A un anno dall’ingresso nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, il sito seriale “La tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna – Le Domus de Janas” torna al centro dell’attenzione con un programma di iniziative che intreccia ricerca, divulgazione e produzione artistica. La ricorrenza segna non solo un passaggio simbolico, ma l’avvio di una fase operativa legata all’attuazione del Piano di Gestione, con l’obiettivo di rafforzare tutela, valorizzazione e cooperazione internazionale.
Le celebrazioni prenderanno il via il 14 luglio a Sassari, negli spazi dell’Ex Mater dell’Accademia Sironi, con una conferenza coordinata dal CeSIM, responsabile tecnico-scientifico del sito. Il centro è impegnato nel coordinamento delle attività necessarie a dare attuazione agli impegni assunti con il riconoscimento UNESCO. Durante i lavori, studiosi ed esperti affronteranno i temi della gestione dei siti riconosciuti, con interventi dedicati alla tutela e alle prospettive di sviluppo, in un dialogo tra ricerca e territorio.
Nel corso della giornata, la dimensione scientifica si affiancherà a quella artistica. Gli spazi dell’ExMa’ ospiteranno il concerto “Domus” di Gavino Murgia con i Tenore Gòine, una performance che mette in relazione tradizione musicale sarda e linguaggi contemporanei, traducendo in suono i temi della memoria e della spiritualità legati alle Domus de Janas. La presenza del canto a tenore rafforza il legame tra patrimonio materiale e immateriale, evidenziando continuità culturali ancora vive. Alle 19:30 sarà inaugurata la mostra “Janas. Vivere, credere, morire nella Sardegna preistorica”, curata dall’archeologo Luca Doro.
La programmazione proseguirà alle 20:30 in Piazza Monica Moretti con il concerto de Le Pitxorines, ensemble proveniente da Maiorca che propone una rilettura del repertorio tradizionale delle Baleari, aprendo un confronto tra identità insulari del Mediterraneo. Alle 21:30, la serata continuerà con il progetto “Boghes de anima”, dedicato alla lingua e alla tradizione musicale sarda, e si chiuderà alle 22:00 con “S’atobiu e sos mannos”, incontro tra i Tenores di Bitti “Mialinu Pira” e Piero Marras, figure centrali nella diffusione della cultura musicale dell’isola.
Il 15 luglio ad Alghero, negli spazi di Lo Quarter, il programma si concentrerà sul dialogo internazionale con la tavola rotonda “I siti seriali UNESCO nel Mediterraneo. Esperienze a confronto”. L’iniziativa riunirà rappresentanti di importanti siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale, tra cui Menorca Talayótica, l’arte rupestre della Valcamonica, l’Ipogeo di Ħal Saflieni (Malta), Su Nuraxi di Barumini, “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere” e la “Via Appia. Regina Viarum”. Si tratta del primo confronto internazionale promosso dal sito dopo l’iscrizione, dedicato ai modelli di governance e alla costruzione di reti di collaborazione tra territori accomunati dal riconoscimento UNESCO.
La giornata si concluderà con il concerto “Lirica per l’Unesco”, che vede protagonisti Paoletta Marrocu, già Artist for Peace UNESCO, insieme ad altri interpreti accompagnati da immagini dedicate alle Domus de Janas e dal racconto del percorso che ha portato all’iscrizione. Parallelamente, dal 14 al 20 luglio, il centro storico di Alghero ospiterà una mostra diffusa con pannelli fotografici dedicati ai 18 monumenti del sito seriale, coinvolgendo direttamente il tessuto urbano e commerciale.
Con oltre 3.500 sepolture ipogeiche distribuite in tutta la Sardegna, le Domus de Janas rappresentano uno dei più estesi complessi funerari del Mediterraneo preistorico. Scavate nella roccia, riproducono gli spazi della vita quotidiana e riflettono una concezione della morte come continuità dell’esistenza. Circa trecento strutture conservano decorazioni incise, scolpite o dipinte che costituiscono parte integrante dell’architettura funeraria. Gli studi di Giuseppa Tanda, presidente del CeSIM e figura di riferimento nella ricerca sulle Domus de Janas, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di questo patrimonio e al percorso che ne ha portato al riconoscimento UNESCO, oggi al centro di una nuova fase di valorizzazione condivisa tra istituzioni, comunità e mondo della ricerca.


































