Se cerchiamo un luogo dalle testimonianze archeologiche uniche e suggestive non è necessario recarsi in terra d’Egitto o magari dall’altra parte del mondo, per esempio in Sud America. Possiamo sempre andare al sud, questo è vero, ma anche rimanendo ben saldi sulla nostra terra. È il caso della necropoli punica di Tuvixeddu, la più grande esistente nel Mediterraneo e collocata proprio in Sardegna, nel comune di Cagliari.

Anzitutto, una doverosa precisazione: il colle e l’intero complesso prendono il loro nome da “tuvu”, termine locale traducibile come “buco”, “cavità”. In effetti, soprattutto con una panoramica aerea del sito, si capisce bene il perché di questo appellativo: il colle Tuvixeddu, sul quale si trova la necropoli, appare scavato a mo’ di formicaio da tante piccole fessure strette e rettangolari all’interno delle quali venivano effettuate le sepolture.

L’intera area è stata oggetto di insediamenti fin dalla preistoria. La Cultura di Ozieri, in Sardegna tra le più diffuse, ha lasciato in zona importanti tracce del proprio passaggio, come il vasellame e l’oggettistica varia emersa dagli scavi scientifici. I cartaginesi furono però il popolo che, forse per primo, scelse il colle di Tuvixeddu per realizzare quella che sarebbe diventata la propria necropoli, oggi fra le meglio conservate in tutto il Mediterraneo. Tra le cavità lavorate nella roccia calcarea si possono trovare pitture rupestri di matrice nord africana, per esempio all’interno della cosiddetta Tomba dell’Ureo, l’antico serpente sacro del popolo egizio raffigurato sulle pareti in pietra con le fattezze di un cobra. Ma si possono ammirare anche figure geometriche, fiori, simboli che richiamano divinità già adorate in altri luoghi di culto della Sardegna.

Tuvixeddu è una località che più volte, nei secoli, è stata vissuta e modellata dalle culture lì insediatesi. In età romana, per esempio, non è mancato chi ha scelto di ricavare nuove tombe accanto alle precedenti anche per figure illustri dell’epoca. Nel Medioevo, invece, a seguito delle invasioni pisane nella zona, furono in molti a riciclare le tombe come abitazioni. Questo ha contribuito a rendere Tuvixeddu una necropoli dai tanti volti che, in anni più recenti, non sempre è stata tutelata e valorizzata nei modi migliori. Nel corso dell’ultimo secolo infatti, l’area alla base del colle – che forse per la posizione ricorda la Roma del Colosseo e dei Fori Imperiali, a pochi passi dal centro abitato – è stata location preferita per la costruzione di edifici residenziali tra i quali spiccano i resti delle Ville Laura e Mulas-Mameli. La prima, in particolare, un edificio storico sviluppato su quattro piani e dal ricco giardino che si affaccia quasi sulla necropoli, è stata acquistata dalla Regione con l’intento di essere aperta al pubblico come ingresso al parco archeologico di Tuvixeddu.

 

Corredo funebre. Necropoli di Tuvixeddu

Corredo funebre. Necropoli di Tuvixeddu

 

L’utilizzo industriale ed estrattivo portato avanti nell’area negli scorsi decenni ha suscitato forte indignazione tra coloro che considerano la necropoli di Tuvixeddu come un bene comune da salvaguardare. A questo proposito è recentissima (dell’estate di quest’anno) la notizia riguardante la proposta di inserire il colle e tutto il sistema parco archeologico all’interno dei monumenti riconosciuti e tutelati dall’Unesco. Un gesto simbolo di un interesse effettivo, considerando che arriva di comune accordo da due schieramenti politici opposti. In effetti, le potenzialità di Tuvixeddu sono enormi se si sommano l’importanza storica e paesaggistica unitamente con il conseguente richiamo turistico. In questo senso sono già stati annunciati imminenti lavori di ampliamento dell’area visitabile, insieme con la messa in sicurezza di parti del complesso oggi a rischio cedimenti e l’apertura di nuovi sentieri, arricchiti con segnaletica interattiva che permetterà al visitatore di accedere a informazioni storiche anche dal proprio telefono o dispositivo elettronico. Il tutto, naturalmente, dovrà essere messo in atto tenendo conto di problematiche talvolta particolari: all’interno delle strutture ipogeiche ci si può imbattere in persone che, abusivamente seppure per necessità, hanno deciso di stabilirsi lì e rimanerci a vivere. Un piano etico di restyling del sito non può prescindere da una sistemazione preventiva per chi altrimenti non saprebbe come sopravvivere.