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Teatro del Segno: da sabato 12 marzo a Cagliari riparte la Stagione di Teatro Senza Quartiere al TsE di Is Mirrionis

Cinque titoli in cartellone tra marzo e aprile, dai classici del Novecento ai testi contemporanei, tra suggestioni letterarie e trame surreali, ritratti d'artista e riflessioni sulla Storia a comporre un vivido affresco di varia umanità

di Redazione
27 Febbraio 2022
in Cagliari, Eventi, Teatro
🕓 10 MINUTI DI LETTURA
52 2
"Il Sistema Periodico" del Teatro del Segno
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Si apre il sipario sulla seconda tranche della Stagione 2021-2022 di Teatro Senza Quartiere al TsE di via Quintino Sella nel cuore di Is Mirrionis a Cagliari – dopo l’anteprima domenica 13 febbraio alle 19.30 alla vigilia di San Valentino con gli “Amori da Palcoscenico” in compagnia di Marta Proietti Orzella e Stefano Ledda con la partecipazione di Rossella Faa, moderna cantastorie, nei panni di Cupido: cinque titoli in cartellone tra marzo e aprile, dai classici del Novecento ai testi contemporanei, tra suggestioni letterarie e trame surreali, ritratti d’artista e riflessioni sulla Storia a comporre un vivido affresco di varia umanità.

Nello spazio “ritrovato” del quartiere sorto nel dopoguerra ai piedi del colle di San Michele riprende – dopo la pausa per le feste natalizie e il tempo del Carnevale – la quinta stagione di Teatro Senza Quartiere organizzata dal Teatro del Segno con la direzione artistica di Stefano Ledda e incastonata nel progetto pluriennale “Teatro Senza Quartiere / per un quartiere senza teatro” 2017-2026 a cura del Teatro del Segno in collaborazione con la Parrocchia di Sant’Eusebio, con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Sardegna e del Comune di Cagliari e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Un’edizione speciale dedicata al ricordo di Gianluca Floris, cantante lirico, regista e scrittore: un intellettuale e un artista, personalità di spicco e punto di riferimento per la vita culturale del capoluogo e dell’Isola.

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Tra i protagonisti Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari con il loro “Amleto Take Away” (Premio Ubu per il miglior attore 2018) per un ideale viaggio tra i paradossi e le contraddizioni del Belpaese, Salvatore Della Villa ne “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che indaga la fragilità e le inquietudini del cuore umano e Fabio Marceddu con il pluripremiato “F. M. e il suo doppio” (produzione Teatro dallarmadio) in una autobiografia in cui si fondono vita e arte, esperienze personali e passione teatrale. Omaggio a Primo Levi con “Il Sistema Periodico” nella mise en scène del Teatro del Segno, con drammaturgia e regia di Stefano Ledda, dove le memorie del Novecento e la tragedia della Shoah s’intrecciano a una riflessione sul futuro mentre si ispira alla figura e alle opere dello scultore di Sant’Antioco Gianni Salidu “E poi ho visto un gabbiano” di OfficinAcustica, un “concerto teatrale” ideato e interpretato da Anna Lisa Mameli e Corrado Aragoni con un affiatato ensemble di attrici e musicisti.

S’intitola “Veni, Vidi… Scrissi” il concorso per aspiranti critici teatrali indetto dal Teatro del Segno: inaugurato con l’anteprima dedicata agli “Amori da Palcoscenico” mette in palio biglietti omaggio per gli spettacoli in cartellone per tutti i partecipanti oltre a un abbonamento (per due persone) alla prossima Stagione di Teatro Senza Quartiere 2022-2023 per il vincitore / la vincitrice designato/a a insindacabile giudizio della giuria presieduta dalla giornalista Maria Paola Masala (già firma del quotidiano “L’Unione Sarda”) mentre la migliore recensione sarà pubblicata sul portale SardegnaEventi24.it . «Un’idea nata» – spiega il direttore artistico Stefano Ledda – «con l’intento di avvicinare e coinvolgere il pubblico e in particolare i più giovani, ma non solo, nel meraviglioso gioco del teatro, sollecitando uno sguardo critico e uno studio attento sui contenuti e sull’estetica teatrale».

