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Migranti, Save the Children: circa 2mila minori arrivati con proprie famiglie nel 2025 via mare

di Redazione
3 Luglio 2026
in Italia & Mondo
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(Adnkronos) – Considerando solo i migranti in arrivo via mare in Italia, nel 2025 si stima che circa 2.000 siano stati i minori giunti nel Paese con la propria famiglia. I pochi dati esistenti, seppur incompleti e frammentari, riferisce Save the Children, restituiscono con chiarezza una presenza diffusa, lungo tutte le principali rotte migratorie, di famiglie con bambini e adolescenti , che arrivano in Italia, la attraversano e, a volte, vi ritornano perché respinti o di ritorno da altri Paesi. Ciò fa di questi bambini e dei loro genitori un gruppo particolarmente fragile e invisibile nell’ambito dei flussi migratori, che si ritrova a confrontarsi con meccanismi di tutela poco attenti alle loro esigenze e con un sistema complessivo di accoglienza e protezione inadeguato. Un sistema che rischia di essere ulteriormente compromesso dall’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, il cui decreto-legge di attuazione è attualmente all’esame del Parlamento. A questi bambini e bambine è dedicata l’ultima edizione di ‘Nascosti in piena vista’ di Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – perché la loro condizione di vulnerabilità non può essere considerata un ‘effetto collaterale’ del fenomeno migratorio, una questione ‘marginale’, nella discussione politica nazionale relativa alle politiche di accoglienza e asilo, ma deve essere riconosciuta e messa al centro anche di questa fase di attuazione del Patto europeo.  

Seppur poco analizzata a livello sistemico, la realtà delle famiglie con figli minori emerge e si manifesta in tutta la sua complessità sui territori, sollecitando le istituzioni, le amministrazioni, gli attori umanitari e la società civile che, in assenza di un quadro normativo e operativo specifico, si mobilitano a seconda delle diverse capacità, possibilità e priorità definite a livello locale. Nella prima accoglienza i minorenni ospitati con la propria famiglia non sono ancora ufficialmente tracciabili, ma nel 2025 erano più di 10.334 quelli inseriti nella seconda accoglienza garantita dal SAI (il 69,7% dei 14.829 minorenni accolti in Sai). “Sin dall’avvio del nostro lavoro di ricerca è emersa una realtà chiara: i minorenni che migrano con le proprie famiglie non sono riconosciuti né dal punto di vista statistico né da quello dell’individuazione di bisogni specifici, a partire da spazi di vita adeguati. Le interviste raccolte raccontano di mancanza di privacy, promiscuità, isolamento all’interno di un sistema di prima accoglienza, quello dei Centri di Accoglienza Straordinaria, pensato soprattutto per gli adulti soli. Lo spazio della stanza diventa spesso l’unico rifugio e anche andare a scuola può diventare difficile. Con l’attuazione delle nuove regole del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, poi, c’è addirittura il rischio di trattenimento, una forma di restrizione della libertà personale, anche delle famiglie con bambini, sia all’arrivo con il fermo amministrativo, che successivamente nel corso delle procedure di frontiera. In gioco c’è il rispetto dei diritti fondamentali dei minorenni nel nostro Paese”, dichiara Antonella Inverno, Responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. 

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In questo panorama, il rapporto Nascosti in piena vista 2026, curato da Filippo Furri, ha cercato di fornire una visione d’insieme, che pur non pretendendo di essere esaustiva, delinea un quadro di rischio per i minorenni. I minori in famiglia in Italia attraversano un sistema che non è strutturato per rispondere adeguatamente alla loro presenza, a partire dall’assenza di un monitoraggio degli ingressi alle frontiere, dei transiti e delle permanenze sui territori. Critica risulta inoltre la capacità di tutelare i nuclei e il diritto all’unità familiare, le dinamiche e le tempistiche di inserimento delle famiglie in strutture di accoglienza idonee, i tempi e le logiche di trattamento delle domande di protezione internazionale e della gestione di eventuali dinieghi e ricorsi, nonché la capacità di intercettare, valutare e rispondere alla sommatoria di fragilità che un nucleo familiare incarna. I minori che arrivano nel nostro Paese con la propria famiglia hanno età, vissuti ed esigenze diverse: tra loro ci sono neonati, bambine e bambini in età prescolare e scolare, adolescenti e neomaggiorenni, minori nati in Italia, arrivati tramite rotte migratorie ad alto rischio (via mare o terra), ma anche attraverso canali sicuri (visti turistici, sanitari o umanitari), così come minori con percorsi di “rientro” o migrazioni secondarie.  

