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Vigilanza Rai, Floridia: “Mi dimetto da presidente commissione”. Lasciano tutti i membri d’opposizione e di centrodestra

di Redazione
2 Luglio 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Barbara Floridia si dimette da presidente della commissione Vigilanza Rai. E lo fa in un giorno simbolico: alla vigilia dei palinsesti Rai, quando il servizio pubblico si prepara a svelare le novità della prossima stagione televisiva. “La misura è colma già da un po’, sono dispiaciuta ma non arresa”, dice all’Adnkronos. 

A spingerla verso le dimissioni, insieme a tutti i componenti delle opposizioni della Vigilanza Rai è stata “tutta una serie di atteggiamenti e di scelte – sia della Rai di per sé, compresi appunto gli ultimi palinsesti – e questa continua stasi della commissione” che “ci hanno reso impossibile continuare”. Fino alla fine “abbiamo sperato che si potesse lavorare, ma evidentemente non è così. Tra l’altro – aggiunge – a meno di un anno dalle elezioni e quindi il clima è ancora più caldo”. 

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Oltre a lei, hanno rassegnato le dimissioni tutti i componenti delle opposizioni e i componenti di centrodestra. I membri della bicamerale di M5s, Pd, Iv e Avs hanno scelto di fare un passo indietro dopo il lungo periodo di stallo in cui non si è riusciti a trovare un accordo sulla nomina del presidente Rai.  

Parlano di una Commissione di Vigilanza Rai che è stata “occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra” i componenti di centrodestra della Commissione che accusano la sinistra di aver “sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il Presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare”. “È anomalo, infatti, che il Presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica. E le opposizioni, appunto, hanno sfruttato in maniera vergognosa questa legge, impedendo così alla Rai di avere un Presidente nonostante sia stato designato già da tempo dallo stesso Cda della Rai”, attaccano gli esponenti della maggioranza, che rincarano: “Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione”.  

“Per quanto ci riguarda siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente, a dare in tempi rapidi un presidente alla Rai e riprendere il ciclo di audizioni che le dimissioni della presidente Floridia e dei componenti delle opposizioni in Vigilanza hanno interrotto. Non sarà questa messa in scena ad impedire che la Rai possa tornare finalmente ad essere libera e pluralista”, concludono. 

In un post sui social, Floridia ha scritto che “restare e denunciare non è servito”. Perché? “Abbiamo valutato tutti che adesso non è più possibile restare inerti”. Come presidente, sottolinea, “devo assolutamente rendere plastico il fatto che una Presidenza e che una Commissione effettivamente esiste nella forma, ma non nella sostanza. Non posso più prendere in giro i cittadini dicendo che c’è una Commissione parlamentare quando nei fatti non c’è” e nemmeno “garantire il funzionamento di questo organo. Non sono lì né per una poltrona né per una finzione”.  

“Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso”. E ora, dopo le dimissioni, “vedremo che cosa farà la maggioranza di questa Commissione che plasticamente è ciò che hanno voluto da anni: una Commissione che non esiste”. Floridia parla di una “Commissione a metà”: “I membri delle opposizioni si sono dimessi tutti e i gruppi parlamentari di opposizione non sostituiranno i loro nomi con altri nomi”. Una Commissione che “ha la maggioranza semplice” del resto “è quello che loro hanno scritto anche nella riforma”, ovvero che “va bene procedere anche con le maggioranze semplici per nominare il presidente Rai nella nuova riforma, per prendere delle decisioni”. Ora, si domanda Floridia, “vediamo se avranno il coraggio di far vedere ai cittadini che con la maggioranza semplice procedono, a prescindere dalle opposizioni”. Il nodo, per Floridia, è lo squilibrio tra “l’immobilisimo della Commissione” e “il Consiglio di amministrazione che ha continuato ad operare”. La Rai “opera, fa scelte, investe i soldi dei cittadini, fa nomine e delinea palinsesti”. Al contrario, osserva, “è la Commissione che non può vigilare, non può audire e non può interrogare”, quindi “c’è questa differenza abissale”, conclude. 

“Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera – scrive la senatrice del Movimento 5 Stelle – le mie dimissioni da presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai”. “È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle commissioni parlamentari. Sento vivo dentro di me l’onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente – prosegue – Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore”.  

“Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni le forze che sostengono il governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla presidenza della Rai. Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto”, scrive ancora Floridia. 

“Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone. Mentre incombe un’infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l’Italia – chiamato Media Freedom Act – che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo”, sottolinea. 

“Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l’indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n’è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l’uscita”, attacca ancora Floridia. 

“La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili – prosegue Floridia -. Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d’oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo”. “Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai”. 

“Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia. Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare”, conclude l’ormai ex presidente della commissione di Vigilanza Rai. 

I componenti delle opposizioni della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Stefano Graziano (del Pd), Dario Carotenuto (del M5s), Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro (di Avs), Maria Elena Boschi (di Iv), assieme a Ouidad Bakkali, Antonio Nicita, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo, Francesco Verducci (del Partito democratico), Gaetano Amato, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico (del Movimento 5 stelle), e Anna Maria Furlan e Dafne Musolino (di Italia viva), nella lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui rassegnano le dimissione dalla commissione spiegano che “la decisione, molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare”. 

