Il turismo internazionale sostiene il record degli hotel del Nord Sardegna a settembre 2026: l’occupazione media delle camere raggiunge l’85,01%, contro l’82,92% del settembre 2025, a un punto percentuale da agosto. I dati di Federalberghi Confcommercio Nord Sardegna, su un campione di 111.480 posti letto mensili distribuiti in 50.070 camere, collocano settembre nella stagione estiva.
Gli stranieri rappresentano il 75,68% delle presenze, con tedeschi, francesi, spagnoli, svizzeri e polacchi ai primi posti. La composizione cambia secondo la destinazione: nell’area di Sassari gli italiani costituiscono circa il 50% delle presenze; ad Alghero e Castelsardo la quota estera raggiunge l’85%, lasciando quella nazionale al 15%.
Alghero registra un’occupazione dell’88,38%, rispetto all’86,49% di settembre 2025, ad appena un punto dai migliori livelli di agosto. Nel Golfo dell’Asinara il dato sale dal 77,17% al 79,89%, mentre Castelsardo sfiora il 90%, confermando il richiamo sul mercato internazionale.
La crescita non si distribuisce però uniformemente sui ricavi. Il mercato ha assorbito in parte gli aumenti delle tariffe delle camere, ma nei ristoranti e nei bar delle strutture emerge maggiore attenzione alla spesa: pernottamenti più costosi non comportano necessariamente consumi accessori proporzionali.
La crescente dipendenza dall’estero richiede investimenti che vadano oltre l’estetica: efficienza energetica, comfort, digitalizzazione, formazione del personale, multilinguismo, accessibilità e standard di accoglienza adeguati a mercati diversi. Servono inoltre servizi capaci di prolungare i soggiorni.
Per il 2027 e il 2028 gli aeroporti del Nord Sardegna puntano a nuove destinazioni e al rafforzamento dei collegamenti con Stati Uniti e Canada, mercati ad alta capacità di spesa utili ad allungare la stagione. Lo sviluppo richiederà una rete ricettiva e di servizi adeguata. Restano le incognite per il traffico del 2027: alcune compagnie affrontano costi variabili crescenti, soprattutto per il carburante. Tensioni internazionali e dinamiche speculative sul cherosene impongono un monitoraggio della connettività, decisiva per una destinazione insulare.
Ottobre apre invece la fase autunnale: le prime stime indicano un’occupazione intorno al 65% della capacità massima e tariffe vicine a maggio. Le chiusure iniziano generalmente intorno al 18 ottobre, ma aumentano gli operatori aperti fino a fine mese. Gli obiettivi sono mantenere più strutture operative, distribuire meglio i flussi, accrescere i consumi sul territorio e rendere competitiva l’offerta anche fuori dall’estate.


































