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Ue, la sfida della competitività: oggi il summit nel castello belga

di Redazione
12 Febbraio 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Il debito comune è “l’unico modo” che l’Unione europea ha per rimanere competitiva con gli Stati Uniti d’America e la Cina. Da soli, gli Stati nazionali europei sono destinati a soccombere. Il presidente francese Emmanuel Macron, da Anversa, ha ribadito la linea della Francia, alla vigilia del summit informale di oggi dedicato alla competitività dell’Ue nel castello di Alden-Biesen, nel Limburgo. Il premier belga Bart De Wever, leader dell’N-Va fiammingo, ha confermato il senso di urgenza condiviso dai capi di Stato e di governo europei, dicendo che la situazione dell’industria in Belgio, Francia e Germania è semplicemente “drammatica”. 

De Wever ha citato, in particolare, i prezzi dell’energia e la regolamentazione “eccessiva”. “Siamo sull’orlo di una crisi esistenziale”, ha avvertito il primo ministro belga. Tuttavia, ora c’è uno “slancio”, secondo De Wever, che ha fatto riferimento al vertice informale di domani. Per il premier, è necessario stabilire delle priorità: “L’Europa deve smettere di cercare di fare tutto, ovunque, sempre”, ha detto, citando un trio di priorità: “Innovazione, produttività e competitività”. Senza di esse, “la decarbonizzazione dell’Europa diventerà sinonimo della sua deindustrializzazione. E, in definitiva, della sua povertà e perdita di rilevanza. Se l’Europa vuole avere un peso nel mondo, la nostra industria deve prima di tutto avere un peso per l’Europa”.  

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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sollecitato l’Ue ad adottare misure “coraggiose” per invertire il trend di “declino” che dura da un quarto di secolo rispetto a Cina e Stati Uniti. “Solo un’Europa economicamente potente sarà un’Europa sovrana”, ha detto, chiedendo di “deregolamentare ogni settore”. Per il presidente Macron, “se vogliamo investire a sufficienza nella difesa e nella sicurezza spaziale, nelle tecnologie pulite, nell’intelligenza artificiale e nell’informatica quantistica, e trasformare la nostra produttività e competitività, l’unica soluzione è emettere debito comune”, ha dichiarato a una platea di capi d’azienda ad Anversa, in Belgio.  

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, anche lei nella città portuale fiamminga, ha ribadito l’impegno per la semplificazione, ma ha lamentato la lentezza dei due colegislatori, Consiglio e Parlamento europeo, che hanno approvato solo tre provvedimenti Omnibus sui dieci proposti dall’esecutivo. Ha anche sollecitato gli Stati nazionali ad agire per coordinare meglio le rispettive norme, visto che tuttora permangono innumerevoli disomogeneità che ostacolano il funzionamento del mercato unico. La presidente ha citato come esempio il fatto che, per la legge belga, il peso massimo di un camion a pieno carico è di 44 tonnellate: alla frontiera con la Francia, il limite scende a 40 tonnellate, con tutto quel che ne consegue.  

Se il senso di urgenza è condiviso, visto che l’Ue da anni cresce meno di Usa e Cina, tra i Paesi c’è meno condivisione su come intervenire. In un documento attribuito a Germania, Italia e Belgio, redatto in vista del summit di oggi, si chiede di istituire un “freno di emergenza, che dovrebbe permettere di impedire l’emersione di fardelli eccessivi durante il processo legislativo, per esempio intervenendo su richiesta di uno Stato membro”. Questo “dovrebbe essere accompagnato da un principio di discontinuità che assicuri che la Commissione uscente ritiri le proposte rimaste pendenti alla fine del mandato”.

In un precedente non paper si chiedeva il “sistematico monitoraggio e la sistematica valutazione degli emendamenti proposti dai colegislatori nel processo legislativo”, per soppesarne l’eventuale onerosità. Sono proposte che vanno nella direzione di un deciso rafforzamento del potere degli Stati membri a discapito delle istituzioni comunitarie, coerenti dunque con un approccio confederale, che collide con quello federalista, una divisione tradizionale nella storia delle istituzioni europee.  

I ventisette capi di Stato e di governo dell’Ue si ritroveranno dunque oggi nel castello di Alden-Biesen, nella provincia del Limburgo, già sede dell’Ordine Teutonico, su invito del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa. Lì, a un’ora e mezza di auto da Bruxelles, discuteranno ricette e idee volte a rendere un po’ più dinamica l’economia europea, base indispensabile per aspirare all’autonomia strategica, che è l’obiettivo dichiarato più volte dalla Commissione “geopolitica” di von der Leyen. 

