Non può essere definito come un vero e proprio sequel, ma di certo il film “The Social – Il prezzo della verità” è quantomeno complementare a “The Social Network”, pellicola del 2010 diretta da David Fincher, che ha raccontato l’ascesa di Mark Zuckenberg, magistralmente interpretato da Jesse Eisenberg, a partire dagli anni universitari ad Harvard fino al successo non privo di ombre della sua più grande invenzione, Facebook, e alla causa legale intentata dai cofondatori che ne derivò.
A firmare regia e sceneggiatura di questa nuova pellicola è infatti Aaron Sorkin, vincitore dell’Oscar proprio per la sceneggiatura non originale del film di Fincher: lo stesso desiderio di verità che ha animato “The Social Network”, la stessa attenzione alle contraddizioni e ai chiaroscuri del cambiamento epocale determinato nella storia socio-culturale dell’umanità dalla piattaforma di Zuckenberg, è dunque riconoscibile in “The Social – Il prezzo della verità”, in uscita nelle sale italiane il prossimo 8 ottobre, in cui si descrive con minuzia di dettagli e ritmo incalzante l’inchiesta denominata “The Facebook Files”.
È l’anno 2021 e la product manager dell’ex dipartimento di Facebook che si occupava di integrità civica Frances Haugen (Mikey Madison) raggiunge piena consapevolezza delle gravi falle della piattaforma, che violano proprio i principi che il suo dipartimento -cancellato dopo le elezioni presidenziali del 2020- avrebbe dovuto tutelare: la priorità di Facebook sembra essere, quasi banalmente, il profitto, nel nome del quale si contravviene a tutta una serie di diritti fondamentali degli utenti. La Haugen sceglie dunque di diventare una whistleblower -letteralmente “suonatrice di fischietto” -, ovvero, una sorta di “tutrice della legge” in incognito, e si rivolge allo studio legale Whistleblower Aid, che ne protegge l’anonimato.
Le rivelazioni sono scottanti e vengono alla luce grazie alla ferrea volontà della Haugen di rendere pubblica la verità: nel primo trailer del film rilasciato, risulta particolarmente significativo un passaggio in cui la protagonista afferma di amare Facebook e di aver scelto di parlare per provare a salvarlo, non per distruggerlo. Di certo, le dichiarazioni rilasciate al reporter investigativo del Wall Street Journal Jeff Horwitz (Jeremy Allen White) compromettono la credibilità della creatura di Zuckenberg, oltre che la sua solidità economica: i report interni all’azienda resi pubblici, infatti, evidenziano come gli algoritmi del feed privilegino contenuti violenti, politicamente polarizzati e inclini alla disinformazione, perché capaci di trattenere più a lungo gli utenti in piattaforma.
Sono ampiamente documentati, inoltre, gli effetti dell’utilizzo di Instagram negli adolescenti e, in particolare, nelle giovani donne: depressione, apatia sociale e gravi squilibri nella percezione del proprio corpo impattano pesantemente nello sviluppo delle generazioni cresciute con l’ingombrante presenza dei social network; ancora, i report aziendali evidenziano la tolleranza riservata ai post condivisi dagli account di alto profilo -politici e celebrità di varia natura- esentati dal rispettare le regole della community sulla moderazione dei contenuti.
Sono solo alcuni degli abusi che emergono dai “Facebook Files” pubblicati sul Wall Street Journal: i 9 capitoli dell’inchiesta vengono raccontati dal film di Sorkin con intelligenza e rigore, sulla scia di film di giornalismo investigativo come “Il caso Spotlight” e “The Post”; ad interpretare Mark Zuckenberg è Jeremy Strong, capace di incarnare tutte le sfumature di un personaggio costretto a fare i conti con le conseguenze dei propri “peccati”. Jesse Eisenberg, a cui è stato chiesto di riprendere il ruolo che gli ha, di fatto, portato la notorietà -oltre che una nomination all’Oscar-, ha rifiutato la proposta, dichiarando di non voler essere ulteriormente associato al padre di Facebook, in particolare dopo l’assalto al Campidoglio nel gennaio del 2024.
Strong, del resto, è attore di rara sensibilità, il cui talento è emerso recentemente grazie ad un altro film scottante, “The Apprentice – Alle origini di Trump”, in cui ha interpretato il controverso avvocato Roy Cohn; il cast di “The Social” rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza del film, con Mikey Madison, rivelazione di “Anora”, e Jeremy Allen White, protagonista di “The Bear” e recentemente del biopic dedicato a Bruce Springsteen, chiamati a prestare il volto a due personaggi ricchi di sfaccettature, idealisti dilaniati dal dubbio, ma consapevoli dell’importanza del loro ruolo nella difesa della democrazia, negli Stati Uniti e nel mondo.
Con lo svelamento dell’identità della whistleblower nell’ottobre del 2021, l’inchiesta raggiunge il suo apice e si scatena un caso mediatico, politico e legale senza precedenti: Facebook, Instagram & co sono dunque destinati a morire? La risposta, forse, è nel tempo che dedichiamo a guardare al mondo, e a noi stessi, dallo schermo di un cellulare e Aaron Sorkin ne è perfettamente consapevole.

































