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Occhiali smart Meta nel mirino della Privacy, il Garante: “Seguiamo con attenzione”

di Redazione
10 Settembre 2026
in Gadget
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(Adnkronos) – A Oslo sono stati vietati nelle scuole. Negli Stati Uniti sono finiti nel mirino di una circolare dell’Unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York come nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”. A Londra hanno scatenato proteste soprattutto per il rischio di essere filmati a propria insaputa a bordo dei mezzi di trasporto. Gli smart glasses stanno sollevando polemiche, in diversi posti del globo, e interrogativi sui pericoli per la privacy e non solo. Anche in Italia i riflettori sono puntati sugli occhiali Meta che, facilmente scambiati per comunissimi occhiali, permettono di registrare quanti, inconsapevoli, non si accorgono della piccola luce lampeggiante all’angolo della montatura ad indicare la fotocamera attiva. “Il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione tecnologica degli smart glasses, dispositivi che pongono questioni rilevanti in materia di protezione dei dati personali, in particolare rispetto alla raccolta non sempre percepibile di immagini e voci di terzi”, afferma all’Adnkronos il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione. 

“Il trattamento di dati effettuato tramite questi dispositivi rientra pienamente nell’ambito di applicazione della disciplina europea”, precisa. “L’Autorità è in contatto con le altre autorità di protezione dati europee, anche nell’ambito del Comitato europeo per la protezione dei dati di cui l’Autorità italiana Garante è parte – conclude Stanzione – per condividere valutazioni su un fenomeno che ha una dimensione intrinsecamente transnazionale”. 

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“È inaccettabile che la sicurezza e il benessere di donne e ragazze vengano trattati come un aspetto secondario, mettendo al primo posto la necessità di commercializzare una tecnologia prima di averne studiato approfonditamente tutti gli effetti. Il piano di diffusione su larga scala degli smart glasses rappresenta un rischio enorme per la privacy e l’incolumità delle persone che non possiamo permetterci”, dice all’Adnkronos, Emma Pickering di Refuge, responsabile del team per la prevenzione degli abusi perpetrati tramite sistemi tecnologici, lanciando un duro monito su una minaccia che sta silenziosamente invadendo gli spazi pubblici, come riportato anche da molti media britannici i quali hanno raccolto l’appello lanciato da varie associazioni sul rischio di minaccia verso donne e ragazze rappresentato dagli smart glasses con AI messi in commercio da Meta. 

Proprio Refuge, la più grande organizzazione benefica del Regno Unito specializzata nel sostegno e nella protezione di donne e bambini vittime di violenze di vario genere e invasione della privacy anche con abuso di tecnologie, ha condotto una ricerca dalla quale è emerso un allarmante aumento del 62% delle segnalazioni legate all’abuso facilitato dalla tecnologia. Soltanto nel corso del 2025 sono stati registrati 829 casi, un dato preoccupante che sembra confermare una tendenza al rialzo, considerando che il 2026 è un anno ancora sotto stretto monitoraggio, durante il quale sistemi come telecamere con riconoscimento facciale e smart glasses hanno effettivamente preso il sopravvento all’interno della vita pubblica quotidiana. Particolarmente critico è l’impatto sulle generazioni più giovani, ambito in cui si è evidenziato un incremento del 24% degli abusi tra le donne under 30.  

Refuge raccoglie quotidianamente le testimonianze di innumerevoli vittime: “Constatiamo ripetutamente cosa accade quando i dispositivi vengono immessi sul mercato senza un’adeguata valutazione su come potrebbero essere usati per danneggiare donne e ragazze – aggiunge Pickering – È diventato fin troppo facile per i malintenzionati accedere a questi accessori smart e usarli come vere e proprie armi anche solo per sconfinare nella privacy, all’insaputa dei diretti interessati”.  

Il problema ha trovato una cassa di risonanza particolarmente forte a Londra, dove l’uso di questa tecnologia sui mezzi di trasporto pubblici ha sollevato enormi proteste. Studi recenti basati sui dati della British Transport Police confermano che le molestie sulla rete dei trasporti londinesi hanno raggiunto un livello allarmante negli ultimi cinque anni. Il 58% di questi episodi avviene direttamente all’interno dei vagoni della Tube con un picco del 99% di donne che hanno dichiarato di essere state vittime di upskirting, ossia sbirciare sotto le gonne quando esse si trovano sulle scale mobili. I nuovi occhiali di Meta, pensati per essere discreti e per mimetizzarsi come normali montature da vista, rischiano di esacerbare tutto questo. Di fronte a un’evoluzione così rapida della tecnologia, il sistema giudiziario britannico fatica a dare risposte. Un contributo importante nel chiarire le zone d’ombra è arrivato da Doughty Street Chambers, lo storico studio legale londinese specializzato sui diritti umani, che è intervenuto proprio per far luce sul lato legislativo.  

