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È morto Tony Dallara, da ‘Come prima’ a ‘Romantica’ cambiò la canzone italiana

di Redazione
16 Gennaio 2026
in Musica
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(Adnkronos) – Il cantante Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera, è morto oggi all’età di 89 anni. La notizia della scomparsa è stata appresa dall’Adnkronos da ambienti musicali. Il suo nome resta legato a una lunga serie di successi entrati nella storia della canzone, da “Come prima” a “Romantica”, da “Ti dirò” fino a “Bambina, bambina”, brani che dalla fine degli anni Cinquanta segnarono una svolta nello stile interpretativo e nel gusto del pubblico. Dallara, uno dei primi “urlatori”, è stato protagonista assoluto della musica leggera italiana tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, uno degli interpreti più popolari della sua generazione, capace di segnare un’epoca con uno stile vocale innovativo e una serie di successi entrati nella storia della canzone italiana: 

Nato a Campobasso il 30 giugno 1936, ultimo di cinque figli, Antonio Lardera cresce a Milano, dove la famiglia si trasferisce quando è ancora bambino. Il padre, Battista Lardera, ex corista del Teatro alla Scala, gli trasmette fin da giovanissimo l’amore per la musica. Dopo la scuola dell’obbligo inizia a lavorare come barista e poi come impiegato, ma la passione per il canto prende presto il sopravvento. Comincia così a esibirsi nei locali milanesi con alcuni gruppi vocali, tra cui i Rocky Mountains, che diventeranno in seguito I Campioni, condividendo i palchi cittadini con altri giovani destinati a segnare un’epoca. 

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In quegli anni Tony Dallara guarda con attenzione alla musica americana, in particolare a Frankie Laine e ai Platters, rimanendo colpito dallo stile del loro solista Tony Williams. È proprio ispirandosi a quel modo di cantare, potente e ritmicamente innovativo, che Dallara rielabora il repertorio melodico italiano, introducendo una vocalità nuova, più intensa e moderna rispetto alla tradizione dominante. 

La svolta arriva nel 1957, quando viene assunto come fattorino all’etichetta discografica Music. Il direttore Walter Guertler lo ascolta cantare quasi per caso, va a sentirlo esibirsi al Santa Tecla di Milano e decide di metterlo sotto contratto. È Guertler a suggerirgli il nome d’arte “Dallara”, ritenendo “Lardera” poco musicale, e a fargli incidere “Come prima”, brano già presentato senza successo alla commissione del Festival di Sanremo nel 1955. 

Pubblicata alla fine del 1957, “Come prima”” diventa in pochi mesi un fenomeno discografico senza precedenti. Il 45 giri scala rapidamente la hit-parade italiana, rimanendo per settimane al primo posto e vendendo circa 300 mila copie, un record per l’epoca. Il successo travalica i confini nazionali, raggiungendo le classifiche dei Paesi Bassi e del Belgio. Il brano diventa un evergreen internazionale e viene inciso anche dai Platters nella versione inglese. A Dallara viene cucita addosso l’etichetta di “urlatore”, simbolo di una generazione che si allontana dalla tradizione melodica di cantanti come Claudio Villa o Luciano Tajoli per guardare ai modelli statunitensi. 

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, nonostante il servizio militare, Dallara pubblica una lunga serie di successi: “Ti dirò”, “Brivido blu”, “Non partir”, “Ghiaccio bollente”, “Julia”. Parallelamente si affaccia al cinema, partecipando a film che raccontano il nascente mondo della musica giovanile, come “I ragazzi del juke-box” di Lucio Fulci, accanto a artisti quali Adriano Celentano, Fred Buscaglione e Gianni Meccia. 

Il 1960 segna il momento più alto della sua carriera. Tony Dallara vince il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel con “Romantica”, brano che trionfa anche a Canzonissima. “Romantica” diventa il suo più grande successo, viene tradotto in numerose lingue – persino in giapponese – e consacra definitivamente la sua popolarità anche all’estero. Nello stesso anno prende parte a nuovi film musicali, confermando il suo ruolo centrale nello spettacolo italiano dell’epoca. 

Nel 1961 torna a Sanremo in coppia con Gino Paoli con “Un uomo vivo” e conquista nuovamente Canzonissima con “Bambina, bambina”, che rappresenta l’ultimo grande exploit commerciale della sua carriera discografica. Sempre nello stesso periodo incide “La novia”, che resta per settimane al primo posto delle classifiche italiane e ottiene ottimi riscontri anche all’estero. 

A partire dal 1962, con il mutare dei gusti del pubblico e l’affermarsi del beat, la popolarità di Dallara inizia progressivamente a diminuire. L’artista tenta nuove strade musicali, partecipa ancora a Sanremo e ad altre manifestazioni, ma senza riuscire a ripetere i successi degli anni d’oro. La televisione e la radio, lentamente, si allontanano da lui. 

Negli anni Settanta Tony Dallara decide di ritirarsi dalla scena musicale e di dedicarsi a un’altra grande passione: la pittura. Espone le sue opere in diverse gallerie, conquistando la stima del mondo artistico e stringendo un rapporto di amicizia con Renato Guttuso. È un periodo lontano dai riflettori, ma ricco di soddisfazioni personali. Dagli inizi degli anni Ottanta, complice il revival della musica italiana, Dallara torna a esibirsi dal vivo, soprattutto nei mesi estivi, riproponendo i suoi grandi successi. Incide nuove versioni dei brani storici, partecipa a programmi televisivi e rimane una presenza riconoscibile dello spettacolo italiano. Negli anni Novanta e Duemila continua a collaborare con altri artisti, senza mai interrompere il legame con il suo pubblico. Negli ultimi anni aveva affrontato gravi problemi di salute, arrivando a trascorrere anche un lungo periodo in coma. Nonostante ciò, nel 2024 era tornato in televisione, partecipando a “Domenica In”, dove aveva emozionato il pubblico cantando dal vivo “Romantica”, “Come prima” e “Ti dirò”. (di Paolo Martini) 

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Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
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