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Nel nostro cielo un rombo di tuono: Gigi Riva, l’uomo oltre il campione nel film che racconta sogni e speranze del popolo sardo

La Sardegna festeggia i 78 anni di “rombo di tuono” con il docu-film di Riccardo Milani, che ripercorre le imprese sportive del numero 11 nel Cagliari dello scudetto, tra storia e leggenda

di Lorella Costa
11 Novembre 2022
in Calcio, Cinema & Serie TV
🕓 6 MINUTI DI LETTURA
598 6
Frame del docu-film “Nel nostro cielo un rombo di tuono” di Riccardo Milani
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Il pubblico che, per questioni anagrafiche, non ha vissuto in prima persona l’epopea di Gigi Riva e la vittoria dello scudetto del Cagliari nel Campionato di Calcio ‘69/‘70, troverà nel film “Nel nostro cielo un rombo di tuono” di Riccardo Milani un’occasione imperdibile per conoscere, prima del campione forse più amato fra i giocatori rossoblù e del prolifico bomber della Nazionale, un uomo capace di espugnare il cuore di un popolo.

Sarebbe facile associare l’amore dei sardi per Gigi Riva alle sue imprese sportive -raccontate nel film con tensione narrativa trascinante, come in un thriller di cui si è impazienti di conoscere il finale-, e di certo il calcio è stato il grimaldello attraverso cui il prodigioso atleta si è fatto strada nel cuore dei tifosi, ma Milani, autore anche della sceneggiatura con la collaborazione del responsabile del montaggio Francesco Renda, è stato capace di far emergere nella pellicola le ragioni intrinseche che hanno fatto di Gigi Riva un sardo “seppure non sardo”, come viene ripetuto più volte nel corso delle 2 ore e 43 minuti del docu-film, nelle sale cinematografiche della Sardegna a partire dal 7 novembre.

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La data scelta per il debutto non è casuale: nel giorno del suo 78° compleanno, Gigi Riva torna protagonista, stavolta sul grande schermo, per raccontare la sua storia, voce narrante di un racconto personale che si intreccia a quello della Sardegna e dei sardi tra gli anni ’60 e ’70; arrivato nell’isola poco più che adolescente, Riva è intimorito da una terra che appare incredibilmente lontana dal suo paese natale, Leggiuno, in provincia di Varese, tuttavia passo dopo passo, successo dopo successo, le storie -dell’uomo e del popolo sardo- si sovrappongono, fin quasi a coincidere.

Il calciatore che traghetta la Nazionale Italiana verso la vittoria degli Europei del 1968, rapido e implacabile sotto rete, ha un carattere schivo, eredità di un’infanzia difficile, e misura le parole, che sono sempre improntate a una sincerità schietta e, al contempo, pacata: il mito di “rombo di tuono”, così viene soprannominato Gigi Riva per il particolare rumore del piede che impatta sul pallone nel momento del calcio, è ormai nato, non resta che portare in Sardegna una vittoria che pare un sogno impossibile. Lo scudetto -appannaggio delle grandi squadre del Nord Italia, tra Milano e Torino- arriva in una stagione che vede Cagliari e Juventus scontrarsi al vertice: è la rivalsa di un popolo “di banditi e pastori” -secondo lo stereotipo imperante-, ma anche del Mezzogiorno d’Italia, schiacciato dal peso dell’arretratezza, sul Nord industrializzato.

Gigi Riva - Tessera Atleta Cagliari Calcio
Gigi Riva – Tessera Atleta Cagliari Calcio
Roberto Baggio in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Roberto Baggio in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Riccardo Milani a Cagliari per la presentazione di “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Riccardo Milani a Cagliari per la presentazione di “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Nicolò Barella in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Nicolò Barella in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Nicolò Barella in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Nicolò Barella in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Gianfranco Zola in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Gianfranco Zola in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Gigi Riva in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”
Gigi Riva in “Nel nostro cielo un rombo di tuono”