Il Data Protection Act e le normative su privacy e voyeurismo faticano a perseguire le riprese effettuate in luoghi pubblici con dispositivi mimetizzati. La presunta garanzia di sicurezza offerta dalle aziende produttrici si rivela debole nella realtà quotidiana: il piccolo led di segnalazione presente sugli occhiali, concepito per indicare che la fotocamera è in funzione, viene spesso deliberatamente coperto oppure ignorato dai passanti immersi nel caos della metropoli. Questa combinazione di inefficacia tecnica e vuoto normativo lascia le vittime del tutto prive di strumenti di tutela immediata. 

Intanto Oslo ha scelto di vietare l’utilizzo degli occhiali smart nelle scuole. Il divieto nella capitale norvegese si applica per tutta la durata della giornata a scuola e a tutti i livelli di istruzione. “Noi politici dobbiamo avere il coraggio di essere onesti su ciò di cui si tratta realmente: una delle aziende più ricche del mondo ha lanciato un prodotto la cui intera logica commerciale consiste nel rendere impossibile sapere quando si viene ripresi”, ha sottolineato Julie Remen Midtgarden, vicesindaca di Oslo responsabile dell’Istruzione. “A Oslo ci rifiutiamo di permettere che i nostri bambini diventino comparse nella raccolta di dati di Meta”, ha aggiunto. La politica conservatrice ha inoltre criticato duramente il governo norvegese di sinistra, che ha dichiarato di aver istituito un gruppo di esperti per valutare una possibile regolamentazione di questi dispositivi e dell’utilizzo del riconoscimento facciale negli spazi pubblici. “Gli occhiali vengono venduti oggi in Norvegia, vengono utilizzati oggi nei cortili delle scuole norvegesi e il problema esiste già. Studiare la questione non significa agire”, ha affermato Midtgarden. 

Sul fronte Usa non va meglio per gli occhiali smart. A gennaio, l’unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York ha diffuso una circolare in cui metteva in guardia gli agenti di polizia da una nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”: gli occhiali Ray-Ban Meta. La circolare ordinava agli agenti di “effettuare ispezioni approfondite di tutti gli occhiali ammessi all’interno delle celle dei detenuti” e avvertiva che le persone arrestate potevano utilizzare questi occhiali, dotati di piccole telecamere e microfoni, per registrare all’interno delle strutture di polizia. La circolare citava due esempi di video di questo tipo pubblicati sui social media. “La possibilità di effettuare registrazioni di nascosto all’interno di una struttura delle forze dell’ordine o di detenzione potrebbe comportare un rischio per la sicurezza qualora venissero divulgate informazioni riservate relative alla disposizione delle celle, alla posizione delle telecamere o alle routine di pattugliamento degli agenti e di protezione della struttura”, si leggeva nella circolare, citata dal Guardian. 

ll documento della Nypd è solo uno di una decina di rapporti, precedentemente non divulgati e visionati dal Guardian, che mostrano come le forze dell’ordine in tutti gli Stati Uniti siano sempre più preoccupate per il potenziale utilizzo degli occhiali intelligenti con tecnologia integrata che includono al loro interno altoparlanti, microfoni, una fotocamera leggera o persino un piccolo display che si inserisce nel campo visivo. Gli agenti, dal Maine alla California, temono che questa tecnologia possa essere usata per registrare segretamente poliziotti e strutture, oppure per agevolare reati e atti di terrorismo. Uno dei video, girato con gli smart glasses e pubblicato su TikTok a luglio 2025, ha proposto immagini riprese in un centro di detenzione della Carolina del Sud, già oggetto di un’indagine federale per via delle insufficienti condizioni di sicurezza della struttura. “Tutti qui cercano di capire cosa abbiano i miei occhiali, perché la mia luce stia lampeggiando”, afferma l’utente nel video riferendosi agli altri detenuti. “La gente non conosce gli occhiali di Meta”. L’uomo ha ripreso una doccia fatiscente, l’interno delle celle di isolamento, una mensa sovraffollata e molti altri detenuti mentre dormivano, mangiavano o camminavano, tutti apparentemente inconsapevoli di essere registrati. 

Negli Stati Uniti, le strutture di detenzione di solito confiscano qualsiasi dispositivo in grado di registrare filmati. Alcuni occhiali intelligenti Meta, però, sono passati inosservati. Questi occhiali sono discreti e possono passare per un normale paio di Ray-Ban o Oakley. La loro caratteristica distintiva principale è una piccola luce lampeggiante nell’angolo della montatura che si attiva quando gli occhiali stanno registrando. I video registrati di nascosto hanno spinto l’ufficio di intelligence e antiterrorismo del Nypd, un’unità specializzata che collabora con l’Fbi per monitorare e prevenire le minacce terroristiche, a inviare a gennaio una circolare ad altri dipartimenti di polizia. Gli occhiali “possono sembrare normali occhiali da vista”, si legge nella circolare. La polizia statunitense e gli agenti federali non sono i soli a nutrire questi timori. Cresce infatti la preoccupazione tra l’opinione pubblica e gli esperti di privacy riguardo agli occhiali, la cui tecnologia consente a chi li indossa di registrare le persone senza il loro consenso. (di Sara Di Sciullo e Alessandro Allocca) 

Tags: adnkronoscronacaMetamondoocchiali smartultimora
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