Il mondo del calcio è nel caos a causa dell’emergenza dovuta al Covid-19. Ovviamente da tutto ciò non sono state risparmiate nemmeno le serie minori. Proprio in questi giorni è tornato sull’argomento il Presidente della LND, Cosimo Sibilia: «La Lega Nazionale Dilettanti ha avuto una posizione coerente sin dall’inizio dell’emergenza COVID19: se si potrà giocare lo diranno gli esperti. Noi dobbiamo restare uniti e presenti a tutti i tavoli per ottenere garanzie per il futuro del calcio di base».

Si profilano inoltre ingenti danni economici. A questo proposito, è spiacevole la vicenda che si sta verificando a Sassari con una delle squadre di casa, la Torres, terza in classifica nel girone G della “serie D” isolana, che è alle prese con una disputa intrapresa dai giocatori e dall’allenatore Mariotti nei confronti della società calcistica. La questione è legata alle mensilità che i giocatori e il tecnico richiedono per il periodo che va da marzo a giugno, nonostante la sospensione delle gare a causa del coronavirus.

Sconcertato, il presidente Salvatore Sechi ha affidato a una lettera il racconto del proprio stato d’animo e una delucidazione sui fatti avvenuti: “Scrivo con grande rammarico queste righe per informare tutto il mondo della Torres ed esporre una gravissima situazione che non mi sarei mai aspettato di vivere, ancora meno nel momento delicato che affrontiamo a causa dell’emergenza sanitaria”. – Afferma il presidente. – “Ho ricevuto due giorni fa dall’avvocato De Cesaro, una PEC firmata da tutti i giocatori e dall’allenatore Marco Mariotti (da tale procedura si sono dissociati il preparatore atletico Mascaro e il preparatore dei portieri e vice allenatore Tore Pinna), in cui si chiede alla Società, anzi si intima, il pagamento delle mensilità da marzo a giugno, nonostante lo stop di tutti i campionati. Nella stessa lettera, indirizzata anche alla Regione Sardegna, i giocatori e il tecnico prospettano addirittura azioni legali per avere il suddetto rimborso tramite i contributi regionali alle Società. Tutto questo, come potrete capire, mi ha lasciato avvilito e attonito”, – si sfoga Sechi. –“Ricevuta la PEC ho contattato la Lega Nazionale Dilettanti che mi ha confermato quanto già noto e cioè che la Torres non è in alcun modo tenuta al pagamento di emolumenti per prestazioni mai effettuate, così come nessuna Società di serie D.” – In un altro passo della sua lettera, Sechi precisa: “Aggiungo che, oltretutto, ben 12 dei 23 firmatari della lettera hanno potuto accedere ai contributi posti in essere dallo Stato con il decreto Cura Italia, ricevendo quindi il sussidio grazie anche alla Società che ha controfirmato la documentazione, regolarizzando la pratica”.

Il Presidente non manca nemmeno di esternare la sua grande delusione: “La presa di posizione dei giocatori e del tecnico non solo è legalmente inaccettabile ma lo è anche moralmente. Oltre alle conseguenze gravissime sull’immagine della Società, si tratta di pretese eticamente scorrette, fuori luogo e distanti anni luce dalla situazione attuale, fatta di emergenza, di lutti e di disagio sociale ed economico per tutti, a tutti i livelli; non esiste solo il calcio.” – E ancora: “Resta l’aspetto umano. Un’azione di questo tipo nei confronti della Società che rappresento la ritengo, e lo dico con grande tristezza, una forma di disprezzo verso i colori.” – Con determinazione tuttavia Sechi incalza: “Non voglio impedire, però, che tutto questo rimanga senza conseguenze. Non intendo soprassedere su queste azioni intraprese da tesserati che sembra vivano in un altro mondo, in cui è dovuto tutto, anche ciò che non lo è, e dove il rispetto è diventato aspetto secondario. Non lo è per me. Non lo sarà mai.” – Infine conclude: “Questo vi dovevo e, credetemi, ve l’avrei risparmiato volentieri, in considerazione del fatto che chi ci segue da sempre è ormai svilito ed esausto di situazioni che in passato, troppe volte, hanno macchiato il nome della Torres. È, tuttavia, una forma di trasparenza che mi sono imposto dall’inizio del mio percorso e non intendo venire meno a questo impegno.”