Tra i progetti in cantiere, “Rovinarsi è un Gioco” / Città Metropolitana di Cagliari 2022 per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico incentrato sullo spettacolo “GAP / Rovinarsi è un Gioco” scritto, diretto e interpretato da Stefano Ledda e ispirato alla storia vera di un giocatore di videopoker, realizzato con la consulenza di studiosi ed esperti come lo psicologo e psicoterapeuta Rolando De Luca (responsabile del Centro di Terapia di Campoformido (UD) per ex giocatori d’azzardo e le loro famiglie) tra il racconto di una vita “esplosa” e i “numeri” preoccupanti della diffusione delle nuove dipendenze “non da sostanze”, per sensibilizzare e informare attraverso la forza espressiva del teatro sulle insidie nascoste dietro un apparentemente innocuo passatempo.

Prosegue anche l’iniziativa del “biglietto sospeso”, ispirata alla tradizione partenopea del “caffè sospeso”, che permette a chi lo desideri di offrire la visione di uno spettacolo a chi non potrebbe permettersi il costo dell’ingresso e nel contempo sostenere il progetto “Teatro Senza Quartiere / per un quartiere senza teatro” 2017-2026, per un’idea di cultura sostenibile e di solidarietà nel segno della bellezza, nella convinzione che il teatro uno spezio fisico e metafisico di confronto fondamentale per lo sviluppo armonioso della comunità.

IL CARTELLONE

Ouverture tra suoni, parole e visioni – sabato 12 marzo alle 21:00 – con “E poi ho visto un gabbiano” di OfficinAcustica: un affascinante “concerto teatrale” dedicato all’artista Gianni Salidu con testi originali di Anna Lisa Mameli e musiche originali, arrangiamenti e direzione musicale di Corrado Aragoni, per evocare insieme alle sculture di legno e di pietra l’immagine e le atmosfere dell’Isola di Sant’Antioco. Sotto i riflettori l’attrice e cantante Anna Lisa Mameli e le attrici Marta Proietti Orzella e Eleonora Giua, sulle note dell’ensemble che schiera insieme con Corrado Aragoni (pianoforte), Remigio Pili (fisarmonica), Anna Maria Viani (violino), Karen Hernandez (violoncello), Simone Floris (clarinetto), Andrea Lai (sax), Massimo Spano (contrabbasso) e Alessandro Garau (batteria e percussioni) per un racconto per quadri intorno a temi universali «e che da sempre scandiscono la vita e l’agire dell’uomo».

«Per chi abita in un’isola, il mare è l’unico orizzonte possibile – si legge nelle note –. I fasci di luce, di albe, mezzogiorni e tramonti, investono e colorano acqua e terra, uomini, animali e vegetazione. Tutto si ripete ciclicamente ma nulla è mai uguale, a saper guardare bene. L’isola è approdo sicuro ma anche scoglio che squarcia le barche; l’isola è accoglienza ma anche mare che divide; l’isola è fatica ma anche bellezza estatica». Su un’Isola, guardando verso l’orizzonte infinito, scorre il tempo della vita tra allegria e tristezza, passioni e speranze, in un gioco di rimandi tra la Forma e la Materia, per un ideale percorso alla scoperta di «una terra, il Sulcis, infinitamente ricca di storia e bellezza».

Viaggio nei labirinti della mente e del cuore umano – sabato 19 marzo alle 21:00 e domenica 20 marzo alle 19:30 – con “Il Sistema Periodico”, tratto dal libro omonimo e dalle interviste di Primo Levi, con drammaturgia e regia di Stefano Ledda, anche protagonista sulla scena sulle note del sax di Juri Deidda (produzione Teatro del Segno e Nuance) in un nuovo allestimento, tra scenografie essenziali e evocative risuona il racconto di una vita, tra le (dis)avventure e gli esperimenti di un giovane chimico e la tragedia terribile della Shoah. Sulla falsariga dei racconti, in cui gli elementi della Tavola di Mendeleev si legano, di volta in volta, per libere associazioni, a trame fantastiche e a momenti emblematici della biografia dell’autore, come in un “flusso di coscienza”, Stefano Ledda restituisce la voce dell’intellettuale, poeta e scrittore, una delle coscienze più lucide del Novecento.

