Dopo l’esperienza teatrale e sociale di “Take me Aut, l’Eroe che è in Me”, Alice De André torna sul palco con un nuovo spettacolo che segna una tappa importante del suo percorso artistico e personale. “Alice (non canta) De André” è un monologo scritto e diretto dalla stessa Alice, prodotto da TALIA, con la partecipazione della violoncellista Giulia Monti.
Lo spettacolo farà tappa in tutta Italia e approderà in Sardegna il 18 aprile al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, un ritorno nella terra di famiglia che porta con sé il valore delle origini e dei ricordi. Prima e dopo la data sarda, il tour toccherà Milano (7 e 8 febbraio, Teatro Gerolamo), Bologna (3 marzo, Teatro Dehon), Genova (14 marzo, Teatro Stradanuova), Roma (15 maggio, Off/Off Theatre) e Torino (27 maggio, Teatro Gioiello).
Nel monologo, Alice intreccia memoria, ironia e introspezione. Sul palco racconta sé stessa, la propria infanzia, gli affetti e i frammenti di un’eredità artistica e familiare, trasformandoli in un racconto teatrale fatto di parole, musica e silenzi. Il violoncello accompagna la narrazione, diventando parte viva della scena.
Non è uno spettacolo su Fabrizio De André, ma un percorso inverso: un omaggio personale e rovesciato, un modo per presentarsi come artista autonoma, in equilibrio tra le aspettative del pubblico e la ricerca della propria voce. “È un debutto: un modo per presentarmi, con le mie forze e le mie fragilità, con ciò che so fare e ciò che sto ancora imparando – afferma Alice De André – È un monologo fatto di storie vere, di un violoncello che parla, di famiglia, Sardegna, ricordi presi in prestito e di un cognome addosso, talvolta portato con elegante disequilibrio”.
Attrice, presentatrice ed educatrice teatrale, diplomata all’Accademia 09 di Milano, Alice De André ha calcato palcoscenici e set tra teatro, televisione e stand-up comedy. In tv è co-conduttrice del programma “Gli occhi del musicista” insieme a Enrico Ruggeri, in onda in seconda serata su Rai 2, e ha debuttato nella fiction “Com’è umano lui” diretta da Luca Manfredi.
Con “Alice (non canta) De André”, l’artista sceglie di usare la scena come spazio di verità e racconto, dove la parola sostituisce il canto e la vita diventa materia teatrale.


































