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Sicurezza in strada: quali sono le protezioni obbligatorie per motociclisti

di Redazione
18 Novembre 2021
in Motori
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Sappiamo bene quanto sia importante viaggiare su strada in sicurezza, sia che si tratti di spostamenti di lavoro oppure di viaggio o comunque di piacere. Soprattutto quando ci si muove a bordo di una due ruote si dovranno prendere tutta una serie di precauzioni specifiche in fatto di abbigliamento tecnico, così da proteggere la propria incolumità nel migliore dei modi. Si tratta per prima cosa di un gesto di buon senso, oltre che naturalmente di un presidio di sicurezza assoluto.

Cosa dice la normativa su casco, limiti di velocità e sanzioni

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Due nuovi cartelli stradali (sconosciuti): dove si trovano e cosa significano

Quando parliamo di protezioni moto alla guida bisogna per prima cosa fare riferimento alla normativa, poiché il Codice della Strada è abbastanza chiaro in merito. Viene infatti precisato dall’articolo 171 come durante la marcia sia fatto obbligo ai conducenti – oltre che agli eventuali passeggeri – di indossare correttamente un casco protettivo regolare e conforme ai tipi omologati. Una violazione di questa disposizione comporterebbe una multa che può arrivare a superare i 300 euro. Se poi nell’arco di due anni si commettono due infrazioni di questo tipo viene inoltre disposto per 90 giorni il fermo amministrativo del mezzo. Oltre a conoscere le disposizioni del Codice della strada in materia di protezioni obbligatorie per i motociclisti, sarà anche utile mettere a fuoco e conoscere i limiti di velocità nei diversi contesti (neopatentati, tipologie di percorsi, sanzioni). Lo stile di guida infatti cambia molto a seconda dei percorsi, cosa che va a incidere anche sul livello di rischio. Quello relativo alla velocità è un aspetto che, soprattutto per i centauri, assume un’importanza cruciale: la loro incolumità è statisticamente più a rischio.

Il casco e le altre protezioni: le cose da sapere

Oltre al casco, che ricordiamo è obbligatorio, sarà utile anche fare mente locale sulle altre protezioni che i motociclisti devono indossare ovvero l’abbigliamento tecnico. Di che cosa si tratta? In particolare, il riferimento è ai guanti e alla giacca ma anche al paraschiena. Molto dipende dal livello di potenza del motore di ciascun mezzo nello specifico, sempre relativamente all’obbligo di indossare protezioni moto. Nel caso in cui si dovesse per esempio restare al di sotto degli 11 kW la sola protezione obbligatoria sarebbe il casco, mentre invece tra gli 11 e i 25 kW serviranno sia il casco integrale che una giacca tecnica. Quest’ultimo capo è di grande importanza, poiché serve a proteggere sia i gomiti che le spalle in caso di caduta e scivolamento. Salendo ancora, raggiungendo potenze comprese tra 25 e 52 kW, si dovranno indossare casco, guanti e giacca ma soprattutto è importante il paraschiena. In caso di caduta infatti bisogna proteggere l’integrità della spina dorsale, evitando così brutti incidenti e disagi dal punto di vista sanitario. Il paraschiena, peraltro, dovrà essere integrale nel caso in cui si dovessero superare anche i 52 kW di potenza. Entreranno in gioco anche specifiche protezioni per le gambe e le ginocchia.

È chiaro che comunque l’accessorio principale è il casco integrale e il momento della sua scelta è davvero cruciale, poiché riduce il tasso di mortalità. Protegge la testa e il volto, dev’essere perfettamente allacciato in modo tale da evitare traumi cranici o facciali. Per scegliere quello perfetto si deve innanzitutto verificare la sua omologazione, oltre alla misura per fare in modo che aderisca comodamente alla testa. La chiusura potrà essere a sgancio veloce oppure ad anelli, inoltre attenzione anche alla ventilazione per fare in modo che la visiera non si appanni.

