Sono stati i primi a dimostrare che produrre del rap in lingua sarda è possibile. Sono tornati dopo un lungo silenzio e con molto da dire. Parliamo di Sa Razza, il primo gruppo ad incidere su vinile un pezzo rap in lingua sarda, tracciando, così, un piccolo-grande sentiero per tutti coloro che, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ‘90 in Sardegna, si stavano avvicinando al mondo dell’hip hop. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alessandro Sanna, Quilo, fondatore, ultimo superstite e memoria storica di Sa Razza.

Sa Razza è un progetto musicale nato verso la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ‘90, in una cantina di Iglesias. La crew si avvicina alla cultura Hip Hop in un periodo in cui non esistevano internet o i social, perciò la maggiore influenza arriva dalla radio e dalla ricerca di cassette e dischi di rap americano, funk e soul. “Così, ci siamo appassionati al rap, una delle discipline della cultura Hip Hop, perché a livello musicale, di scrittura e di rime riusciva ad arricchirci maggiormente” ci racconta Quilo.

Sono gli anni delle posse, movimento attivo in Italia tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90, sviluppatosi parallelamente ai movimenti dei centri sociali, e che tratta temi di politica e di impegno sociale. Sa Razza registra un demo su cassetta che inizia a girare nell’ambiente underground e che, per una serie di fortunati eventi, finisce nelle mani del celebre dj Luca De Gennaro, che cura un programma di hip hop e black music, su Radio Rai. Grazie a questa cassetta demo, Sa Razza partecipa ad un grande festival a Torino per poi incidere due brani in vinile, In Sa Ia e Castia in Fundu, prodotti dalla Century Vox l’etichetta di Isola Posse e dei Sud Sound System.

Da questo momento in poi Sa Razza si esibisce sia in Sardegna che nel resto della penisola, e partecipa a tantissime jam session, girando per i maggiori centri sociali italiani. Nel 1993 aprono il concerto dei Beastie Boys a Reggio Emilia insieme a Frankie hi-nrg mc.Sa Razza subisce diverse evoluzioni nel tempo. Nel 1994, a Torino, inizia l’esperienza di SR Razza caratterizzata da un sound un po’ G-funk, inserendosi tra i precursori di questo stile in Italia. Da questo periodo, contraddistinto dalla voglia di sperimentare che identifica Sa Razza, nel 1996 nasce un album, Wessisla.Nel 2001, con una formazione completamente diversa, Sa Razza pubblica un nuovo album dal titolo E.Y.A.A., prodotto dalla Cinevox di Roma, che li porta in giro per tante piazze, tanti festival e discoteche, raggiungendo un pubblico più vasto. Il desiderio di tornare a fare rap sardo porta a conclusione l’esperienza di Sa Razza nel 2003, con Grandu Festa. Così nascono i Malos Cantores, insieme a Micho P, in un’esperienza che prosegue fino al 2007. Da questo momento in poi Quilo si dedica alla sua etichetta discografica, Nootempo Sardinia indie Factory, mosso dal desiderio di produrre e aiutare altri artisti.

Quali sono i temi che avete trattato nei vostri testi?
Siamo nati con l’idea precisa di dare un messaggio, e di trasmettere qualcosa alla gente. Abbiamo iniziato a trattare temi sociali, per cercare di portare al pubblico il disagio e la protesta che si vivevano in quel periodo. Allo stesso tempo, penso che la musica sia anche intrattenimento, quindi c’è stato spazio anche per il divertimento e l’ironia. Oggi tutto è più “fashion”, tutto è basato sull’apparire, piuttosto che sul trasmettere qualcosa.

Sei tornato sulla scena dopo molto tempo con due nuovi singoli. Raccontaci di cosa parlano.    
Beatpolarism
gioca con le due parole Beat e Bipolarismo, creando un neologismo che, provocatoriamente, diffonde una nuova patologia. Il brano nasce un paio di anni fa sul beat di Gangalistics, bravissimo artista sassarese che vive e lavora a Liverpool. È un pezzo dark e anche molto trip hop, con un testo criptico che è un manifesto della nostra generazione affetta da un beatpolarismo fatto di social, di like e fake news, che seppelliscono la nostra vera identità.
Un mese dopo è uscito Nie, un pezzo completamente diverso. È una classica ballata hip hop e rappresenta una dedica alla Barbagia, a mia madre e a Fonni che è un paese che ho nel cuore per tanti motivi. Soprattutto è una dedica alla Sardegna, terra meravigliosa che non è fatta solo di spiagge e mare. Il beat è stato prodotto da Rhamez, un artista di Oristano che apprezzo molto.
A breve uscirà dell’altro materiale, perché la mia scelta è stata quella di non pubblicare un album, ma di far uscire canzoni a raffica. In questo nuovo materiale tratterò dei temi a me cari, che sono legati anche alla mia visione politica.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?    
Il futuro per me non esiste, vivo nel presente. Quindi la mia intenzione è quella di mandare avanti noontempo.net che è una mia grande passione e che, tra l’altro, si sta espandendo a Liverpool grazie a Gangalistics.

Ringraziamo Quilo per la bella chiacchierata. Per rimanere aggiornati sulle ultime novità che lo riguardano, potete seguire la sua pagina Facebook e il canale YouTube di Nootempo  e il sito nootempo.net.