La ricerca sul campo, condotta in territori di frontiera e transito come Oulx, Ventimiglia, Trieste, Agrigento, Milano, Roma e Torino, da giugno 2025 ad aprile 2026, ha mappato fasi, tipologie di accoglienza e aree critiche dei percorsi dei nuclei familiari, integrando analisi quantitativa e qualitativa attraverso interviste a 48 famiglie e 20 stakeholder. L’analisi individua passaggi chiave, dall’arrivo all’integrazione, e mette in evidenza un divario significativo tra diritti formalmente garantiti ed effettiva tutela, spesso discontinua, soprattutto per i minori. L’accesso a istruzione, salute e protezione resta condizionato da ostacoli amministrativi e carenze strutturali, lasciando molti minori ‘nascosti in piena vista’. Il sistema della prima accoglienza italiano, costituito dai Cas e dagli altri centri di emergenza nati negli ultimi anni, non è progettato per i nuclei familiari. Chi arriva è spesso collocato nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), nei Cara o in altri centri analoghi, con servizi limitati e inadeguati ai bisogni educativi e psicologici dei minori. L’accoglienza diffusa – che garantisce percorsi più idonei per i nuclei familiari e una migliore capacità di sostegno ai percorsi di autonomia – rimane una realtà minoritaria. L’analisi del sistema ha messo infatti in evidenza una limitata capienza del sistema ordinario di seconda accoglienza in capo ai Comuni (Sai) e una forte dipendenza dal modello emergenziale, con una netta prevalenza dei Cas, strutture che dovrebbero essere di prima accoglienza, ma dove spesso le famiglie rimangono bloccate per anni a causa della lentezza amministrativa e degli intoppi burocratici. Ne derivano condizioni di vita difficili tra sovraffollamento, scarsa privacy, accesso limitato ai servizi, isolamento, con la scuola come unico spazio di normalità, tuttavia fragile per via dei trasferimenti da un centro all’altro, anche in territori molto lontani tra loro. Inoltre, spesso bambine e ragazze percepiscono il grande centro d’accoglienza in cui vivono come un ambiente ostile e poco sicuro, per la promiscuità e la presenza di persone adulte sconosciute: una sensazione che limita fortemente la loro libertà di movimento e le spinge a un confinamento protettivo all’interno della propria camera. In questo quadro anche il rischio di subire molestie può diventare una paura reale. Inoltre, la coabitazione forzata ad alta densità espone i minori a contesti potenzialmente traumatizzanti, fino ad arrivare a casi limite come manifestazioni di grave disagio psichico o aggressioni da parte di altri ospiti.  

Infine, la precarietà e la lentezza burocratica generano forte incertezza e incidono sulle dinamiche familiari, portando spesso a un’inversione dei ruoli, con i figli che molto presto assumono responsabilità da adulti, essendo i primi a imparare la lingua e svolgendo il ruolo di mediatori legali e amministrativi dei loro genitori, con impatti significativi sul loro sviluppo. “Ero l’eroe, praticamente, che dovevo tradurre, devo leggere queste cose qua, spiegare ai miei genitori. Era bello, però era pure importante”, ricorda un bambino di 13 anni. “Senza dati e informazioni accessibili non si possono delineare politiche efficaci, che appaiono invece urgenti per i bambini e le bambine e le loro famiglie, – dichiara Giorgia D’Errico, direttrice relazioni Istituzionali di Save the Children – anche alla luce dell’entrata in vigore del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e dell’esigenza di mettere al centro le persone più vulnerabili. Per colmare questo profondo vuoto di conoscenze è necessario avviare al più presto una raccolta sistematica e continuativa di dati disaggregati e accessibili. Sarebbe inoltre opportuno l’avvio di un’indagine parlamentare conoscitiva per colmare anni di carenza informativa e ricostruire più ampiamente e in prospettiva storica le traiettorie e le altre caratteristiche di questa parte così vulnerabile delle migrazioni verso l’Italia, composta da bambini spesso molto piccoli, non di rado neonati, per lo più coinvolti in viaggi a cui i loro genitori sono costretti ma che loro non hanno potuto scegliere. Proprio in questi giorni il Senato è impegnato nell’esame del decreto-legge che dà attuazione al Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Ci aspettiamo che il testo definitivo della legge di conversione ponga esplicitamente il superiore interesse del minore al centro dell’impianto normativo e introduca garanzie di tutela effettive per tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti, accompagnati e non accompagnati, assicurando un’accoglienza adeguata, l’esclusione del trattenimento per motivi migratori e procedure di asilo pienamente rispettose dei loro diritti, senza il ricorso alle procedure di frontiera o accelerate”. 

Per garantire una tutela effettiva dei minori e delle famiglie lungo l’intero percorso migratorio, Save the Children ribadisce inoltre la necessità di superare il ricorso ai Cas come risposta emergenziale, puntando su un’accoglienza adeguata – sicura, dignitosa e inclusiva – rafforzando il sistema Sai e i modelli diffusi orientati all’autonomia. È inoltre fondamentale garantire percorsi di accoglienza stabili e coerenti, evitando interruzioni o uscite premature che rischiano di compromettere il benessere e lo sviluppo dei minori. Parallelamente, fin dalle prime fasi dell’arrivo, è necessario rafforzare la formazione degli operatori impegnati nelle attività di controllo e gestione alle frontiere sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nonchè la loro capacità di riconoscere tempestivamente la presenza di minori e di individuarne bisogni e vulnerabilità, di rendere più rapide e accessibili le procedure di ricongiungimento familiare e di ampliare i canali di ingresso regolari, assicurando continuità e stabilità nei percorsi di presa in carico. 

Tags: adnkronoscronacamondoSave the Childrenultimora
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