Il divario tra Ue e Usa si è fatto negli anni molto ampio, e recuperarlo non sarà semplice. Secondo la Banca mondiale, nel 2008 l’Ue aveva un Pil pari a 16,36 bilioni (migliaia di miliardi) di dollari, superiore ai 14,77 bilioni degli Usa. Da allora, il colosso nordamericano, che è uno Stato federale e non una confederazione lasca come l’Ue, ha saputo innovare la sua economia ed è cresciuto a tassi nettamente superiori a quelli dell’Unione, anche a causa delle diverse risposte date dalle due aree alla crisi finanziaria. Risultato, oggi il Pil degli Usa è di ben 28,75 bilioni di dollari, mentre quello dell’Ue è fermo a 19,5 bilioni.  

Questo divario è noto da tempo, ma si va aggravando. Per capire come superare questo stato di cose, l’allora presidente del Consiglio Europeo Charles Michel incaricò l’ex premier italiano Enrico Letta di redigere un rapporto sulla competitività dell’Ue. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che non aveva un buon rapporto con Michel, incaricò un altro ex premier italiano, Mario Draghi, di redigere un rapporto sulla stessa materia. I due rapporti sono stati presentati da tempo: nel summit informale di domani sia Draghi che Letta saranno presenti, il primo la mattina e l’altro nel pomeriggio, non per illustrare di nuovo i loro rapporti, bensì, ha spiegato un alto funzionario Ue, per innescare la discussione tra i leader. 

Questo tipo di incontri informali, secondo la fonte, sono “molto utili” per dare “un nuovo impulso” a tematiche che, come la competitività, sono stati affrontati innumerevoli volte, almeno fin dal Consiglio Europeo di Lisbona del 2000, per arrivare alla dichiarazione di Budapest sul New Deal per la competitività del 2024. L’obiettivo dell’informale di Alden-Biesen, spiega la fonte, è quello di “raccogliere consenso” politico tra i capi di Stato e di governo per “individuare alcune misure” concrete e fattibili sulle quali l’Ue possa concentrarsi nei prossimi mesi.  

Non ci saranno “conclusioni scritte”, essendo un informale, ma le discussioni aiuteranno ad individuare misure in alcune aree, come “tagliare la burocrazia, semplificare, rimuovere le barriere transfrontaliere, cercare la dimensione europea dove è necessaria, armonizzare i mercati, rafforzare il mercato unico, rafforzare l’innovazione e la resilienza,”. Una di queste misure, che era già esplicitamente citata nelle conclusioni del Consiglio Europeo dello scorso ottobre, è quella del cosiddetto 28esimo regime per le imprese: proposto da Enrico Letta nel suo rapporto, viene citato da von der Leyen fin da settembre, ma la proposta non è ancora arrivata. Dovrebbe arrivare il mese prossimo: occorrerà però verificarne la portata.  

Un altro tema che sarà sicuramente oggetto della discussione dei leader sarà la cosiddetta “preferenza europea”, cioè favorire i prodotti realizzati in Europa, per sostenere l’apparato produttivo interno. Viene fortemente sostenuta dai francesi, ma non trova tutti completamente d’accordo. Quindi, i leader dovranno discuterne. “Non sarei sorpreso se emergessero diverse sfumature e prospettive” su questo tema, dice la fonte, spiegando che i leader dovranno dibattere su “come e dove applicare” una preferenza di questo genere. Per una fonte diplomatica, anche se la preferenza europea comporterà dei “costi” aggiuntivi, questi possono essere “assorbiti” grazie alla dimensione del mercato unico. Von der Leyen ha detto oggi che l’Industrial Accelerator Act, che verrà presentato il mese prossimo, includerà una preferenza Ue negli appalti pubblici, in alcuni settori “strategici”. 

Sul tavolo ad Alden-Biesen sarà anche la questione di dove reperire i “mezzi necessari” a realizzare gli ingenti investimenti di cui l’Ue ha bisogno, ha spiegato una fonte diplomatica europea. Per Emmanuel Macron l’Ue deve finanziarsi a debito, emettendo obbligazioni in comune. Ora che il dollaro è diventato un asset relativamente più rischioso, per via delle politiche dell’attuale amministrazione, esiste un chiaro appetito dei mercati finanziari per un safe asset europeo, testimoniato dalla domanda, elevatissima, che accompagna costantemente le rare emissioni degli eurobond di Next Generation Eu.  