“La perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni tutte interne alle forze politico parlamentari della maggioranza – aggiungono – ha di fatto svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo all’azienda Rai. Paralisi dovuta a un atto di arroganza della stessa maggioranza con l’indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso. Una forzatura che ha innescato il ‘sequestro politico’ della commissione impendendone il normale funzionamento”. 

“Le motivazioni che ci hanno spinto a questo atto di rottura sono gravi e strutturali. Registriamo da anni un costante calo degli ascolti e una oggettiva perdita di credibilità della Rai. In quattro anni l’azienda ha smarrito la sua centralità culturale e informativa nel paese, il pubblico si è allontanato da un’offerta appiattita e autoreferenziale, come appunto testimoniato dagli ascolti delle reti ammiraglie, a partire dai Tg. È questo il dato più evidente del fallimento di un progetto editoriale mai decollato – spiegano ancora gli ormai ex componenti della commissione -. Abbiamo assistito alla mortificazione del personale e del merito. Si è imposto un sistema fondato sulla fedeltà e sulla appartenenza ideologica, ostentata come motivo di orgoglio trasformandola in “metodo” di governance aziendale. Le scelte professionali, editoriali e di palinsesto sono state compiute a discapito del merito, delle competenze e della storia professionale di uomini e donne della Rai. Si sono cancellati programmi di richiamo per il pubblico senza addurre spiegazioni e si è presa di mira una rete Rai esclusivamente per ragioni ideologiche”. 

“La Rai ha, purtroppo, progressivamente rinunciato al suo compito istituzionale di far crescere culturalmente il Paese, il giornalismo di inchiesta è stato marginalizzato, i programmi di approfondimento svuotati, gli spazi di confronto plurale ridotti”, denunciano ancora i componenti dell’opposizione della commissione di Vigilanza Rai. 

“Dal punto di vista normativo il quadro si è ulteriormente aggravato con la precisa volontà del governo e delle forze di maggioranza di non adottare il Media Freedom Act a tutela dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Un vuoto normativo che ha consentito l’occupazione dell’azienda con una gestione politica e ‘proprietaria’. Uno smantellamento sistematico della funzione pubblica della Rai accompagnata dalla volontà di cancellarne, anche simbolicamente, la storia come nella vicenda della vendita degli immobili. Tutti questi elementi sono tasselli di un unico, pericoloso puzzle. Hanno un solo filo conduttore: l’idea di una Rai ‘pertinenza’ di una maggioranza, e non come bene comune dei cittadini”, attaccano. 

“In queste condizioni riteniamo non più possibile restare in Commissione in quanto è venuta meno proprio la parola ‘vigilanza’. Un organismo svuotato, incapace di esercitare il proprio ruolo di garanzia, è di fatto diventato complice del declino della più grande azienda culturale del Paese. Per questo ci dimettiamo. Lo facciamo affinché possano emergere con forza le cause della crisi Rai e per far sì che questa azienda possa tornare al centro del dibattito pubblico per il suo valore e la sua funzione. Non c’è più spazio per una vigilanza che non è più messa nelle condizioni di poter vigilare a discapito dell’ordinario funzionamento di un organo parlamentare e della stessa qualità della democrazia”, concludono dalle opposizioni. 

“Se me l’aspettavo? No, l’ho appreso dai giornali, ma io oggi ho cominciato la giornata con l’ambasciatore dell’Ucraina che ci ha parlato dei bombardamenti di questa notte. Capisce bene che, nella classifica delle notizie della giornata, questa la metterei a fondo classifica”. Risponde così all’Adnkronos il senatore FI e componente della vigilanza Rai Maurizio Gasparri commentando la notizia delle dimissioni in blocco dei componenti di minoranza. 

“Adesso i presidenti di Camera e Senato decideranno che cosa fare, si è dimessa la minoranza, non so cosa farà la maggioranza. Io mi uniformerò alle decisioni che saranno prese”, precisa Gasparri. Che scandisce: “C’è una prassi che la presidente debba essere di minoranza, ma è solo una prassi, a differenza del Copasir dove invece è obbligatorio. Non credo comunque che la maggioranza eleggerà un presidente di maggioranza, anche perché sarebbe una cosa poco utile. Lo escludo assolutamente”. 

Che accadrà ora? “I presidenti La Russa e Fontana faranno delle valutazioni -dice il senatore FI- Del resto, la paralisi è colpa della sinistra e della sua pregiudizievole opposizione alla designazione della Agnes, persona indipendente dai partiti, mentre la minoranza di centrodestra anni fa accettò Petruccioli, e fu un’ottimo presidente della Rai”. Nel mondo “c’è una classifica di importanza di ciò che succede -chiosa poi Gasparri- Sono sempre i palinsesti che dettano la vita delle persone. Domani la Rai presenta i suoi palinsesti: ecco, loro hanno voluto far parte dei palinsesti”. 

Tags: adnkronoscronacaItaliaRaiultimora
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