Tags: Codice della Stradadue ruotemotomotociclistimotorisicurezza stradale
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  • 🌙 La bardana: quando la notte portava paura in Sardegna.
Nell’Ottocento, tra Barbagia e Gallura, un fenomeno criminale unico ha segnato i villaggi sardi.  Gruppi di cavalieri armati, coordinati da “su bardaneri”, pianificavano assalti notturni a dimore e stazzi isolati. Niente venerdì: la scaramanzia faceva parte del codice. 🐴⚔️  Tortolì, 13-14 novembre 1894 🗡️
Un gruppo armato assalta la villa del cavaliere Vittorio Depau. Il possidente è a Cagliari, nella dimora restano servitù e famiglia. Un servo oppone resistenza e viene ucciso. Il brigadiere Pietro Giua cade in combattimento, il carabiniere Bulciolu resta ferito. I malviventi fuggono col bottino, lasciando il paese nel terrore.  Esterzili, Venerdì Santo 1840 ⚰️
La nobile famiglia Capece viene assaltata nella sua dimora. Don Salvatore, il capofamiglia, perde la vita. La figlia Francesca testimonia: i cugini Giulio e Salvatore Tolu vengono accusati, arrestati e giustiziati. Anni dopo si scopre la verità: erano innocenti. I veri colpevoli vengono individuati, la refurtiva recuperata. Due vite spezzate ingiustamente.  Due episodi che hanno segnato la storia sarda dell’Ottocento. 🏔️📖  🔗 Articolo completo di Chiara Medinas su shmag.it
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  • 🌿🎥 Una Sardegna autentica, fatta di luoghi, persone e tradizioni che continuano a sorprendere. È il cuore di @quandocigira, il progetto di travel storytelling nato dalla passione di Manuela Fiori e Andrea Sini, content creator sardi che hanno trasformato l’amore per il territorio in un racconto continuo.  Dai borghi meno conosciuti alle tradizioni antiche, passando per artigiani, musicisti e comunità che custodiscono l’identità dell’isola, ogni episodio diventa un tassello di un mosaico più ampio: quello di una Sardegna viva, raccontata con rispetto, curiosità e autenticità. 🏞️🎶  Il progetto si sviluppa su più piattaforme, da YouTube a Instagram, con format che uniscono narrazione, immagini e video per scoprire angoli nascosti e storie inedite. 📱✨  🔗 Su SHmag.it, Chiara Medinas racconta la loro storia, le passioni che li animano e la visione dietro i loro contenuti. Il link per leggere l’articolo completo è anche nel nostro Canale.
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  • 🧙🏻‍♀️ Julia Carta non era una strega. Era una donna che il tempo non ha cancellato.  Julia Casu Masia Porcu nacque intorno al 1561 a Mores, in una famiglia segnata dalla povertà e dall’analfabetismo. A circa 25 anni si sposò e si trasferì nella vicina a Siligo.  🧉 Aveva appreso dalla nonna conoscenze terapeutiche: curava, preparava rimedi, aiutava chi si rivolgeva a lei.
Ma quelle stesse persone finirono per accusarla.  👨🏻‍⚖️ Processata due volte dal Tribunale dell’Inquisizione spagnola di Sassari, condotta nel Castello Aragonese, minacciata di tortura: Julia confessò sotto terrore. La pena fu di tre anni, poi tornò a Siligo.  Ma le accuse ripresero. Un secondo processo.
Dell’esito finale non si hanno certezze. Le sue tracce si fermano nel 1614, nel National Historical Archive di Madrid.  Probabilmente non fu arsa sul rogo. Riuscì a salvarsi.  🌑 La sua storia è rimasta nella memoria di Siligo, che nel 2025 è entrata nella prestigiosa Rete delle Città delle Streghe.  Julia non fu una martire.
Non fu una strega.
Fu una donna fuori dal tempo.  👉 La storia completa di Raffaella Piras ti aspetta su SHmag.it 📰  #JuliaCarta #Siligo #cittàdellestreghe
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