Una moderna epopea con “Il Vecchio e il Marlin”, uno spettacolo di Roberto Abbiati, Claudio Morganti e Johannes Schlosser, liberamente tratto dal celebre romanzo breve di Ernest Hemingway (Premio Pulitzer 1953), con traduzione e drammaturgia di Roberto Abbiati, anche protagonista sulla scena accanto al musicista Johannes Schlosser, per la regia di Claudio Morganti – produzione Gli Incamminati / Centro di Produzione Teatrale e BAM Teatro, in tournée nell’Isola sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC Sardegna.
Focus su una strenua battaglia, in cui un vecchio pescatore e un enorme pesce pelasgico sono come due nemici in un duello, impegnati nella dura lotta per la vita e per morte, con la pièce in cartellone lunedì 9 marzo alle 20:30 al Teatro Massimo di Cagliari dove apre la rassegna Questioni di Stile, poi giovedì 12 marzo alle 20:30 al Teatro “San Giuseppe” / Bocheteatro di Nuoro, sabato 14 marzo alle 21 al Teatro “Tonio Dei” di Lanusei e infine domenica 15 marzo alle 20:30 al Teatro Centrale di Carbonia.
Sulla falsariga de “Il vecchio e il mare”, che racconta la storia di un anziano pescatore, Santiago, a lungo perseguitato dalla sfortuna – tanto che pure Manolin, il ragazzo che lo aiutava nel suo lavoro, deve abbandonarlo su insistenza dei genitori – finché non si imbatte in un gigantesco marlin e riesce a catturarlo, e a ucciderlo (dopo che la creatura marina, indomita ha trascinato la sua barca per tre giorni e tre notti sull’oceano) ma quando finalmente rientra in porto della preziosa preda, divorata dai pescecani, non resta che lo scheletro, muto testimone della sua solitaria impresa, prende forma uno spettacolo immaginifico e emozionante, in un sapiente intreccio di parole, suoni e visioni, incentrato sul complesso e ambivalente rapporto tra uomo e natura.
“Il Vecchio e il Marlin” rievoca sulla scena lo spirito di un’avventura marinaresca: «un vecchio marlin e un vecchio pescatore s’incontrano al largo dell’oceano: non si conoscevano, non si erano mai incontrati prima», e così si studiano a vicenda, il pesce si chiede come ragioni il pescatore, l’uomo come pensi il marlin, e «già questo fa sorridere, un pesce che cerca di capire cosa sta pensando il pescatore».
Una trama già nota, reinterpretata in chiave onirica e poetica, dove preda e predatore, per natura avversari, fanno entrambi parte del grande gioco della vita e rappresentano quindi l’uno l’immagine speculare dell’altro, in un contesto in cui si impara e rispettare il proprio nemico, almeno nell’età della saggezza.
“Il Vecchio e il Marlin” è una pièce avvincente, dove l’uomo e il pesce «come in un romanzo d’avventura decidono d’esser epici, e si danno battaglia con un gran sciabordio d’acqua e sussulti d’onda, ma lo fanno mettendosi d’accordo, per far bella figura tutt’e due. Così saranno per sempre un grande marlin e un nobile pescatore».
La regia de “Il Vecchio e il Marlin” porta la firma di Claudio Morganti, uno dei maestri della scena italiana contemporanea (Premio Ubu 2012 alla carriera «per la coerenza e l’ostinazione di un percorso artistico, laboratoriale e intellettuale che attraverso la fondamentale distinzione tra teatro e spettacolo, elaborata anche nel Serissimo metodo Morg’hantieff, riafferma l’autonomia poetica della scena»), allievo di Carlo Cecchi e cofondatore con Alfonso Santagata della compagnia Katzenmacher, prima di intraprendere un personale viaggio nell’universo shakespeariano, confrontandosi inoltre con le opere di Harold Pinter e Samuel Beckett e con l’enigmatico e perturbante “Woyzeck” di Georg Büchner, con una cifra particolare, in cui si fondono ironia graffiante e struggente poesia, in un’indagine sulle umane passioni e contraddizioni che fa affiorare le tensioni e i conflitti sommersi e mette l’accento sul lato oscuro come sulla fragilità dei personaggi e le loro segrete inquietudini.
Nella trasposizione teatrale de “Il vecchio e il mare”, Claudio Morganti reinventa «la storia di un piccolo uomo che mette in gioco la sua vita nel tentativo di catturare un grande pesce. Ma quell’uomo è anche un clown» – afferma il regista – «ed è quel clown pieno di dignità e di grazia, che gli uomini giusti vedono quando si guardano allo specchio. È un vecchio, piccolo clown pescatore, fratello di un grande e nobile pesce. Il pesce, a tratti, fa sentire la sua voce. È la voce del mondo che rimbomba nelle nostre teste, quella che preferiamo non ascoltare». E conclude: «Nello spettacolo invece, la voce del marlin, semplicemente aiuta a contestualizzare tutto ciò che accade in un piccolo “circo H” (dove H naturalmente sta per Hemingway)».
Nel ruolo del pescatore, un funambolico Roberto Abbiati, che trasforma l’anziano uno di mare in un poetico clown sognatore: artista poliedrico, attore e performer, illustratore e musicista, fondatore con Bano Ferrari e Carlo Pastori del Teatro d’Artifici, ha lavorato con Peter Ustinov in “The Flood” al Teatro alla Scala e ne “La vera storia di Biancaneve” e “I love Canberra” con la regia di Bolek Polivka; al cinema è stato diretto da Carlo Mazzacurati ne “La giusta distanza” e “La Passione”; tra i suoi spettacoli “Riccardo l’Infermo” (da Shakespeare) e “Una tazza di mare in tempesta”, originale e “immersiva” versione del “Moby Dick” di Herman Melville.
“Il Vecchio e il Marlin” narra una vicenda fantastica e onirica, ma anche crudele e realistica, trasportando gli spettatori nell’universo letterario di Ernest Hemingway (Premio Nobel 1954), per far rivivere insieme a loro una storia emblematica, che riflette tutta la drammaticità della condizione umana, ma con leggerezza, attraverso la sorridente grazia e la tempra indistruttibile di un moderno clown.






































