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Gianluca Vassallo: oltre la fotografia

di Emanuela Ravot
25 Dicembre 2016
in Arte
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
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© Vassallo

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Fonde video, suono e fotografia, crea installazioni su temi diversi il cui senso profondo è dato dall’aspetto relazionale e di processo, così Gianluca Vassallo, quarantenne di San Teodoro, genera atti artistici. Esempio del sua creatività è la mostra “La Città Invisibile” che si può visitare a Cagliari fino al 6 Gennaio, presso la sede della Fondazione Banco di Sardegna, in via S. Salvatore da Horta 2. Arte e ricerca scientifica riflettono sullo spopolamento in Sardegna; sono trentuno, infatti, i comuni a rischio d’estinzione, e Gianluca Vassallo, scegliendo i dieci paesi con la minor densità di popolazione, attraverso centosei fotografie e un video, ci restituisce poeticamente quelli con la più ampia “circonferenza della solitudine”. Sono molti i progetti di Gianluca che portano a riflettere sulla realtà che ci circonda, per questo abbiamo voluto intervistarlo.

Quando hai iniziato a fare arte?
Nessuno ricorda la nascita, almeno non io! Come ogni scelta del quotidiano, anche ogni espressione della creatività, è sempre effetto della complessità maturata vivendo.

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Come nascono i tuoi progetti?
Non esiste istinto che non agisca in uno scenario di senso maturato in precedenza. Il pensiero è sempre, nella mia personale modalità di produzione artistica, precedente all’atto estetico. Questo per ricondurre tutto alle domande che mi sembra necessario portare al mondo ma anche per dare spazio a quelle che il mondo vuole portare a me. I progetti che realizzo, in fondo, non sono altro che tentativi di istruirmi attraverso l’esperienza, per arrivare con la sensibilità dove la cultura non arriva. Realizzando il progetto Shoot Me Orlando, io ero già “culturalmente” vicino ai diritti LGBT, ma fotografare due uomini che si baciano, o due donne, ad una distanza così ravvicinata da essere intima, ha la capacità di spostare le tue convinzioni culturali su un piano diverso che è quello esperienziale. Ecco, io non mi vergogno a dire, che durante le prime tre fotografie, mi sono sentito a disagio. Ma un bacio alla volta, quei baci, si sono trasformati da “culturalmente naturali” ad “esperienzialmente naturali”.

Quale viaggio di lavoro ti ha lasciato di più?
Sicuramente la Costa d’Avorio ha cambiato il modo in cui, dall’Occidente, guardavo all’Africa. Ad Abidjan c’è una folla da dopoguerra, notte e giorno, in cammino verso qualcosa. Le armi non suonano da parecchio ma è come una tregua perenne che non vuole diventare pace duratura. Lo puoi sentire nell’aria che sono a due generazioni dall’emancipazione dal bisogno, lo senti con la stessa potenza con cui ti accorgi che tutto è ambiguo, che ciascuna vittima della corruzione è pronta a diventare corruttore, che gli ultimi non combattono i primi, ma i penultimi.

Quale senso dai alla tua vita e alla tua arte?
La vita e l’arte sono la stessa cosa. Io sono ciò che faccio, i significati che produco. Io come tutti gli altri abitanti di questo tempo. Io come te, come il mio vicino, la tabaccaia, gli assassini, i geni della fisica, le veline. La vita, del resto, è un risveglio dal vuoto, in un barattolo di significati che fluttua nell’incomprensibile e che, come unico scenario per praticare l’esistenza, diventa casa, sistema istruttivo, luogo in cui esercitare senso e produrre trasformazione. Un agire per stupore centrato sulla certezza – tutta culturale – che il risveglio di chi arriverà dopo di noi, avverrà nell’identico barattolo, circondato dagli stessi interrogativi sul dove, sul come, sul perché. Abbastanza per decidere che “io” sono tutto, che non si può tacere, digiunare la vita, consegnarsi alla paura.

© Vassallo
Gianluca Vassallo

L’arte può essere denuncia sociale?
Io non ho mai denunciato nulla! Ho cercato di lavorare sempre sulla costruzione libera di processi dialettici attorno a ciò che sentivo urgente. Il mio lavoro, d’artista e di essere umano, è portare domande con la consapevolezza che le risposte, che sono un processo collettivo, possano essere profondamente diverse da quelle che darei io. L’arte, la mia, non è orientata dal furore rivoluzionario ma da un profondo amore per l’idea di democrazia. Forse la più grande utopia che l’uomo abbia mai inseguito.

Quale consideri il tuo lavoro più riuscito?
Sempre il prossimo!

