La Sala di rappresentanza del Palazzo del Marchese di Porto Torres ha ospitato ieri la cerimonia di consegna dell’opera “Amargura – Madri di Gaza per il mondo”, realizzata dall’artista turritana Cinzia Porcheddu. L’autrice ha scelto di donare la scultura al Comune di Porto Torres, affinché venga esposta in modo permanente al primo piano dello storico edificio di corso Vittorio Emanuele II, sede istituzionale dell’amministrazione cittadina.
Il titolo dell’opera, “Amargura”, riprende un termine sardo che significa “amarezza” ed è anche il nome dell’album e del brano pubblicato nel 2025 dalla cantante Elena Ledda. La scultura raffigura una madre immersa per metà in una pozza d’acqua, rappresentata da un frammento di specchio deformato: la figura emerge dalla superficie riflettendo la propria immagine, mentre stringe tra le braccia la sua “vita spezzata”. Un gesto che traduce in forma visiva la perdita, la sofferenza e la resistenza di chi vive la guerra da vittima.
Alla base di questo lavoro c’è la convinzione che donne e bambini siano le principali vittime dei conflitti, segnati da ferite fisiche e psicologiche spesso irreversibili. Molti non sopravvivono, e coloro che lo fanno portano con sé tracce indelebili della violenza subita. Nelle parole di Porcheddu, «la violenza di genere nei conflitti armati diventa arma sistematica. Ogni giorno assistiamo impotenti a scenari indicibili: il pensiero corre a Gaza, ma si estende a tutti i luoghi del mondo in cui la specie umana smarrisce la propria umanità».
L’artista richiama l’attenzione sulla condizione delle donne nei teatri di guerra, spesso private del diritto alla salute e costrette a partorire o a sopravvivere in condizioni estreme, tra la mancanza di farmaci, dispositivi medici e cibo. «In troppi paesi lo stupro è ancora un’arma di guerra», osserva Porcheddu, interrogandosi su quanto la società contemporanea sia ormai assuefatta alla visione della violenza, al punto da non indignarsi più.
La cerimonia di consegna si è svolta simbolicamente all’indomani dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. Una data che, al di là del significato celebrativo, richiama la necessità di riflettere sulle discriminazioni e le disuguaglianze ancora presenti e sulla strada da percorrere per garantire una reale parità di genere.






