Per la Germania si tratta tuttora di un tabù, anche perché AfD sta crescendo nei sondaggi e per il cancelliere Friedrich Merz sposare la causa degli eurobond non è il modo migliore per recuperare consensi. Inoltre, Berlino può finanziarsi a tassi inferiori a quelli pagati dagli eurobond. Secondo una fonte diplomatica europea, la contrarietà della Germania è però diretta principalmente alla mutualizzazione dei debiti pregressi, mentre la Francia ora propone una cosa molto diversa: debiti europei in comune, per finanziare progetti europei che servono a tutti. Per una fonte diplomatica europea, le divergenze tra Francia e Germania sul tema fanno parte del “negoziato. C’è la volontà di convergere: vedrete”. 

Del resto, il debito Ue, sia pure lentamente, si va affermando come una soluzione consolidata, conosciuta e funzionante. Il prestito all’Ucraina per il 2026-27 da 90 miliardi di euro deciso nello scorso dicembre è debito europeo. Oltretutto verrà realizzato mediante cooperazione rafforzata, non a 27 ma a 24 (restano fuori Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca), un altro sviluppo che va nella direzione di quel “federalismo pragmatico” propugnato da Mario Draghi. Cooperazione rafforzata che, secondo una fonte diplomatica, “non può essere decisa in anticipo”, ma deve diventare un “metodo”. Vale a dire che ci si porrà degli obiettivi e delle scadenze: se l’obiettivo non viene raggiunto entro il termine prefissato, allora si procede con chi ci sta, perché “non possiamo restare bloccati indefinitamente”.  

Sempre in materia di denaro, il focus del summit sarà più sulla mobilitazione degli investimenti privati che di quelli pubblici. A questo proposito, l’Unione dei risparmi e degli investimenti, rebranding dell’Unione bancaria, resta al palo, come ha reso evidente lo stop arrivato da Berlino all’ascesa di Unicredit in Commerzbank, dopo che i Liberali dell’Fdp di Christian Lindner hanno perso il Ministero delle Finanze.  

Una fonte diplomatica, però, nota che i capitali privati non bastano: anche quelli pubblici devono fare la loro “parte”. Del resto, ricorda, Elon Musk “non esisterebbe” come imprenditore, senza gli ingenti investimenti pubblici degli Usa nell’aerospaziale.  

Un altro tema sul tavolo sarà quello degli accordi commerciali, nell’ottica di diversificare i mercati di sbocco e ridurre la dipendenza da quello americano e da quello cinese. Anche la Cina sarà sul piatto: “Se non ci proteggiamo – avverte un diplomatico europeo – non avremo più industria”. Questo non vuol dire “disaccoppiare” l’economia europea da quella cinese o “fermare il commercio” con il colosso asiatico, ma semplicemente “preservare la nostra economia”. Lo si fece anche con il Giappone, un’altra economia molto competitiva ed esportatrice, negli anni Ottanta. E dunque, occorrerà trovare “un accordo” con la Cina, ad esempio sugli investimenti diretti esteri in Europa.  

Si possono porre delle condizioni per consentire alle imprese cinesi di investire in Europa, ad esempio quella di consentire “trasferimenti tecnologici”. Sarebbe una significativa inversione di quello che era il rapporto Ue-Cina non molto tempo fa, quando alle grandi aziende occidentali, in particolare nel settore automotive, veniva concesso l’accesso al mercato cinese a patto che operassero in joint venture con imprese nazionali, per farle crescere e perché assorbissero know-how. Ora, se queste intenzioni si tradurranno in realtà, saranno le imprese cinesi a trasferire know-how a quelle europee (ad esempio nelle batterie per le auto elettriche, dove i cinesi sono molto più avanti degli europei).  

Il summit di oggi dovrebbe iniziare intorno alle 10.30, con uno scambio con la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, perché l’Aula avrà comunque “un ruolo importante” nello sviluppo dell’agenda per la competitività, dato che si tratterà anche di proposte legislative, sulle quali l’Aula ha voce in capitolo. Il vertice informale verrà preceduto da un pre-vertice informale, cui sono attesi Merz, Macron e la premier Giorgia Meloni, insieme ad altri leader.  

Per una fonte diplomatica, il problema dell’opportunità di tenere un prevertice informale prima di un vertice informale “c’è”, perché chi non è stato invitato non la prende bene. Dopo Metsola, la mattinata sarà dedicata ad una discussione con Mario Draghi, seguita da un pranzo di lavoro tra i leader, senza Draghi; nel pomeriggio, ascolteranno Enrico Letta, e poi avranno una sessione di lavoro tra loro. Il tutto dovrebbe concludersi intorno alle 18.30, con una conferenza stampa. Quali saranno gli esiti dell’informale di Alden-Biesen è difficile da prevedere, perché, per un alto funzionario Ue, “a volte da questi incontri vengono fuori cose che non ti aspetti”.  

Tags: adnkronoscronacamondoultimoraUnione Europea
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