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Quando la cannabis parla sardo. L’isola è l’ambiente perfetto per coltivare una tra le piante più discusse

di Daniele Dettori
17 Agosto 2019
in Ambiente & Natura, Benessere & Salute
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
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In queste pagine affrontiamo un argomento troppo spesso ammantato di pregiudizio, sul quale si arriva a conclusioni talvolta affrettate e sovente tirate da poca conoscenza. Piero Manzanares, Presidente dell’Associazione Culturale Sardinia Cannabis, ci aiuta a capire meglio una tra le piante più discusse del momento, raccontandoci proprietà, impieghi e possibilità di lavoro offerti dalla canapa. «L’Associazione nasce con l’intento di informare», esordisce. «La maggior parte delle persone non conosce esattamente la pianta: già guardando la foglia pensano si tratti di droga quando, in realtà, la foglia è per lo più un fatto di immagine e non contiene neppure il principio attivo.»

L’idea di Piero per una coltivazione normata della canapa in Sardegna nasce qualche tempo fa, quando ancora una legge specifica non c’era. «Il procedimento consisteva nel fare un’autodenuncia alle forze dell’ordine e iniziare a coltivare, per uso industriale, una delle tipologie iscritte al catalogo europeo: c’è infatti un catalogo che comprende tante varietà, più di 60, ma il numero cambia di anno in anno tra nuovi inserimenti e cancellazioni. Io ho coltivato quella denominata Futura 75: è una varietà che cresce bene nel nostro clima. L’ho fatto insieme con un amico che aveva un’impresa agricola.»

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Da qui all’allargamento dell’attività il passo è stato breve. «Abbiamo coinvolto agricoltori un po’ in tutta l’isola e abbiamo seguito un corso alla Business Summer School di Rumundu, a Porto Conte. Il corso è stato fondamentale per entrare in un’ottica di impresa e capire come prende corpo una filiera produttiva. Come Associazione abbiamo deciso di coltivare e far coltivare ai nostri soci solo determinate qualità di canapa. Abbiamo raccolto i semi, che vengono spremuti e dai quali si ottiene l’olio. Dallo scarto di questa spremitura, quindi dal seme macinato che si chiama panello, si procede con un’ulteriore macinatura e si ottiene la farina, anch’essa classificabile secondo diverse granulometrie.

Successivamente abbiamo portato la farina a un pastificio che potesse rappresentare al meglio i nostri ideali. Nell’adesivo e nel nostro logo c’è scritto 100% Made in Sardinia. Questo perché vorremmo che venissero utilizzati esclusivamente prodotti sardi. Canapa sarda, quindi, ma anche gli altri ingredienti complementari. Per fare cosa? Per esempio, al Pastificio Tanda&Spada abbiamo fatto fare i malloreddus. E abbiamo già stipulato un accordo con questo pastificio per una produzione prossima su più larga scala.»

Dicevamo di un catalogo europeo. In questo senso, infatti, una regolamentazione si è resa necessaria per distinguere le piante sulla base della loro “pericolosità”. «Quella che noi coltiviamo è la Cannabis Sativa L. dove la “L” sta per Linneo, lo scopritore, e non per “Light” come si crede di solito. Bene, questa specie comprende sia le piante con un alto dosaggio di THC che quelle con dosaggio più basso. Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è proprio il principio attivo cannabinoide al centro di tutte le discussioni. Nelle piante considerate illegali la sua percentuale si aggira fra 5 e il 7%. Per legge non può invece sforare lo 0,6%. Le nostre piante ne contengono uno 0,2%. In questo senso la legge è comunque soggetta a modifiche sulla base di diverse spinte. Ricordiamo che, in Italia, le principali leggi di riferimento sono la 309/90 e la 242/2016.»

Non possiamo esimerci, a questo punto, dal chiedere a Piero come sia nato questo suo interesse verso una materia tanto spinosa e, soprattutto, verso una pianta legalmente controversa. «Io ne faccio uso perché possiedo un certificato terapeutico che me lo consente. Conosco, inoltre, le difficoltà che i pazienti incontrano nel reperirla. Ne ho avuto un’ulteriore prova con il caso di mio padre, che è morto quest’anno. Aveva un glioblastoma multiforme al cervello: un tumore maligno del quale non si conoscono ancora né le cause, né le cure. L’aspettativa di vita è di sei mesi, massimo un anno. E nel suo caso soltanto se si fosse sottoposto a un intervento senza alcuna garanzia, altrimenti gli sarebbero rimasti pochi giorni.

Dopo l’intervento, al quale sopravvisse, mio padre soffriva di crisi epilettiche per le quali i rimedi canonici prevedevano l’uso di Valium, un potente sedativo. Io già sapevo che la cannabis somministrata per le crisi epilettiche aveva successo e così, contattando una coppia di ricercatori italiani che vive e lavora a New York e una dottoressa che lavora a Madrid ho avuto un incoraggiamento su questa strada. In molti casi, ferma restando la chemio, gli esseri umani trattati con la cannabis per quella patologia mostravano un’aspettativa di vita superiore. A mio padre davo i biscotti fatti con burro di cannabis e l’olio per uso farmaceutico, che si somministra prendendo qualche goccia sotto la lingua. Non ha più avuto crisi epilettiche e neppure postumi da chemio come dermatite, sanguinamento gengivale, nausea, ecc. Dopo l’intervento è sopravvissuto per due anni e un mese. Così ho compreso anche la possibile utilità sociale di un’attività come questa. Certo non è garantito che tutti traggano beneficio, però vengo contattato da diverse persone tra le quali ricordo un signore colpito dal Parkinson che – mi ha detto – quando la assume sotto forma di tisana e la vaporizza smette di tremare.»

In questo senso, l’ultimo pensiero di Piero è rivolto ai proibizionisti. «La mancanza di informazione e le strumentalizzazioni sono l’aspetto veramente dannoso. Noi vogliamo colmare questo gap».

Tags: agricolturacanapaSardegnaSardinia CannabisTHC
Daniele Dettori

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📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
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Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
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Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
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  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.  👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it  📸 Attilio Cusani
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