Tramonti, frammenti di vita quotidiana, eventi celebrativi: qualsiasi cosa rappresenta ormai un contenuto potenzialmente condivisibile online, non prima però di aver aggiustato un po’ la sua veste estetica. A tal proposito l’editing video rappresenta un campo davvero ampio di possibilità, grazie alla capacità di rendere tutto più accattivante dal punto di vista visivo e sonoro. Tra le piattaforme attualmente più utilizzate spicca sicuramente CapCut, applicativo con numerose funzioni per modificare i nostri scatti o filmati.
Rilasciata per la prima volta nel 2019 dalla società cinese proprietaria di TikTok ByteDance, fin da subito CapCut si è dimostrata un’applicazione di video editing piena di spunti creativi da cogliere. Prima col nome internazionale ViaMaker e poi dal 2020 con quello che tutti oggi conosciamo, essa ha infatti aiutato gli utenti a realizzare contenuti originali in maniera semplice e intuitiva, dimostrandosi così alla portata di tutti. Forse è proprio questo il motivo che ne ha permesso il grande successo, con oltre 200 milioni di utenti attivi nel 2022 e oltre 20 lingue tra cui scegliere per la versione mobile o desktop.
Una struttura semplice, che permette a chiunque la modifica di foto e video, ma anche un montaggio contaglio, aggiunta o sovrapposizione di clip. A questa configurazione si sono di recente aggiunte anche potenzialità legate all’Intelligenza Artificiale con funzioni quali generazione o correzione di immagini e rimozione dello sfondo, che semplificano maggiormente l’utilizzo.
Al netto delle ultime innovazioni tecnologiche, in realtà ciò che occorre per approcciarsi a CapCut è innanzitutto un’idea di partenza, che una volta sviluppata tramite fotografia o brevi video dovrà essere caricata su piattaforma selezionando “Nuovo video” o “Modifica foto”. Fatto ciò, si potrà quindi intervenire su immagine e aspetto sonoro sia scegliendo una base musicale sia importando la propria voce o un audio esterno, modificabili anche nel volume togliendo rumore di sottofondo o inserendo dissolvenze.
Oltre all’editing vero e proprio, in foto e video è inoltre possibile aggiungere testo o sottotitoli, ridimensionare proporzioni, nonché aggiungere effetti più o meno elaborati, – da transizioni video fino a effetti fotografici o generati dall’AI – stickers, disegni fatti di proprio pugno e filtri. Proprio a quest’ultima voce fa riferimento anche il frangente “Qualità video”,con cui si possono regolare più o meno automaticamente le impostazioni di risoluzione e stabilità di un contenuto audiovisivo. Una volta completato il processo creativo, il risultato potrà finalmente essere esportato per essere caricato sulla piattaforma desiderata o essere conservato su telefono.
Tanti strumenti disponibili, alcuni gratuitamente altri sbloccando la versione pro a pagamento, che generano contenuti caricati soprattutto sulla piattaforma sorella di CapCut, ossia TikTok. Lo stretto legame si nota anche solo scrollando sul social cinese, dove generalmente i video recano vicino alla relativa didascalia la dicitura “CapCut” e la funzione adottata per il contenuto, da “Prova i sottotitoli animati” a “Prova questo modello”.
Altra opzione interessante, quest’ultima permette tramite templates di avere un montaggio preimpostato senza sforzo, venendo sicuramente in aiuto di chi è alle prime armi, ma anche di coloro che per lavoro o piacere vogliono creare un contenuto ben fatto in poco tempo. Sempre per i più esperti CapCut mette infine a disposizione anche funzioni AI di censura dei volti e sintesi vocale, con la quale si può convertire un testo in parlato.
Da video educativi a recap di viaggi fino a semplici discorsi davanti al proprio smartphone, la versatilità contenutistica di CapCut emerge sia nella varietà tematica sia nella facilità perfino oltre le mura domestiche di condividere in tempo reale qualsiasi spunto. Se da una parte questo può costituire un vantaggio e spesso anche un piacere per l’autore, dall’altra i termini di servizio recentemente introdotti hanno portato a ridimensionare il discorso sulla libertà creativa, in quanto secondo il nuovo accordo ByteDance può distribuire, riprodurre, modificare e addirittura trarre profitto da contenuti nati con l’applicazione senza rendere conto ai creators.
Un aspetto che ovviamente ha destato perplessità e preoccupazione soprattutto in chi lavora su commissione o privatamente con la piattaforma, ma che non cancella il fatto che quest’ultima sia un ottimo strumento per dar voce a ricordi, emozioni o anche solo al proprio talento nel montaggio e nell’editing, trasmettendo il potenziale che prima un content possedeva magari solo embrionalmente.






































