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Si può morire per amore? Ecco cosa dicono gli esperti dopo il caso Marjane Satrapi

di Redazione
4 Giugno 2026
in Benessere & Salute
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(Adnkronos) – Si può morire per amore? La risposta degli scienziati è sorprendente: in alcuni casi il lutto e il dolore per la perdita di una persona amata possono avere effetti così profondi da compromettere seriamente la salute fisica e mentale, fino ad aumentare il rischio di morte. E c’è anche una sindrome riconosciuta dalla medicina che viene chiamata, non a caso, “sindrome del cuore spezzato”.  

Un tema tornato d’attualità dopo la scomparsa dell’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, i cui familiari hanno parlato di una morte avvenuta “di tristezza” poco più di un anno dopo quella del marito. Ma cosa succede davvero al corpo quando il dolore per una perdita diventa insopportabile? E perché, secondo gli esperti, il cuore può risentirne fino a spezzarsi? 

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Sul tema sono stati condotti diversi studi. Uno dei più recenti è pubblicato sulla rivista ‘Frontiers in Public Health’ e, dati alla mano, dimostra che dopo la perdita di una persona cara, soprattutto se il dolore è insopportabile, è effettivamente possibile morire di ‘cuore spezzato’. In particolare, spiegano gli autori, sono i cari che hanno manifestato “alti livelli” di sintomi di lutto ad avere maggiori probabilità di spegnersi nei 10 anni successivi alla perdita della persona amata, rispetto a chi ha invece manifestato “livelli più bassi”. L 

o studio è rimbalzato su diversi media internazionali. I ricercatori – Mette Kjærgaard Nielsen dell’università di Aarhus in Danimarca, e colleghi – hanno esaminato gli esiti a lungo termine sulla salute dei familiari in lutto nell’arco di 10 anni, dividendo i 1.735 partecipanti allo studio condotto in Danimarca in gruppi, in base al fatto che le persone avessero sperimentato bassi livelli o alti livelli di sintomatologia legata al lutto. Durante il periodo considerato, è deceduto il 26,5% dei familiari con livelli alti di dolore per la perdita, rispetto al 7,3% di coloro che erano stati colpiti in modo meno intenso.  

Per definire i livelli più alti, gli autori hanno valutato la presenza di più della metà di 9 sintomi del lutto identificati. Tra questi: la sensazione di intorpidimento emotivo o di mancanza di significato nella vita; la difficoltà ad accettare la perdita; e la confusione riguardo alla propria identità. È stato rilevato inoltre che i familiari con sintomi di lutto più intensi facevano anche un maggiore uso di farmaci antidepressivi, servizi di salute mentale e servizi di assistenza primaria. 

Uno degli aspetti fondamentali del lavoro, ha commentato alla ‘Cnn’ la cardiologa e professoressa emerita dell’Imperial College di Londra Sian Harding, non coinvolta nella ricerca, è la sua prospettiva longitudinale, su un arco temporale più lungo. “Sappiamo benissimo che qualsiasi tipo di lutto ha un effetto acuto sulla salute del cuore. Non mi ha sorpreso più di tanto che questa particolare forma di stress, se prolungata, abbia un effetto dannoso sul corpo. Può manifestarsi soprattutto con malattie cardiache, ma anche con altri problemi”.  

Lo studio non è entrato nel merito delle cause di morte dei familiari in lutto, ma i risultati sono in linea con quelli di ricerche più ampie che dimostrano l’effetto che una perdita traumatica può avere sulla salute fisica di una persona.  

Esiste anche una condizione nota a livello medico come sindrome di Takotsubo, o sindrome del cuore spezzato. E’ una cardiomiopatia scatenata da situazioni di intenso stress che dà sintomi simili all’infarto. Sebbene questa ‘sindrome da crepacuore’ – prevalentemente femminile – abbia un tasso di guarigione che interessa un’alta percentuale di casi, nella forma più acuta può arrivare a tassi di mortalità simili a quelli dei pazienti ricoverati in ospedale per infarto (5%), secondo uno studio del 2015 pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ (Nejm), frutto di una collaborazione internazionale che per l’Italia ha coinvolto un gruppo di ricercatori dell’università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli di Roma.  

Per chi perde un amore c’è poi il nodo della depressione, che è una condizione che in generale incide sulla qualità della vita ed espone a un rischio più elevato di mortalità. Tornando sull’impatto a lungo termine, lo stress prolungato causato dalla perdita di una persona cara può anche provocare ipertensione, aumento del cortisolo, un maggiore rischio di diabete e problemi di salute mentale, ha evidenziato Harding nel focus della Cnn, citando anche ricerche sulla sindrome del cuore spezzato secondo cui alcune persone muoiono nell’anniversario del lutto.  

Tags: adnkronoscronacamondoultimora
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