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Diabete: in Gallura vengono prescritti gli aghi da insulina che riducono rischi di infarti e ictus

Si tratta dei Gold Standard 32G x 4 millimetri che aumentano l’aderenza del paziente al trattamento e riducono il rischio di patologie tempo-dipendenti

di Redazione
24 Luglio 2024
in Gallura
🕓 3 MINUTI DI LETTURA
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Diabete misurazione
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Olbia. Anche l’ago riveste un ruolo fondamentale nella corretta somministrazione dell’insulina ed è uno strumento indispensabile per ridurre il rischio di patologie tempo-dipendenti. Per questo in Gallura si utilizza il Gold Standard 32G x 4 millimetri che aumenta l’aderenza del paziente al trattamento, riducendo la possibilità di saltare alcune punture per paura del dolore e migliorando le modalità di assunzione dell’insulina.

L’approccio è stato messo nero su bianco in uno studio della Simdo pubblicato sulla rivista internazionale Diabetology con il contribuito del dottor Giancarlo Tonolo, Direttore dell’Unità Operativa di Diabetologia della Asl Gallura. L’approfondimento ha trovato spazio anche in diverse testate nazionali, come la Repubblica, il Secolo XIX e La Stampa, ed è scaricabile integralmente a questo link.

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«In Gallura abbiamo circa 10500 pazienti diabetici, dei quali 1150 di tipo 1 e 1350 del tipo 2 che fanno terapia insulinica intensiva. Ai pazienti presi in carico dalla Asl Gallura prescriviamo questo tipo di ago per diversi motivi. Dobbiamo considerare – sottolinea Tonolo – che non si tratta di una terapia limitata nel tempo ma per tutta la vita. Stiamo parlando di circa 1450 iniezioni in un anno che per un diabetico di tipo 1 sono più di 100mila in tutta la vita. Con aghi più lunghi si usa la tecnica del “pizzicotto” ma si perde la possibilità di iniettare insulina nelle braccia. Con gli aghi 32G x 4 millimetri si possono ruotare i siti di iniezione, evitando la comparsa di lipodistofie cutanee che possono rendere erratico l’assorbimento dell’insulina».

Dalla pubblicazione emerge come l’ago per la penna di insulina non sia semplicemente un ago, ma vada considerato come un elemento fondamentale per la terapia anche in chiave di prevenzione cardiovascolare. Un cattivo compenso metabolico porta allo sviluppo di placche aterosclerotiche nel tempo e aumenta la cardiopatia ischemica. Non solo: chi soffre di neuropatia legata al diabete rischia di avere una cardiopatia ischemica silente, cioè di poter avere un infarto senza sintomatologia e quindi non accorgersene. Ancora: un’ipoglicemia grave attiva il sistema adrenergico, quindi induce un quadro simile a quello che abbiamo dopo una corsa sfrenata. Quindi se il paziente ha una cardiopatia ischemica può sviluppare un infarto perché è come se sostenesse uno sforzo fisico intenso in quel momento. Il controllo ottimale della glicemia e della insulina resistenza riduce questi effetti, ma deve essere costante e prolungato nel tempo.

«C’è un altro elemento da considerare: è il rapporto diametro esterno-diametro interno. È fondamentale per permettere, nonostante la forte riduzione del calibro esterno, di mantenere un calibro interno che consenta un flusso ottimale della insulina che passi velocemente dalla penna al sottocute. In questo senso si può pensare ai bisogni di persone anziane con tremori, per cui fare l’iniezione in condizioni diverse da queste esporrebbe ad una iniezione di insulina inefficace. Tutto ciò porta ad un migliore compenso metabolico, che anche nel diabete tipo 1 è importante per ridurre le malattie cardiovascolari e, soprattutto, evita iniezioni di quantità “random” di insulina, che se in eccesso possono portare a ipoglicemia con le conseguenze immaginabili: in persone anziane con malattia cardiovascolare in atto si possono tradurre in comparsa di infarto miocardico acuto o ictus», conclude il dottor Tonolo.

Tags: ASL Galluradiabeteictusmalattie cardiovascolari
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Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
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Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
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