Thunderbirds, Sonny Landreth).

Un’ora più tardi, alle 23, microfoni accesi per il cantante burundese J.P. Bimeni. Nel suo album di debutto, Free Me, Bimeni (discendente di una famiglia reale del Burundi) sorprende con una voce che ricorda quel soul del primo Otis Redding, in cui risuona l’anima dell’Africa. Rifugiato a Londra fin dai primi anni 2000, attraverso le sue canzoni parla di amore e perdita, di speranza e paura, con una convinzione e un’aderenza alla realtà che arrivano dalle esperienze con le quali la vita l’ha costretto a confrontarsi.

L’ultima serata di Mamma Blues, giovedì 15 agosto, si apre (sempre alle 22) con la cantante e chitarrista Irene Loche e la sua Full Band, progetto in cui sonorità folk e soul si incontrano, e in cui accordature aperte e ritmi lontani la fanno da protagonisti. L’artista sarda dal 2015 è ufficialmente entrata a far parte della scuderia Magnatone, unica italiana nel panorama mondiale.

Kokoroko. Foto Nina Manandhar

Alle 23 chiusura in bellezza con i Kokoroko, giovane band londinese di otto elementi guidati dalla trombettista Sheila Maurice-Grey. La formazione si caratterizza per le coinvolgenti composizioni in stile soul e spiritual, e si ispira a maestri come Fela Kuti, Ebo Taylor e Tony Allen e alle sonorità provenienti dall’Africa Occidentale. Lo stile che li contraddistingue prende forma dalle loro radici Nigeriane e West Africa, mescolate ai suoni urbani londinesi. Dal vivo i Kokoroko hanno costruito la loro ampia fama (registrando diversi sold out nel loro recente tour invernale) e catturando il pubblico attraverso l’abilità musicale e la spiccata presenza scenica. Il brano Abusey Junction incluso in “We Out Here”, compilation manifesto di Brownswood Records, ha raggiunto la cifra di 30 milioni di visualizzazioni su Youtube.

Spenti amplificatori e riflettori sul palco dell’arena, la musica del diavolo proseguirà ogni sera a partire dalla mezzanotte nei Giardini Sottomonte, con The Wheelers (martedì 13), Bob Forte Band (mercoledì 14) e The Vipers (giovedì 15).
I biglietti per la prima e la seconda serata del Mamma Blues costano 10 euro (più diritti di prevendita); 15 euro il prezzo per la terza, 25 euro per l’abbonamento alle 3 serate.

Giovanni Allevi. Foto Pierpaolo Ferrari

Il 31 agosto il festival vivrà una coda di fine estate a Bauladu, in occasione dell’undicesima edizione del ‘Du – Bauladu Music Festival. Alle 21.30 (ingresso a 25 euro più diritti di prevendita), a inaugurare la restaurata piazza Giovanni Maria Angioy, saranno protagonisti gli 88 tasti del pianoforte di Giovanni Allevi, in Sardegna per una tappa del suo “Piano solo tour – Summer 2019”. Dopo il grande successo della tournée invernale, dove il compositore è stato impegnato in numerosi concerti sold-out, incontri e appuntamenti istituzionali, il pianista di Ascoli Piceno proporrà una scaletta che alternerà le atmosfere seducenti delle ultime composizioni e i brani più celebri della sua ventennale carriera.

I biglietti per il festival Dromos e per Mamma Blues si possono acquistare online e nei punti vendita del circuito Box Office Sardegna; tel. 070 657428). Riduzioni del 30 per cento sono previste per gli over 65 anni e i giovani sotto i 18. I bambini sotto i 6 anni non pagano. Convenzioni Carta del Docente e 18app.
Per informazioni, la segreteria dell’associazione culturale Dromos risponde al numero di telefono 0783310490 e all’indirizzo di posta elettronica [email protected]. Altre notizie e aggiornamenti sono disponibili sul sito dromosfestival.it e alla pagina Facebook.

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Attraversa strade, volti, abiti, silenzi e preghiere.
E racconta ancora oggi un legame profondo con la città e con la sua identità. ⛪🌺🐂  🔗 Chiara Medinas ricostruisce le origini e il significato di questa devozione: l’articolo completo è su SHmag.it.  📸 ©️Chiara Medinas e ©️Depositphotos
  • 👹 Sos Colonganos, il respiro antico del Carnevale di Austis  Nel cuore della Sardegna, ad Austis, ogni anno il Carnevale si trasforma in qualcosa di ancestrale. Non ci sono coriandoli né allegria sfrenata: qui il tempo rallenta, e dalle vie del borgo emergono figure avvolte nel mistero. Sono Sos Colonganos, maschere silenziose vestite di pelli di pecora, pellami di volpe e martora, con ossa d’animale legate sulla schiena e volti coperti da maschere di sughero intrecciate a rami di corbezzolo. 🌿  ⚫ Il loro nome deriva dal greco “kolos” — colui che veste di pelli — e la loro presenza comunica penitenza, sacrificio e legame profondo con la terra. A differenza di altre maschere sarde, Sos Colonganos non portano campanacci, ma ossa: simbolo potente di morte e resurrezione che attraversa i secoli.  🐗 Il rito si arricchisce con l’apparizione di s’Urtzu, figura dal volto nero di carbone e una testa di cinghiale completa di zanne, che cerca disperatamente di sfuggire a Sos Bardianos, guardiani avvolti in cappotti neri di orbace che lo percuotono con bastoni fino a “ucciderlo”. È un dramma collettivo che racconta la ciclicità della vita, il sacrificio rituale, la rinascita comunitaria.  📜 Le radici di questa tradizione affondano almeno nel 1700, come testimonia la poesia del neonelese Bonaventura Licheri. Grazie all’Associazione culturale Sos Colonganos e a testimonianze orali preziose — come quella di Franziscangela Meloni, classe 1907 — oggi il rito continua a vivere, custodendo memorie che parlano di identità, memoria e appartenenza.  La storia completa, tra simboli antichi e voci del passato, la trovi nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔗  📸 ©Associazione Culturale Sos Colonganos
  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿  📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo.  ⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese.  🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale.  In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭  Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.  👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it  📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.  🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.  ⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.  🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.  👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
  • 👹 Maschere nere, corna di cervo, pelli di montone e campanacci: a Lula, il Carnevale rivive ogni anno nel rito arcaico di Su Battileddu, la vittima sacrificale che incarna il ciclo eterno di morte e rinascita. Una tradizione intensa, misteriosa e profondamente legata alla terra e alla comunità.  👩🏻‍🍼👶🏻 Accanto a lui, le lugubri Sos Battileddos Gattias intonano canti funebri e mettono in scena gesti rituali che mantengono viva una memoria collettiva radicata nel mito e nell’identità della Baronia.  🔗 Nell’articolo su SHmag.it, Chiara Medinas ci guida alla scoperta della storia, del simbolismo e del fascino di uno dei Carnevali più enigmatici della Sardegna.  📷 Silvia Dengo
  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.  Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.  🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia. 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨  Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.  📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.  👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.  Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.  👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it  📸 Attilio Cusani
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