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Allarme calabroni in Sardegna: vespe crabro, orientalis e velutina in espansione

Tre specie di calabroni invadono la Sardegna: dalla Vespa crabro alla temuta Vespa velutina, cresce l’allerta tra api, ambiente e sicurezza dei cittadini

di Raffaella Piras
6 Settembre 2025
in Sardegna
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
61 2
Vespa velutina. ? Depositphotos

Vespa velutina. ? Depositphotos

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Un ronzio che si avverte da lontano, un’ombra che volteggia nell’aria e si avvicina: ha il corpo giallo e nero, ali trasparenti e un pungiglione pronto a colpire. C’è chi si agita, chi fugge o resta immobile, ma per tutti il sentimento comune è la paura. Questa è la reazione che suscitano gli imenotteri aculeati, meglio conosciuti come vespe, tra gli insetti più temuti nella percezione comune.

Nel mondo esistono circa 5.000 specie di vespe appartenenti alla famiglia dei vespidi. La maggior parte è sociale, cioè capace di formare colonie e di pungere facilmente se disturbata. Negli ultimi anni, in Italia si osserva un’espansione continua di questi insetti. Alcune specie sono autoctone, originarie del territorio, altre sono alloctone o invasive, arrivate da altre parti del mondo.

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Tra le regioni più colpite c’è la Sardegna. Qui destano particolare preoccupazione tre specie: il “calabrone europeo” (Vespa crabro), il “calabrone orientale” (Vespa orientalis) e il “calabrone asiatico”, meglio noto come Vespa velutina.

La Vespa crabro rappresenta il più grande vespide autoctono presente in Europa e quindi anche in Italia. Pur essendo diffuso su gran parte del territorio italiano, in Sardegna non era segnalato fino al 2010, quando fu individuato a Cannigione, nel comune di Arzachena. Oggi è ancora distribuito soprattutto nella parte settentrionale dell’Isola. Può raggiungere i 4 cm e si riconosce per il corpo bruno, l’addome e la fronte giallo chiaro e alcune bande nere.

All’ottobre 2021 risale invece il primo avvistamento della Vespa orientalis nell’Isola, a Cagliari, dove è tuttora presente. Originaria di Africa settentrionale, Europa meridionale e Asia sud-occidentale, è storicamente diffusa nel sud Italia e si sta espandendo verso il centro e il nord. Leggermente più piccola del calabrone europeo, si distingue per il colore bruno-rossiccio e una banda gialla sull’addome, oltre a una macchia gialla sul capo, tra gli occhi, che ne facilita l’identificazione.

Ma è nell’estate 2025 che si registra l’arrivo della specie di calabrone più temuta e invasiva, la Vespa velutina. La prima segnalazione è giunta da Ilbono, in Ogliastra, dove un apicoltore ha notato alcuni insetti sospetti attorno alle sue arnie. La presenza è stata poi confermata dai ricercatori del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che hanno attivato un piano di monitoraggio straordinario, utilizzando radiotrasmettitori per seguire gli insetti fino al nido, prontamente individuato e distrutto. Altre segnalazioni sono giunte da varie parti della Sardegna: nel capoluogo è stata disposta la chiusura temporanea del Parco dell’ex Vetreria di Pirri, per permettere interventi urgenti a tutela della sicurezza pubblica.

Originaria del Sud-est asiatico, la Vespa velutina è stata segnalata per la prima volta in Europa nel 2004, in Francia, e oggi è presente in diverse regioni italiane. Di dimensioni inferiori rispetto ad altri calabroni, si distingue per il corpo nerastro, le zampe gialle e una banda giallo-arancione sull’addome.

Vespa crabro. ? Depositphotos
Vespa orientalis. ? Depositphotos
Vespa velutina. ? Depositphotos

La diffusione delle vespe nei nostri territori è dovuta ai cambiamenti climatici, ai traffici commerciali internazionali che ne favoriscono l’introduzione e all’assenza di predatori naturali. La crescente aggressività di questi calabroni rende, inoltre, la loro presenza sempre più allarmante. Mentre un tempo le api riuscivano a conviverci, oggi non ne sono più in grado. Il risultato sono apiari decimati e alveari al collasso, con gravi ripercussioni sul settore dell’apicoltura e sulla produzione nazionale di miele.

Rilevanti sono anche i rischi per la salute delle persone. Pur non essendo generalmente aggressive, le vespe possono pungere, soprattutto per difendere i loro nidi.

Nel caso si venga punti, è importante mantenere la calma. In un adulto sano, la puntura provoca generalmente solo dolore, gonfiore e prurito. In questi casi è consigliabile lavare la zona con acqua fredda e applicare del ghiaccio per rallentare la diffusione del veleno. Se compaiono sintomi più gravi – dermatite estesa, nausea, vomito, vertigini, difficoltà respiratorie o confusione -, è necessario rivolgersi subito a un medico che somministrerà farmaci cortisonici o antistaminici. Solo in una minoranza di individui particolarmente sensibili la puntura può provocare una reazione violenta, come lo shock anafilattico, con esiti potenzialmente fatali. In questi casi è fondamentale l’uso dell’autoiniettore di adrenalina, il farmaco salvavita di cui i soggetti a rischio dovrebbero essere sempre muniti per prevenire reazioni gravi in attesa dei soccorsi.

Per contrastare la presenza in aumento di questi imenotteri è necessario il contributo di tutti. Fondamentale è l’intervento delle istituzioni, con piani di monitoraggio e contenimento, e degli apicoltori, che devono proteggere gli alveari con trappole mirate. Ma anche le persone comuni possono contribuire, segnalando tempestivamente la presenza di nidi senza tentare di rimuoverli autonomamente.

In uno scenario che evidenzia il delicato equilibrio tra uomo e natura, resta forte la preoccupazione su come convivere con queste tre specie di calabroni, proteggendo al tempo stesso salute pubblica, agricoltura e biodiversità. L’auspicio è di scongiurare almeno l’arrivo della Vespa mandarinia, nota come “calabrone giapponese”, il più grande vespide al mondo, originario dell’Asia orientale.

Tags: biodiversitàinsettiSardegnavespe
Raffaella Piras

Raffaella Piras

“Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce”. (Joseph Pulitzer)

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  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.  Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.  🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia. 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨  Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.  📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.  👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.  Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.  👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it  📸 Attilio Cusani
  • 🌅🎤 Dopo il successo del tour europeo e l’annuncio della quarta edizione di “Tutti Per Uno”, Il Volo svela le nuove tappe del World Tour 2026-2027, prodotto da Friends & Partners. Tra le date attese c’è anche quella del 9 agosto 2026 ad Alghero, quando il trio si esibirà all’Alguer Summer Festival.  🎫 Le prevendite per il fanclub sono già aperte, mentre da domani i biglietti saranno disponibili su Ticketone.  🌎 Il nuovo anno porterà Il Volo oltreoceano: prima in America Latina, poi negli Stati Uniti, per un calendario di live che anticiperà i concerti estivi e la nuova edizione di “Tutti Per Uno”, in programma a settembre a Mantova.  Un viaggio musicale che abbraccia continenti, pubblico e tradizione, confermando l’energia di un trio ormai simbolo della musica italiana nel mondo. 🇮🇹💫  👉 Leggi l’articolo completo su SHmag.it per scoprire tutte le date e i dettagli del tour!
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