“Il Sistema Periodico” richiama sulla scena «una figura esemplare, che partendo dalla concretezza del mestiere di chimico, riflette, si educa, e in qualche modo ci educa, a ricomprendere le cose e gli uomini, a prendere posizione, lontani dalla “grigia innocenza” a misurarci, a ritrovare un nostro esistere meno disumano, e riscoprire l’esigenza di testimoniare a favore della scintilla fondamentale della ragione e della imprescindibile difesa della dignità di ciascuno».

Si ritrovano in “Idrogeno”, i germi della vocazione di scienziato – «saremo stati chimici» – e tracce della genealogia familiare in “Argon”, mentre dalla preparazione del solfato di “Zinco” deriva «l’elogio all’impurezza», e “Cerio” descrive una profonda amicizia nata nell’orrore e nel gelo del lager, poi l’invenzione di “Carbonio”, sulle successive trasformazioni e trasmigrazioni di un atomo, dal regno della natura fin nella mente umana. Infine la poesia, con “Le pratiche inevase”, sintesi estrema di un’esistenza, tra sogni dimenticati e progetti in sospeso.

"F.M. e il suo doppio" di Teatro dallarmadio
“F.M. e il suo doppio” di Teatro dallarmadio
"E poi ho visto un gabbiano" di Officinacustica
“E poi ho visto un gabbiano” di Officinacustica
"Il sistema periodico"
“Il sistema periodico”
"Amleto Take Away" Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
“Amleto Take Away” Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Ironia in scena sabato 26 marzo alle 21:00 e domenica 27 marzo alle 19:30 con “Il Grigio” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, nella mise en scène di Salvatore Della Villa, con musiche originali di Gianluigi Antonaci, sonorizzazione di Rocco Angilè e video di Andrea Federico: storia di un uomo che sceglie la solitudine di una casa alla periferia della città, per riflettere e dimenticare la banalità del quotidiano, le delusioni e i fallimenti, e si ritrova a fare i conti con la presenza di un inquietante coinquilino. Focus sul dramma dell’esistenza con la cifra grottesca e surreale, venata di umorismo, del teatro di Giorgio Gaber e Sandro Luporini con la celebre pièce in cui lo squallore e la noia di un’esistenza intrisa di ipocrisia e volgarità, tra la fine di un matrimonio, il rapporto irrisolto con un figlio e un’amante delusa, cui il protagonista cerca di sfuggire riemergono inesorabilmente nello scontro con una bestia maliziosa e crudele, tra trappole inganni, una sgradevole compagnia che infrange l’agognata pace rigeneratrice.

«Non sfuggirà al pubblico che ‘lui’ in scena non ha un nome, insomma, è un “Innominato” della postmoderna società urbanizzata, che probabilmente non ha nome dal momento che qualsiasi nome di uno di noi lo denominerebbe – si legge nella presentazione –. «E non sfuggirà neppure che lui non è affatto homo oeconomicus, piuttosto è homo agens, e nella vita si è sempre dato da fare per rimuovere le insoddisfazioni al meglio delle sue possibilità. Perfetto homo agens del suo tempo, agisce e subisce al contempo l’inesorabile frammentazione dei suoi giorni, dei nostri giorni; frammentazione che con l’ingresso nella nuova casa spera di risolvere, ricominciando un’altra vita e lasciandosi finalmente dietro i fallimenti e le macerie del passato. Ma a sua insaputa l’oasi felice, tinteggiata di nuovo, è subdolamente abitata. Un disturbatore è nell’oasi, è sleale e ingannatore, lo inquieta, gli toglie il sonno, lo assale… insinua il dubbio, provoca la lotta, rosicchia l’anima, rosicchia perfino le carte della sua migliore creatività. Ma tiene desta la mente».

Fotografia del reale tra echi shakespeariani – sabato 2 aprile alle 21:00 – con “Amleto Take Away”, uno spettacolo di e con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, con musiche di Davide Berardi e Bruno Galeone e disegno luci di Luca Diani (produzione Compagnia Berardi Casolari – Teatro della Tosse) sulle questioni cruciali e i nodi irrisolti del presente, tra le incongruenze e le ingiustizie, gli aspetti più assurdi e grotteschi della società contemporanea, “globalizzata” ma non includente, dove sembra essersi smarrito il senso più profondo dell’umanità.