Nel film, la storia del Cagliari che contro ogni pronostico o “potere forte” vince lo scudetto, si affianca alla tenacia degli abitanti di Orgosolo, che a Pratobello manifestano il dissenso per la nascita del poligono di tiro dell’Esercito Italiano, e rappresenta il riscatto degli emigrati sardi, lontani dalla loro terra e costretti a uno stile di vita che mira a eroderne l’identità: il film di Milani travalica l’impresa sportiva -pure evidenziata con il tono appassionato di amante del calcio- e individua in Gigi Riva il simbolo della sardità più autentica, che diventa ancor più fulgido quando “rombo di tuono” rifiuta di trasferirsi al Nord, alla Juventus di Giampiero Boniperti e all’Inter di Angelo Moratti, e decide di restare in Sardegna, dove guadagnerà meno denaro e, quasi certamente, vincerà meno trofei.

Ancora, sardo seppure “non sardo”: i lineamenti scolpiti del volto, la bellezza ruvida, unita a una malinconia antica, che affonda le radici nel passato, rendono un “semplice” calciatore degno di essere affiancato ai grandi intellettuali sardi, come Antonio Gramsci e Emilio Lussu, sulla parete di una casa come tante della Sardegna. È un’immagine potente, straniante, ma suggerisce un’idea nuova, quasi letteraria, del significato dell’essere sardi: così come per i poeti dello Stilnovismo la nobiltà non poteva dipendere dal rango sociale o essere ereditaria, ma doveva essere misurata dalle azioni dei singoli individui, allo stesso modo, nel film di Milani, la “sardità” non dipende semplicemente dal luogo di nascita, piuttosto è una condizione legata a lealtà, rispetto e coerenza, valori incarnati dall’uomo Gigi Riva, calciatore di talento, nato in Lombardia.

C’è anche la Sardegna “da cartolina” nel racconto di questo campione, amato dal nord al sud dell’isola: dai Mamuthones di Mamoiada ai Tenores di Neoneli, passando per i Giganti di Mont’e Prama; ci sono i banditi, come Graziano Mesina, e gli artisti, come Fabrizio De Andrè, entrambi estimatori del grande campione; c’è, soprattutto, il racconto di un calcio che oggi pare dimenticato. A raccontarlo, insieme a Gigi Riva, Beppe Tomasini, Angelo Domenghini, Comunardo Niccolai, Ricciotti Greatti, Enrico Albertosi, Adriano Reginato e tutti i compagni della “squadra meraviglia” che ha regalato lo scudetto al Cagliari.

Dopo la proiezione riservata alla stampa, abbiamo chiesto a Riccardo Milani se ci sia nel docu-film la volontà di ispirare nelle generazioni più giovani un’idea differente del calcio, slegata dagli ingaggi milionari e dallo show business imperante: “Amo il calcio, nonostante tutto, e vorrei che venisse praticato nel rispetto del rigore etico e morale che ha caratterizzato la carriera di Gigi Riva” ha risposto il regista, “Proprio per questo motivo nel film si parla anche della Scuola Calcio “Gigi Riva”, da lui fondata: l’impianto principale della scuola, non a caso, si trova in un quartiere problematico di Cagliari, a Sant’Elia. La speranza che possa esserci un calcio diverso, dunque, c’è e in queste realtà si sta lavorando per costruirlo”.

Nel segno di “rombo di tuono”, dunque, lo spirito cavalleresco dello sport che rimane il più amato d’Italia resiste: il film di Riccardo Milani suggerisce che non sia definitivamente perduto.

Tags: CagliariCagliari CalciocalciodocufilmGigi RivaRiccardo Milani
Lorella Costa

Lorella Costa

Esperta di narrazione, cura l’ideazione e la realizzazione dei laboratori di lettura, scrittura e fumetto per ragazze/i de Il Giromondo. Collabora come progettista culturale con il Centro Internazionale del Fumetto e con il Polo Bibliotecario Falzarego 35 di Cagliari. Ha curato l’editing per diversi progetti editoriali; è autrice di testi per reading e performance teatrali.

