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Visioni Sarde: Giorgia Puliga con “La Venere di Milis” si aggiudica il Premio del Pubblico

Il corto, divertente e simbolica parabola sui miti di una regione, è stato premiato la scorsa settimana alla Casa del Cinema di Roma

di Redazione
14 Giugno 2023
in Cinema & Serie TV
🕓 5 MINUTI DI LETTURA
67 5
Giorgia Puliga con l'attrice Carla Oro e il produttore Gian Paolo Vallati

Giorgia Puliga con l'attrice Carla Oro e il produttore Gian Paolo Vallati

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La scorsa settimana si è svolta a Roma la consueta tappa di Visioni Sarde con il relativo Premio del pubblico. La rassegna splendidamente organizzata dall’Associazione Il Gremio presieduta da Antonio Maria Masia ha avuto la cornice prestigiosa e recentemente rinnovata Casa del Cinema, all’interno di Villa Borghese.

Visioni Sarde, grazie alla proficua collaborazione tra la Cineteca di Bologna, la Sardegna Film Commission e l’Associazione di volontariato Visioni da Ichnussa da anni, promuove in Italia ed a livello internazionale le migliori opere brevi prodotte, dirette o interpretate da autori sardi e girate in Sardegna.

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I cortometraggi presentati spesso si fanno ponte culturale ed antropologico tra una visione tradizionale, talvolta arcaica ed ancestrale dell’Isola, e la Sardegna contemporanea, così simile ma anche così diversa rispetto alla Terraferma, al Continente.

Anche quest’anno i 7 film finalisti, selezionati da Anna di Martino della Cineteca di Bologna, sono riusciti a declinare l’essenza dell’anima sarda in sette diversi modi, con racconti che spaziano dal tono della commedia surreale a quello della tragedia greca (o sarda?), dalle tonalità della malinconia a quelle del realismo amaro e della memoria come chiave di interpretazione del presente. In ben tre corti è presente un riferimento forte alla pandemia ed alle difficoltà e solitudini che ha recato alla collettività.

"La Venere di Milis" di Giorgia Puliga
“12 Aprile” di Antonello Deidda
“Fradi miu” di Simone Contu
Visioni Sarde 2022 - Un frame di "Mammarranca" di Francesco Piras
“Santamaria” di Andrea Deidda
"Senza te (Without you)" di Sergio Falchi
"Una splendida felicità" di Simeone Latini
Bentu di Salvatore Mereu

Il critico e storico del cinema Raffaele Rivieccio utilizzando una originale ed intelligente chiave di lettura ha così definito i corti in rassegna:

  1. “12 aprile” di Antonello Deidda, utilizza il meccanismo del viaggio nel tempo, uno dei topos classici della storia del cinema, in una chiave totalmente nuova e fantascientifica. Qui è un Ritorno al Passato nei toni della commedia e della comicità, una sorta di “fantascienza all’italiana”, un corto pieno di idee e di meccanismi surreali ed assurdi ed al tempo stesso molto divertenti.
  2. “Fradi miu” di Simone Contu riporta in un entroterra sardo moderno ed arcaico, tra telefonini e bestiame, i sentimenti primitivi di vendetta e l’irrevocabilità delle scelte di sangue e delle faide che dividono gli uomini come le faglie dividono la terra. Un film, quello di Contu, potente e shakespeariano.
  3. “Mammaranca” di Francesco Piras riesce ad attualizzare e contestualizzare a Cagliari, umori della migliore stagione neorealista. I due bambini protagonisti, si muovono tra quotidianità e tragedia ricordando molto da vicino i due ragazzi protagonisti di Sciuscià.
  4. “Santamaria” di Andrea Deidda rievoca un episodio poco noto e triste dello sport sardo, costruendo intorno alla piccola epopea di un giovane e sfortunato pugile sardo, una storia esemplare di coraggio, voglia di emergere sullo sfondo di una Italia ancora ingenua ed appassionata e di una Sardegna “della boxe” raccontata anche dal bel “Pesi leggeri” di Enrico Pau.
  5. “Senza te” di Sergio Falchi è un meraviglioso affresco sulla vecchiaia, sulla morte, sulla memoria nei toni di una dolcissima e struggente malinconia che alterna visioni allucinatorie su un’Aldilà e di reincontro con una donna amata e morta che forse però torna per il tempo di un abbraccio nella vita terrena. Meravigliosa la prestazione del protagonista Giampaolo Loddo, recentissimamente scomparso e già novantenne alla realizzazione del film.
  6. “Una splendida felicità” di Simeone Latini si pone come una originale formula cinematografica ma anche ipertestuale di poesia per immagini o di prosa lirica che procede comunque per immagini ed attraverso l’interpretazione degli attori. Il passaggio da una dimensione mediatica, telematica, informatica dei protagonisti ad una reale, tangibile, carnale è il bellissimo augurio di Latini per l’uscita dalla clausura da pandemia ma anche dalle videogabbie in cui tutti ci stiamo rinchiudendo oramai da più di un decennio e dalle quali, ci dice Latini, forse possiamo uscire più facilmente di quanto pensiamo.
  7. “La Venere di Milis” di Giorgia Puliga è una divertente e simbolica parabola, anche dissacrante, sui miti di una regione ma anche della più archeologica delle nazioni come l’Italia. Il protagonista, un Angelo Orlando in stato di grazia, ritrova in un campo che sta arando un busto forse preistorico, forse megalitico, una sorta di Venere dell’abbondanza che potrebbe portare a lui abbondanza se riuscisse a venderla. Non andrà come nei suoi piani ma riuscirà comunque ad arricchirsi, commercializzando riproduzioni e gadget della statua originale. Il film di Puliga segna il passaggio tra l’antichità dell’archetipo e del Mito all’epoca moderna dell’opera riproducibile per la massa. Dall’arte alla pop art.

Il Premio del Pubblico, alla fine della rassegna, è stato attribuito a Giorgia Puliga che emozionata ed applauditissima, ha ringraziato il numeroso pubblico presente.

Un grazie particolare deve essere rivolto a Franca Farina, dell’Associazione Il Gremio, per il suo instancabile e curatissimo impegno, ed a Enzo Cugusi coordinatore della manifestazione.

Tags: cinemaRomaSardegnaVisioni Sarde
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Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
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  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.  👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it  📸 Attilio Cusani
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