«“Amleto Take Away” è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte d’ispirazione per il nostro teatro ‘contro temporaneo’ – sottolineano Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari –. «Punto di partenza sono, ancora una volta, le parole, diventate simbolo più che significato, etichette più che spiegazioni, in un mondo dove «tutto è rovesciato, capovolto, dove l’etica è una banca, le missioni sono di pace e la guerra è preventiva». La pièce – che è valsa a Gianfranco Berardi il Premio Ubu 2018 come miglior attore – rappresenta «una riflessione ironica e amara che nasce dall’osservazione e dall’ascolto della realtà circostante, che ci attrae e ci spaventa». Il confronto con un mondo dove «Tutto è schiacciato fra il dolore della gente e le temperature dell’ambiente, fra i barbari del nord e i nomadi del sud. Le generazioni sono schiacciate fra lo studio che non serve e il lavoro che non c’è, fra gli under 35 e gli over 63, fra avanguardie incomprensibili e tradizioni insopportabili…».

In questo percorso «s’inserisce, un po’ per provocazione, un po’ per gioco meta-teatrale, l’“Amleto” di Shakespeare, simbolo del dubbio e dell’insicurezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza… è un Amleto che preferisce fallire piuttosto che rinunciare, che non si fa molte domande… È consapevole ma perdente, un numero nove ma con la maglia dell’Inter e di qualche anno fa, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà».

Infine – sabato 9 aprile alle 21:00 – spazio a “F.M. e il suo doppio” del Teatro dallarmadio, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Fabio Marceddu, con elementi scenici e costumi di Paoletta Dessì (assistente alla messinscena Cristina Bocchetta) e la collaborazione alla regia di Antonello Murgia per un’inedita riflessione sull’evoluzione culturale e sociale, vista «con lo sguardo di un adolescente inquieto, alla ricerca del suo “Ego stabile”». Vincitore del XX Palio Ermo Colle (2021) e del Premio del Pubblico alle Voci dell’anima (2016), lo spettacolo, presentato all’INSCENA Festival di New York (2018) rappresenta una sorta di “autobiografia” d’artista, il racconto di una vita tra la passione teatrale e la ricerca di un’identità, un monologo o meglio un travolgente one-man-show in cui il protagonista si mette a nudo svelando le molteplici sfaccettature della sua personalità, fra talento istrionico e vis comica, sfogliando l’album dei ricordi personali e familiari e ripercorrendo le tappe della sua carriera. «Partire dal proprio vissuto, e ritrovarsi a leggere quel che si è fatto, per arrivare dove si è arrivati» in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, significa trasferire sulla scena una trasfigurazione del proprio vissuto, riscrivere la propria storia per guardarsi allo specchio e riconoscersi in un’immagine che in realtà è una proiezione di sé.

«“F.M.” è il racconto di una vita, di una porzione di vita, dove il motore è il teatro. L’amore per il teatro, la necessità di fare teatro, la difficoltà di essere attori, alla periferia di un Paese dove è già difficile fare questo mestiere nella Capitale» – si legge nelle note -. «“F.M.” è Fabio Marceddu, ma è anche maschile e femminile, è anche Frequenze Medie, perché la verità sta nel mezzo, ed è anche fra Martino, il grido d’allarme intimato al frate che dorme invece di suonare le campane.

E prima che la campana suoni, come recita l’incipit: “Visto che ci stanno togliendo il futuro volgo lo sguardo al passato”».

INFO & PREZZI

Abbonamento a 5 spettacoli: intero €60 – ridotto* €50 – ridotto studenti €35. Biglietti: intero € 13,00 – ridotto* € 10,00 (*) riduzioni per residenti quartiere Is Mirrionis / under 25 / over 65 / abbonati CeDAC

Card x 3 spettacoli a scelta €30 – Card x 2: acquistando 2 abbonamenti a prezzo intero, si può richiedere: 1 abbonamento omaggio alla Stagione di Teatro Ragazzi Teatro e Marmellata ’22 – 1 un biglietto cortesia (posto unico 3€) per il Concerto di Natale del 12 dicembre 2021

Per informazioni: [email protected] – Tel. 391 4867955 (anche WhatsApp).