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  • 👹 Sos Colonganos, il respiro antico del Carnevale di Austis

Nel cuore della Sardegna, ad Austis, ogni anno il Carnevale si trasforma in qualcosa di ancestrale. Non ci sono coriandoli né allegria sfrenata: qui il tempo rallenta, e dalle vie del borgo emergono figure avvolte nel mistero. Sono Sos Colonganos, maschere silenziose vestite di pelli di pecora, pellami di volpe e martora, con ossa d’animale legate sulla schiena e volti coperti da maschere di sughero intrecciate a rami di corbezzolo. 🌿

⚫ Il loro nome deriva dal greco “kolos” — colui che veste di pelli — e la loro presenza comunica penitenza, sacrificio e legame profondo con la terra. A differenza di altre maschere sarde, Sos Colonganos non portano campanacci, ma ossa: simbolo potente di morte e resurrezione che attraversa i secoli. 

🐗 Il rito si arricchisce con l’apparizione di s’Urtzu, figura dal volto nero di carbone e una testa di cinghiale completa di zanne, che cerca disperatamente di sfuggire a Sos Bardianos, guardiani avvolti in cappotti neri di orbace che lo percuotono con bastoni fino a “ucciderlo”. È un dramma collettivo che racconta la ciclicità della vita, il sacrificio rituale, la rinascita comunitaria. 

📜 Le radici di questa tradizione affondano almeno nel 1700, come testimonia la poesia del neonelese Bonaventura Licheri. Grazie all’Associazione culturale Sos Colonganos e a testimonianze orali preziose — come quella di Franziscangela Meloni, classe 1907 — oggi il rito continua a vivere, custodendo memorie che parlano di identità, memoria e appartenenza. 

La storia completa, tra simboli antichi e voci del passato, la trovi nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔗

📸 ©Associazione Culturale Sos Colonganos
  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿

📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo. 

⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese. 

🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale. 

In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭

Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.

👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it

📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.

🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.

⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.

🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.

👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
  • 👹 Maschere nere, corna di cervo, pelli di montone e campanacci: a Lula, il Carnevale rivive ogni anno nel rito arcaico di Su Battileddu, la vittima sacrificale che incarna il ciclo eterno di morte e rinascita. Una tradizione intensa, misteriosa e profondamente legata alla terra e alla comunità.

👩🏻‍🍼👶🏻 Accanto a lui, le lugubri Sos Battileddos Gattias intonano canti funebri e mettono in scena gesti rituali che mantengono viva una memoria collettiva radicata nel mito e nell’identità della Baronia.

🔗 Nell’articolo su SHmag.it, Chiara Medinas ci guida alla scoperta della storia, del simbolismo e del fascino di uno dei Carnevali più enigmatici della Sardegna.

📷 Silvia Dengo
  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola. 

🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.

🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.

👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.

Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟

Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.

🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️

🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.
 

Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.

🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia.
 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.

La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨

Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.

📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.

👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.

Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹

🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍

🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.

👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it

📸 Attilio Cusani
  • 🌅🎤 Dopo il successo del tour europeo e l’annuncio della quarta edizione di “Tutti Per Uno”, Il Volo svela le nuove tappe del World Tour 2026-2027, prodotto da Friends & Partners. Tra le date attese c’è anche quella del 9 agosto 2026 ad Alghero, quando il trio si esibirà all’Alguer Summer Festival. 

🎫 Le prevendite per il fanclub sono già aperte, mentre da domani i biglietti saranno disponibili su Ticketone. 

🌎 Il nuovo anno porterà Il Volo oltreoceano: prima in America Latina, poi negli Stati Uniti, per un calendario di live che anticiperà i concerti estivi e la nuova edizione di “Tutti Per Uno”, in programma a settembre a Mantova. 

Un viaggio musicale che abbraccia continenti, pubblico e tradizione, confermando l’energia di un trio ormai simbolo della musica italiana nel mondo. 🇮🇹💫

👉 Leggi l’articolo completo su SHmag.it per scoprire tutte le date e i dettagli del tour!
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