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Lavoro, via libera a decreto. Meloni: “Patto con imprese e sindacati, niente ai pirati”

di Redazione
29 Aprile 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Salario giusto tarato sulla base dei contratti collettivi più rappresentativi; fuori dal perimetro degli incentivi chi firma contratti pirata; bonus per le assunzioni; norme contro il caporalato digitale. Il decreto lavoro vede la luce, incassando il via libera del consiglio dei ministri. Ad annunciarlo, in conferenza stampa, è la premier in persona, insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano e alle ministre del Lavoro, Marina Calderone, e delle Pari opportunità, Eugenia Roccella. “Questo provvedimento è un punto di partenza di un’alleanza, un patto con i corpi intermedi, con le organizzazioni sindacali e datoriali”, ha detto Giorgia Meloni. E rivendica “interlocuzioni costanti, anche se non ufficiali, non nel modello della convocazione del tavolo tradizionale”, con tutte le parti, compresi i sindacati (che nei giorni scorsi avevano osservato di non essere stati chiamati sul testo del dl), assicurando che, comunque, “se dovessero emergere proposte migliorative o elementi che non sono stati adeguatamente considerati, siamo ovviamente aperti a raccoglierli. Il governo – ha chiosato la presidente – è disponibile, quando il confronto non è pregiudiziale e c’è volontà di collaborare”. Sulla stessa linea Calderone: “Le interlocuzioni ci sono, il governo ascolta”, ha aggiunto infatti la ministra, illustrando poi nel dettaglio le misure. 

IL SALARIO GIUSTO 

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La principale novità è l’introduzione del cosiddetto ‘salario giusto’ definito come il “trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. Il nodo concettuale della misura, quindi, è proprio la rappresentanza che – secondo l’esecutivo – schermerebbe il mercato dal rischio dei contratti pirata. “L’accesso ai benefici previsti dal presente decreto è consentito in caso di trattamento economico individuale corrisposto non inferiore al trattamento economico complessivo determinato ai sensi del presente articolo”, si prevede infatti nel provvedimento. La stessa premier lo ha ribadito, in conferenza stampa: “Chi sottoscrive contratti pirata e chi sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici sul lavoro. In buona sostanza, con questo decreto noi diciamo da una parte sì al salario giusto, dall’altra sì a una contrattazione di qualità”, a cui ha fatto seguito anche la ministra Calderone, sottolineando proprio la “scelta di campo” del governo, che vuole “sostenere il lavoro partendo dal sostegno alla contrattazione collettiva nazionale di qualità”.  

I RINNOVI CONTRATTUALI  

Esce modificata, invece, la norma sui rinnovi contrattuali. Nelle bozze circolate nei giorni precedenti, infatti, si leggeva che gli incrementi retributivi previsti in sede di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro scaduti decorressero “dalla data di scadenza naturale del precedente contratto”. Nella misura contenuta nel testo uscito dal Cdm sono invece le parti stipulanti, nell’esercizio della propria autonomia contrattuale, a disciplinare in sede di rinnovo le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica del periodo intercorrente tra la scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro e la sottoscrizione del relativo rinnovo, assumendo a riferimento la data di scadenza naturale del contratto previgente. “Ribadiamo ‘la libertà delle parti, quindi delle associazioni datoriali e sindacali a stipulare e definire anche le modalità di rinnovo” ma “per noi è importante il richiamo al fatto che i rinnovi devono andare in sequenza, e che è importante rinnovare per tempo i contratti”, ha osservato la ministra del Lavoro.  

CAPORALATO DIGITALE 

Tra le misure contenute nel decreto lavoro, anche quelle per la lotta al caporalato digitale. Il decreto interviene in particolare sulla qualificazione del rapporto lavorativo: “Quando emergono indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante gestione algoritmica, il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria”, si legge nel testo. “Combattiamo il caporalato digitale che è una forma di sfruttamento del lavoro che attiene anche a delle condizioni particolari. Guardiamo al mondo dei rider ma non con l’intento di dire che tutto ciò che avviene in quel contesto è fuori dai parametri di legalità”, spiega la titolare di Via Flavia. Nella norma, quindi, “troverete che ciò che è lavoro subordinato è lavoro subordinato. Ciò che invece è lavoro autonomo, rimane ma devono essere applicate tutele e garanzie per evitare che ci sia un incomprensione di questa differenza”. Motivo per cui ai committenti viene chiesto di aggiornare il libro unico del lavoro “per dare la dimensione di qual è l’impegno dei lavoratori autonomi nel corso del mese”. Per la stessa ragione, si prevede che in caso di lavoro intermediato da piattaforma digitale, “l’accesso alla piattaforma da parte del lavoratore può essere consentito con spid, cie o cns oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma ad un singolo codice fiscale con un sistema di autentificazione a più fattori”. Assoluto divieto ci cedere, poi, le credenziali dell’account a testo: la sanzione prevista va dai 600 a 1200 euro. 

