Strani misteri, curiosi personaggi ed efferati delitti macchiano di rosso la Sassari dei primi anni ‘60: tra le vie di una città apparentemente placida e silenziosa si aggirano brutali assassini e spietati criminali, ma il cocciuto e abile tenente Roversi non darà loro di certo vita facile, tra indagini e investigazioni, per il giovane ufficiale comincerà infatti una spietata caccia ai mostri che si aggirano, invisibili, tra le mura della provincia turritana.

Gavino Zucca, Sassari, classe 1959, laureato in Fisica e Filosofia e specializzato in Progettazione di Sistemi informatici, è un professore di fisica amante della scrittura che ha dato vita ad una serie di romanzi gialli divertenti e appassionanti, dallo stile classico (inevitabile il ricordo alle collane di genere degli anni ‘70) e leggero, ambientati proprio nella sua amata città natale.

Nell’acclamato primo giallo “Il mistero di Abbacuada” (pubblicato da Newton Compton Editori), conosciamo l’eccentrico carabiniere Giorgio Roversi, investigatore bolognese trasferito in Sardegna, che, già nei primi giorni del suo arrivo, si troverà coinvolto nello strano caso del “cadavere dall’orecchio mozzato” rinvenuto nella grotta di Abbacuada, le cui prime osservazioni ricordano una tipica vendetta secondo il codice barbaricino, ideale di giustizia tanto lontano, quanto incomprensibile per il giovane gendarme.

Tuttavia le avventure per l’investigatore appassionato di Tex Willer non finiscono mai, e così, poco dopo, Zucca, con il suo ultimo racconto, “Il giallo di Montelepre” (Newton Compton Editori), trasporta il nostro eroe in un nuovo mistero sassarese. Poco prima del Natale 1961, infatti, un senzatetto conosciuto da tutta la comunità cittadina viene rinvenuto privo di vita in una piazza del centro storico. Tutto porta a credere che sia opera di un secondo mendicante che avrebbe sottratto a “Millomì” uno strano ciondolo, scomparendo, poi, nel nulla. Eppure qualcosa non convince il testardo tenente, che, aiutato dalla sua squadra, rimarrà ben presto intrappolato in una frenetica corsa contro il tempo.

 

 

Gavino, per i suoi gialli si ispira a reali fatti di cronaca o è puro estro artistico?
Nei due romanzi finora pubblicati, dedicati alla figura del tenente Roversi, l’indagine principale ruota intorno a dei casi di pura fantasia. Il contesto, invece, è del tutto veritiero, dai fatti di cronaca fino ai più minuti particolari. Del tutto reali, anche se talvolta leggermente adattati alla finzione letteraria, sono anche molti degli episodi che riguardano la vita di Villa Flora, uno dei luoghi cardine dell’avventura.

Come ha ideato il personaggio, il carattere e la storia del tenente Giorgio Roversi?
Mi è piaciuta l’idea di un personaggio che si trova catapultato per motivi disciplinari in Sardegna, provenendo da una realtà che forse più differente non poteva essere. Per quanto riguarda le caratteristiche, ho cercato di attribuire al tenente Giorgio Roversi alcune delle mie stesse passioni, mentre altri aspetti del personaggio sono proprio suoi. L’amore per Tex Willer, invece, è un omaggio a mio padre, che è stato un grande appassionato delle sue storie.

Nei suoi gialli vi è molta, mi passi il termine, “sassaresità”, perché Sassari ricopre un ruolo tanto incisivo nelle avventure dei suoi racconti?
Sì, è vero, c’è molta “sassaresità” nei miei gialli. La serie del tenente Roversi ha anche lo scopo di descrivere la Sardegna e, soprattutto, la città di Sassari, che merita di essere conosciuta per l’unicità della sua storia e dei suoi abitanti. Forse, alcune delle sue avventure avrebbero anche potuto svolgersi altrove, ma sarebbero state del tutto differenti. I colori, i sapori, le immagini evocate sono impregnate dello spirito della città, della sua indole “cionfraiola” e della cultura millenaria della terra in cui si trova.

Le avventure dell’investigatore, in balia dei misteri e dei delitti sassaresi, continueranno?
Nelle mie intenzioni esiste una quadrilogia che dovrà portare, alla fine, a trovare il giovane ufficiale bolognese impegnato a risolvere casi legati ad altri aspetti della cultura e della storia della nostra terra. Ho già qualche idea, in proposito. Penso, ad esempio, alla Platamona degli anni ’60 e alla civiltà degli antichi nuragici.