Esce sempre con una vecchia compatta in tasca perché “Non si sa mai che entri Belén Rodriguez dalla porta di questo locale” e descrive i suoi scatti fotografici come veri, anticonformisti e crudi.

A raccontarsi è Ernesto Melis, fotografo cagliaritano che si caratterizza per gli scatti di nudo femminile fuori dalle regole, sfacciati, erotici; uno stile personale che rappresenta una donna sicura e indipendente, uno stile che divide, che si rivolge a un pubblico di nicchia e tale vuole rimanere.

Quasi 36 anni, dei quali dodici vissuti con la macchina fotografica tra le mani. E pensare che tutto scaturì da una delusione amorosa, nel 2007: “Dovevo colmare il vuoto con dello shopping terapeutico”. Quindi, racconta, acquistò una compatta che sembrava una reflex, una Fujifilm che impostò in automatico e della quale conserva ancora oggi il primo scatto, una foto fatta a casaccio in una zona di mare durante un temporale e che ritrae l’acqua che scende da una tettoia.

Quella foto gli piacque talmente tanto da essere in grado di dissipare ogni dubbio circa la strada da intraprendere sul piano lavorativo.

Diplomato al Nautico e appassionato di lettere, nel 2008, dopo un anno di fotografie carenti dal punto di vista tecnico, si iscrisse al corso di fotografia professionale di Michelangelo Sardo.

Un corso della durata di un anno che gli diede un’infarinatura di base su ogni genere fotografico, nudo compreso.

L’incontro con il nudo fu sorprendente e lo fece sentire nella giusta dimensione: “Il nudo coincideva con i film che guardavo, i libri che leggevo, i quadri che mi piacevano, i fumetti, la musica… tutto; era quello l’abbinamento giusto”.

E così come un amore finito fu l’input di questa carriera, un nuovo amore fu il proseguo ideale. Infatti, Ernesto iniziò una relazione con la modella di nudo del corso e lei fu la sua prima musa, nonché modella perfetta per la sua visione del genere, sicuramente lontana dal nudo artistico conosciuto alla massa e più vicino, invece, a un nudo vissuto e tangibile, quello che puoi trovare all’interno di un bagno in Autogrill o sul divano di casa, come racconta.

La gavetta la fece con lei: “Avevamo gli stessi gusti, funzionava tutto. Il passatempo spesso, piuttosto che uscire, consisteva nel rimanere a casa a fare foto”.

Da allora Ernesto non si è più fermato e attualmente conta circa 180 modelle con le quali ha scattato le foto che lo hanno reso, negli anni, una delle figure di spicco nel suo genere a Cagliari.

La fotografia però non è il suo lavoro principale, in quanto – spiega – è molto difficile vivere di questo rimanendo fedele ai suoi gusti, e lui non è disposto a scendere a compromessi.

Attualmente Ernesto è shop manager di uno studio di tatuatori e continua a scattare solo quando le condizioni per lavorare sono ottimali: una modella che sia funzionale alla sua idea e che lo scelga consapevole dello stile che andrà a rappresentare; una sfida affatto facile e che potrebbe esserlo ancora meno se lui assecondasse a pieno le immagini della sua mente: “Sono accusato di essere volgare, ma io sono un decimo del volgare che mi piacerebbe essere in realtà”.

C’è del giudizio nei confronti di questo genere di foto?                 
Sì, da parte di chiunque. I maschietti mi danno del beato, ovviamente.           
Ci sono donne che mi odiano e nel 90% dei casi non mi conoscono.                
Nell’ambito fotografico e delle modelle, sono tutti abbastanza positivi, ma tra chi è al di fuori o non mi conosce è più tosta tra invidia, gelosia e un po’ di perbenismo. Il pensiero bigotto c’è ancora, però nella maggior parte dei casi si tratta di invidia da parte di altri fotografi.

Che tipo di rapporto si instaura tra te e la modella?    
Sette ore di chiacchiere e un quarto d’ora di fotografie, solitamente. Vengono a casa, lanciano le scarpe, si mettono sul divano, mangiano la pizza…
Succede, anche con nuove modelle, che stiano nude sul divano per guardare le foto durante lo shooting, mentre gli fai il caffè, quindi diventa tutto abbastanza naturale.

Cosa vuoi catturare e cosa vuoi trasmettere, estetica a parte, con i tuoi scatti?             
L’estetica è un obbligo ma su questo mi fraintendono: non vuol dire che devono essere per forza belle, ma devono essere fighe. Non ho problemi con un naso storto, un apparecchio ai denti, i lividi, i graffi; devono essere donne anche se hanno 18 anni, devono avere attitudine, non devono essere dei pupazzetti che sanno fare la posa. Devono essere intelligenti, perché si vede in foto se una ha le palle o no.
Non cerco di trasmettere qualcosa, nel senso che io scatto per il mio più puro godimento, per il mio piacere personale.

Ernesto è colui che ha Photoshop da solo un anno e che copre il marchio della reflex perché non sono marca e modello della macchina a fare un buon fotografo. Si descrive come uno incapace di vendersi e nonostante alla domanda “Sei ambizioso?”, risponda con un no, a quella successiva “Ti reputi bravo?”, risponde con un deciso “Mi piaccio”.

Cultore delle foto stampate, tra i suoi progetti c’è una fanzine autoprodotta che raccolga i suoi scatti, senza censura alcuna.