I BONUS PER LE ASSUNZIONI 

Bonus per le assunzioni 2026 di giovani, donne e dipendenti nelle regioni sotto l’ombrello della Zes con un esonero del 100% dei contributi previdenziali per i datori ‘virtuosi’, per cui vengono messe a terre risorse fino a quasi 1 miliardo. 

Il bonus donne si rivolge ai datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026, assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi oppure prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno dodici mesi e che appartengono ad una delle categorie di ‘lavoratore svantaggiato’ definite dalle direttive europee. Il limite massimo di importo per ogni lavoratrice è di 650 euro su base mensile, ma sale a 800 euro se la lavoratrice è residente nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno. La spesa complessivamente prevista è pari a 26,5 milioni di euro per il 2026, di 63,7 milioni di euro per il 2027 e di 51,3 milioni di euro per il 2028, a cui si provvede a valere sul Programma nazionale giovani, donne e lavoro 2021-2027. 

Per gli under 35 privi, da almeno 24 mesi, di impiego regolarmente retribuito ovvero sono privi da almeno 12 mesi di impiego regolarmente retribuito e appartenenti ad una delle categorie di ”lavoratore svantaggiato” previste dalle direttive europee, il testo prevede lo stesso sgravio per chi assume – nello stesso range di tempo – tra questi soggetti, ”personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”. Il beneficio è riconosciuto per un periodo massimo di ventiquattro mesi. Il limite massimo di importo è pari a 500 euro su base mensile per ciascun lavoratore, 650 per i datori che assumono in una sede o unità produttiva ubicata nelle regioni Zes. Il limite di spesa è di 109,7 milioni di euro per l’anno 2026, di 252,4 milioni di euro per l’anno 2027 e di 135,4 milioni di euro per l’anno 2028, a cui si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista nell’ultima legge di bilancio.  

Infine, si prevede il medesimo esonero per quei datori privati che occupano fino a 10 dipendenti nel momento dell’assunzione, che dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026 assumano personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. A patto però che assumano ”presso una sede o unità produttiva ubicata in una delle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno”. I benefici contributivi ammontano a 26 milioni di euro per l’anno 2026, di 60 milioni di euro per l’anno 2027 e di 34 milioni di euro per l’anno 2028, a cui si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista nell’ultima manovra. 

ALTRI TRE ANNI PER SCIVOLO ISOPENSIONE 

Confermata, nel decreto lavoro approvato in Cdm, la proroga fino al 2029 della possibilità per i lavoratori di uscire con un anticipo fino a sette anni (anziché quattro) tramite l’isopensione, lo ‘scivolo’, a carico delle aziende con almeno 15 dipendenti e in eccedenza di forza lavoro, introdotto dalla riforma Fornero. 

SALTA IL LAVORO DOMESTICO 

Saltano le misure sul lavoro domestico, presenti invece nelle bozze circolate nei giorni precedenti. Nel testo del decreto, infatti, spariscono le disposizioni sulla formazione per lavoratori domestici dedicati all’assistenza domiciliare, dove si prevedeva che “i percettori di Naspi che hanno esercitato come ultima occupazione attività di lavoro domestico sono tenuti alla frequenza di corsi di assistenza familiare”. Via anche quelle sull’assunzione di lavoratori domestici disoccupati per assistenza a non autosufficienti, secondo cui, in caso di assunzione di disoccupati per assistere persone con disabilità, veniva riconosciuta una copertura figurativa dei contributi, per un valore corrispondente alle rate di Naspi a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto se fosse rimasto disoccupato. Nell’ultima versione del decreto, infine, manca anche l’incremento di 500 milioni di euro per il Fondo nuove competenze per l’anno 2026. 

Tags: adnkronoscronacaItaliaultimora
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