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Balentia: Back in Black. Esce il nuovo disco dei pionieri del rap sociale sardo

di Marco Scaramella
25 Marzo 2019
in Musica, Sardegna
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
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I Balentia tornano con un nuovo album intitolato Nieddu, dopo sei anni dalla loro ultima fatica discografica. Il nuovo album, pubblicato lo scorso 14 dicembre e firmato ancora una volta da Alessio e Andrea Mura, è un lavoro totalmente autoprodotto, grazie ad una proficua campagna di crowdfunding, realizzata sulla piattaforma produzionidalbasso.com. L’album è disponibile sui principali digital store, ed è ordinabile su supporto fisico dal sito balentia.com. Abbiamo fatto due chiacchiere con Alessio Mura, che ci ha raccontato com’è nato il nuovo album, e col quale abbiamo ripercorso questi oltre 20 anni di carriera dei Balentia.

I Balentia nascono nel 1995 dall’urgenza espressiva di due fratelli, Su Maistu (Alessio Mura) e Lepa (Andrea Mura), che trovano nel rap uno strumento per raccontare la loro esistenza. Nascono dalle ceneri dei Mogoro Posse, una delle prime crew del rap isolano. La loro identità, sia per l’utilizzo della lingua sarda che per le tematiche trattate, è molto legata alla Sardegna. Amano definire il loro un rap sociale e le loro canzoni come delle fotografie della realtà che li circonda.

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I Balentia hanno iniziato frequentando i piccoli locali della Sardegna, poi hanno allargato i loro orizzonti suonando in molti locali della penisola e anche all’estero, in Germania, in Spagna e in Grecia, riscontrando un buon consenso di pubblico. Tutto ciò ha permesso loro di ottenere diverse soddisfazioni. Sono, infatti, tra i pochi gruppi italiani ad essere citati in studi statunitensi sulla lingua italiana e sul rap, sono stati citati in tesi di laurea ed in libri sulla cultura hip hop italiana. Queste fasi sono state importanti, visto il loro desiderio di riuscire a lasciare il segno del loro passaggio nella musica, pur non avendo l’insistente esigenza di dover entrare in classifica ad ogni costo. Le tappe importanti in questi oltre 20 anni di carriera, sono i molti concerti fuori dai confini isolani, e la vittoria di diversi premi. Ma la cosa più importante che si sentono di aver lasciato sono i propri lavori discografici, “perché i dischi sono qualcosa che rimane, come un libro, sono l’istantanea di un preciso momento storico. Abbiamo iniziato con un rap politicizzato con i Mogoro Posse, per arrivare all’attuale rap sociale”, racconta Alessio.

Come mai avete scelto di chiamarvi Balentia?
Il concetto di balentia è sempre stato inteso con un’accezione negativa, e il balente visto come una persona violenta che tende a prevaricare gli altri. Noi abbiamo voluto riportare il concetto di balentia al suo significato originale, che identifica un individuo saggio e valoroso. Ci teniamo che questo valore sia espresso attraverso le nostre rime. La nostra è una balentia positiva, che per far valere le proprie idee non usa la forza, ma la parola. Siamo molto legati alla Sardegna e al nostro territorio, al tal punto che ci è venuto naturale scrivere i testi e cantarli in sardo, lingua che fa parte della nostra vita quotidiana.

Come nasce Nieddu e cosa racconta?
Nieddu è il nostro quarto album. È composto da dodici brani inediti, sei in sardo e sei in italiano, per un perfetto equilibrio di suoni e parole. È un disco che io amo definire notturno, semplicemente perché è stato scritto di notte. Questo lo ha plasmato perché ha delle sonorità molto scure. Il disco si chiama Nieddu perché neri sono i tempi in cui viviamo. All’interno del disco, però, c’è spazio anche per momenti di speranza, visto che non si può vivere totalmente nell’oscurità. Facciamo questo, raccontando quello che quotidianamente viviamo e vediamo attorno a noi. Quindi si va da Omines et feminas, il pezzo che apre l’album, che racconta quelli che sono i rapporti tra gli uomini e le donne; passando per La libertà di cui ho bisogno, in cui si parla di come ognuno sceglie di trascorrere la propria esistenza attraverso il proprio lavoro; fino ad arrivare a Confini che è un pezzo che tratta il tema dell’immigrazione con storie di prima mano di chi ha attraversato il mare in prima persona; Nieddu, poi, parla della notte e della vita notturna. L’album è stato preceduto dall’uscita del singolo Corri, ispirato al romanzo “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella, che racconta la vicenda di Samia, una ragazza Somala che insegue il sogno di diventare campionessa di boxe alle Olimpiadi. I temi sono tanti e variegati, e affrontano diverse sfaccettature del quotidiano.

Quali progetti avete per il futuro?
Abbiamo sicuramente la volontà di suonare tantissimo live, per portare in giro il nostro album. Inoltre stiamo già lavorando al video del secondo singolo. Prima dell’estate uscirà anche un terzo singolo che sarà In bilico sul ghiaccio, un pezzo a cui teniamo molto perché è un brano che racconta l’assenza di una persona cara. Ci tenevo a ringraziare tutti gli oltre 250 fan, che hanno sostenuto questo progetto durante la campagna di crowdfunding. Questa per noi è stata una grande soddisfazione e una grande spinta a fare del nostro meglio.

Ringraziamo Alessio Mura e ricordiamo che per rimanere informati su tutte le novità che riguardano i Balentia, potete visitare sia la pagina Facebook che il sito web.

Tags: BalentiamusicarapSardegna
Marco Scaramella

Marco Scaramella

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  • 🌙 La bardana: quando la notte portava paura in Sardegna.
Nell’Ottocento, tra Barbagia e Gallura, un fenomeno criminale unico ha segnato i villaggi sardi.  Gruppi di cavalieri armati, coordinati da “su bardaneri”, pianificavano assalti notturni a dimore e stazzi isolati. Niente venerdì: la scaramanzia faceva parte del codice. 🐴⚔️  Tortolì, 13-14 novembre 1894 🗡️
Un gruppo armato assalta la villa del cavaliere Vittorio Depau. Il possidente è a Cagliari, nella dimora restano servitù e famiglia. Un servo oppone resistenza e viene ucciso. Il brigadiere Pietro Giua cade in combattimento, il carabiniere Bulciolu resta ferito. I malviventi fuggono col bottino, lasciando il paese nel terrore.  Esterzili, Venerdì Santo 1840 ⚰️
La nobile famiglia Capece viene assaltata nella sua dimora. Don Salvatore, il capofamiglia, perde la vita. La figlia Francesca testimonia: i cugini Giulio e Salvatore Tolu vengono accusati, arrestati e giustiziati. Anni dopo si scopre la verità: erano innocenti. I veri colpevoli vengono individuati, la refurtiva recuperata. Due vite spezzate ingiustamente.  Due episodi che hanno segnato la storia sarda dell’Ottocento. 🏔️📖  🔗 Articolo completo di Chiara Medinas su shmag.it
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