Al Museo di arte ambientale Organica di Tempio Pausania prende forma la settima stagione di attività con un programma che si estenderà fino a dicembre 2026. Mostre, laboratori, performance, concerti e appuntamenti di trekking culturale costruiscono un calendario articolato che intreccia esperienze artistiche e scoperta del territorio, mantenendo al centro il rapporto tra uomo e natura e una riflessione costante sulla sostenibilità ambientale.
Ad aprire la programmazione sono due mostre visitabili fino al 5 agosto, che introducono prospettive differenti ma complementari. Da un lato, la retrospettiva “Prima dell’oro – carte, colori, segni”, dedicata ad Aldo Contini e curata da Giannella Demuro, ricostruisce il percorso di uno degli artisti più rilevanti del secondo Novecento in Sardegna. Dall’altro, “I Costumi del Macbeth”, parte del progetto “Teatro dentro”, presenta un lavoro collettivo nato all’interno della Casa di Reclusione “Paolo Pittalis” di Nuchis, mettendo in dialogo teatro, formazione e pratiche sostenibili.
La mostra su Contini nasce da un accesso recente e significativo al suo studio, rimasto intatto dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2009. Questo spazio si è rivelato un archivio vivo, capace di restituire non solo opere compiute ma anche appunti, schizzi e materiali preparatori, offrendo una lettura ampia della sua ricerca. Il percorso espositivo mette in luce una produzione non lineare, fatta di episodi autonomi ma legati da una coerenza interna, in cui la pittura resta un riferimento costante anche quando l’artista ne oltrepassa i confini.
Nato a Sassari nel 1924, Contini ha attraversato diverse stagioni artistiche, dalla collaborazione con Eugenio Tavolara all’interno dell’I.S.O.L.A., fino alla fondazione del “Gruppo della Rosa” nel 1976. La sua attività si è sviluppata tra sperimentazione tecnica e riflessione concettuale, con lavori che negli anni Settanta e Ottanta trasformano la pittura in uno spazio aperto ed emotivo, mentre nei decenni successivi si confrontano con la tradizione iconografica europea. Le opere più tarde uniscono memoria storica, dimensione spirituale e ricerca contemporanea, mantenendo una tensione costante verso nuove possibilità espressive.
Accanto a questo percorso, “I Costumi del Macbeth” propone un’esperienza che nasce in ambito laboratoriale e approda a una esposizione pubblica. Protagonisti della mostra sono i costumi realizzati durante il laboratorio condotto dal costumista e scenografo Fabio Loi per un progetto scenico ispirato al Macbeth di Shakespeare, con la regia di Chiara Murru. L’iniziativa rientra in “Teatro Dentro”, giunto alla seconda edizione e finanziato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che coinvolge i detenuti della Casa di Reclusione “Paolo Pittalis” di Nuchis in un percorso creativo e formativo. I costumi esposti, insieme ai bozzetti preparatori, restituiscono un lavoro che intreccia immaginario teatrale e vissuti personali, attraverso figure ibride, contrasti visivi e richiami simbolici.
Elemento centrale del progetto è l’uso di materiali di recupero, che trasforma il riuso in pratica artistica e culturale. Tessuti rigenerati e componenti riutilizzati diventano parte di un linguaggio scenico che dialoga con i temi del Macbeth e con le esperienze dei partecipanti. L’esposizione porta fuori dal contesto carcerario un processo creativo condiviso, rendendo visibile un percorso in cui manualità, formazione e ricerca artistica si incontrano in uno spazio museale.
La mostra rappresenta inoltre la prima tappa di “RI-VESTI IL FUTURO – moda sostenibile tra creatività, consapevolezza e innovazione territoriale”, un progetto promosso dal CEAS Tempio in collaborazione con il Museo Organica. L’iniziativa si svilupperà lungo tutto il 2026 coinvolgendo comunità e giovani sui temi dell’impatto ambientale del fast fashion, proponendo modelli alternativi basati su riuso, upcycling e valorizzazione delle risorse locali.


