Tags: fotografiaGianluca VassalloSardegna
Emanuela Ravot

Emanuela Ravot

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  • Forza, creatività e radici: sono gli elementi al centro di Donne dell’isola, il progetto nato da Gabriella Campus e Sabrina Maccioni per raccontare le donne sarde che costruiscono, innovano e valorizzano il territorio. 🌿  Attraverso Instagram, YouTube e Substack, le due ideatrici danno voce ad artigiane, imprenditrici, custodi di antiche tradizioni e pioniere del cambiamento. Dai mestieri del passato alle nuove attività, ogni storia mostra una Sardegna autentica, fatta di coraggio, dubbi, scelte e voglia di restare. ✨  📲 Scoprite il progetto e le sue protagoniste nell’articolo di Chiara Medinas: la storia completa è su SHmag.it
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Nell’Ottocento, tra Barbagia e Gallura, un fenomeno criminale unico ha segnato i villaggi sardi.  Gruppi di cavalieri armati, coordinati da “su bardaneri”, pianificavano assalti notturni a dimore e stazzi isolati. Niente venerdì: la scaramanzia faceva parte del codice. 🐴⚔️  Tortolì, 13-14 novembre 1894 🗡️
Un gruppo armato assalta la villa del cavaliere Vittorio Depau. Il possidente è a Cagliari, nella dimora restano servitù e famiglia. Un servo oppone resistenza e viene ucciso. Il brigadiere Pietro Giua cade in combattimento, il carabiniere Bulciolu resta ferito. I malviventi fuggono col bottino, lasciando il paese nel terrore.  Esterzili, Venerdì Santo 1840 ⚰️
La nobile famiglia Capece viene assaltata nella sua dimora. Don Salvatore, il capofamiglia, perde la vita. La figlia Francesca testimonia: i cugini Giulio e Salvatore Tolu vengono accusati, arrestati e giustiziati. Anni dopo si scopre la verità: erano innocenti. I veri colpevoli vengono individuati, la refurtiva recuperata. Due vite spezzate ingiustamente.  Due episodi che hanno segnato la storia sarda dell’Ottocento. 🏔️📖  🔗 Articolo completo di Chiara Medinas su shmag.it
#Sardegna #StoriaSarda #Bardana #Barbagia #Gallura
  • 🌿🎥 Una Sardegna autentica, fatta di luoghi, persone e tradizioni che continuano a sorprendere. È il cuore di @quandocigira, il progetto di travel storytelling nato dalla passione di Manuela Fiori e Andrea Sini, content creator sardi che hanno trasformato l’amore per il territorio in un racconto continuo.  Dai borghi meno conosciuti alle tradizioni antiche, passando per artigiani, musicisti e comunità che custodiscono l’identità dell’isola, ogni episodio diventa un tassello di un mosaico più ampio: quello di una Sardegna viva, raccontata con rispetto, curiosità e autenticità. 🏞️🎶  Il progetto si sviluppa su più piattaforme, da YouTube a Instagram, con format che uniscono narrazione, immagini e video per scoprire angoli nascosti e storie inedite. 📱✨  🔗 Su SHmag.it, Chiara Medinas racconta la loro storia, le passioni che li animano e la visione dietro i loro contenuti. Il link per leggere l’articolo completo è anche nel nostro Canale.
  • 📍 Il Bastione di Saint Remy è uno dei simboli più riconoscibili di Cagliari, ma la sua storia va ben oltre l’impatto visivo. Nato su antiche fortificazioni, racconta secoli di strategie difensive, trasformazioni urbane e memoria bellica ancora visibile nella città.  L’approfondimento completo è nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔎
  • 🧙🏻‍♀️ Julia Carta non era una strega. Era una donna che il tempo non ha cancellato.  Julia Casu Masia Porcu nacque intorno al 1561 a Mores, in una famiglia segnata dalla povertà e dall’analfabetismo. A circa 25 anni si sposò e si trasferì nella vicina a Siligo.  🧉 Aveva appreso dalla nonna conoscenze terapeutiche: curava, preparava rimedi, aiutava chi si rivolgeva a lei.
Ma quelle stesse persone finirono per accusarla.  👨🏻‍⚖️ Processata due volte dal Tribunale dell’Inquisizione spagnola di Sassari, condotta nel Castello Aragonese, minacciata di tortura: Julia confessò sotto terrore. La pena fu di tre anni, poi tornò a Siligo.  Ma le accuse ripresero. Un secondo processo.
Dell’esito finale non si hanno certezze. Le sue tracce si fermano nel 1614, nel National Historical Archive di Madrid.  Probabilmente non fu arsa sul rogo. Riuscì a salvarsi.  🌑 La sua storia è rimasta nella memoria di Siligo, che nel 2025 è entrata nella prestigiosa Rete delle Città delle Streghe.  Julia non fu una martire.
Non fu una strega.
Fu una donna fuori dal tempo.  👉 La storia completa di Raffaella Piras ti aspetta su SHmag.it 📰  #JuliaCarta #Siligo #cittàdellestreghe
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Sfoglia le immagini e rivivi la magia. Qual è stato il momento che ti ha emozionato di più? Raccontacelo nei commenti 👇  📷 Tutti gli scatti sono di Francesco Merella  Villanova Monteleone  Nulvi  Ploaghe  Villasalto  Villasalto  Cabras  Osilo  Issohadore di Mamoiada  Sposi Selargini  Ossi  Cossoine  Sassari  Suonatore di Launeddas da Maracalagonis  Olbia  Scano di Montiferro  Sennori  Ittiri  Cavalieri di Bonorva  Sassari
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