Sabato 20 giugno Sassari ospiterà “Limbas chi currint”, il primo festival dedicato al rap in lingua sarda, un’iniziativa che intreccia musica contemporanea e identità culturale. Promosso dal Comune di Sassari e dalla Fondazione Maria Carta, l’evento si articolerà in due momenti distinti: un convegno al mattino e un concerto serale nel centro cittadino.
La giornata prenderà avvio alle 10 nella Biblioteca Universitaria di piazza Fiume, dove studiosi, istituzioni e protagonisti della scena musicale isolana si confronteranno sul ruolo del rap come strumento di diffusione del sardo. Il dibattito vedrà gli interventi del giornalista musicale Giacomo Serreli, di Antonello Pellegrino, direttore del Servizio Lingua e cultura sarda della Regione, e dei ricercatori Sara Federico e Andrea Milia, con il coordinamento del giornalista della Nuova Sardegna Paolo Ardovino. Al centro del confronto, il rapporto tra musica, territorio e lingua, intesa come elemento dinamico e in trasformazione.
Nel tardo pomeriggio, a partire dalle 18, piazza Università diventerà il palcoscenico di un concerto che riunirà alcune delle voci più rappresentative del rap isolano: Balentia, Futta, Giocca, Lord J, Malam, Menhir, Randagiu Sardu, RD Stranos Elementos, Sa Razza e Su Dotori. Artisti che hanno scelto di utilizzare la lingua sarda per raccontare esperienze quotidiane, criticità sociali e senso di appartenenza, contribuendo a costruire un linguaggio musicale radicato nel territorio ma aperto alle influenze contemporanee.
Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta, evidenzia il significato culturale dell’evento, spiegando che l’obiettivo è «celebrare non soltanto un genere musicale, ma una cultura e un’identità che continuano a evolversi». In questa prospettiva, il rap diventa «uno strumento di espressione potente e autentico», capace di unire ritmo e parola per raccontare territori e vissuti.
La presenza dell’hip-hop in Sardegna, attiva da oltre trent’anni, ha rappresentato per diverse generazioni uno spazio di narrazione e confronto. In questo contesto, il festival si inserisce come un momento di valorizzazione di una scena che ha saputo reinterpretare la lingua sarda in chiave contemporanea, confermandone la vitalità attraverso nuove forme espressive.


