Tags: CagliariteatroTeatro del Segno
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  • 👹 Sos Colonganos, il respiro antico del Carnevale di Austis

Nel cuore della Sardegna, ad Austis, ogni anno il Carnevale si trasforma in qualcosa di ancestrale. Non ci sono coriandoli né allegria sfrenata: qui il tempo rallenta, e dalle vie del borgo emergono figure avvolte nel mistero. Sono Sos Colonganos, maschere silenziose vestite di pelli di pecora, pellami di volpe e martora, con ossa d’animale legate sulla schiena e volti coperti da maschere di sughero intrecciate a rami di corbezzolo. 🌿

⚫ Il loro nome deriva dal greco “kolos” — colui che veste di pelli — e la loro presenza comunica penitenza, sacrificio e legame profondo con la terra. A differenza di altre maschere sarde, Sos Colonganos non portano campanacci, ma ossa: simbolo potente di morte e resurrezione che attraversa i secoli. 

🐗 Il rito si arricchisce con l’apparizione di s’Urtzu, figura dal volto nero di carbone e una testa di cinghiale completa di zanne, che cerca disperatamente di sfuggire a Sos Bardianos, guardiani avvolti in cappotti neri di orbace che lo percuotono con bastoni fino a “ucciderlo”. È un dramma collettivo che racconta la ciclicità della vita, il sacrificio rituale, la rinascita comunitaria. 

📜 Le radici di questa tradizione affondano almeno nel 1700, come testimonia la poesia del neonelese Bonaventura Licheri. Grazie all’Associazione culturale Sos Colonganos e a testimonianze orali preziose — come quella di Franziscangela Meloni, classe 1907 — oggi il rito continua a vivere, custodendo memorie che parlano di identità, memoria e appartenenza. 

La storia completa, tra simboli antichi e voci del passato, la trovi nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔗

📸 ©Associazione Culturale Sos Colonganos
  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿

📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo. 

⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese. 

🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale. 

In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭

Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.

👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it

📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.

🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.

⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.

🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.

👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
  • 👹 Maschere nere, corna di cervo, pelli di montone e campanacci: a Lula, il Carnevale rivive ogni anno nel rito arcaico di Su Battileddu, la vittima sacrificale che incarna il ciclo eterno di morte e rinascita. Una tradizione intensa, misteriosa e profondamente legata alla terra e alla comunità.

👩🏻‍🍼👶🏻 Accanto a lui, le lugubri Sos Battileddos Gattias intonano canti funebri e mettono in scena gesti rituali che mantengono viva una memoria collettiva radicata nel mito e nell’identità della Baronia.

🔗 Nell’articolo su SHmag.it, Chiara Medinas ci guida alla scoperta della storia, del simbolismo e del fascino di uno dei Carnevali più enigmatici della Sardegna.

📷 Silvia Dengo
  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola. 

🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.

🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.

👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.

Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟

Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.

🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️

🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.
 

Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.

🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia.
 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.

La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨

Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.

📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.

👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.

Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹

🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍

🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.

👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it

📸 Attilio Cusani
  • 🌅🎤 Dopo il successo del tour europeo e l’annuncio della quarta edizione di “Tutti Per Uno”, Il Volo svela le nuove tappe del World Tour 2026-2027, prodotto da Friends & Partners. Tra le date attese c’è anche quella del 9 agosto 2026 ad Alghero, quando il trio si esibirà all’Alguer Summer Festival. 

🎫 Le prevendite per il fanclub sono già aperte, mentre da domani i biglietti saranno disponibili su Ticketone. 

🌎 Il nuovo anno porterà Il Volo oltreoceano: prima in America Latina, poi negli Stati Uniti, per un calendario di live che anticiperà i concerti estivi e la nuova edizione di “Tutti Per Uno”, in programma a settembre a Mantova. 

Un viaggio musicale che abbraccia continenti, pubblico e tradizione, confermando l’energia di un trio ormai simbolo della musica italiana nel mondo. 🇮🇹💫

👉 Leggi l’articolo completo su SHmag.it per scoprire tutte le date e i dettagli del tour!
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