Arriva per la prima volta a Sassari il docufilm “We are making a film about Mark Fisher”, in programma martedì 21 aprile 2026 alle 18:00 nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di piazza Tola, con ingresso libero fino a esaurimento posti. L’iniziativa, promossa da Colombre Aps insieme alla Biblioteca, porta in città un progetto audiovisivo dedicato a una delle figure più influenti del pensiero culturale contemporaneo.
Fin dalle prime immagini, il film si costruisce come un’esperienza immersiva. Un oggetto abbandonato su una spiaggia – un fischietto – diventa un richiamo simbolico che introduce la presenza di Fisher, evocato attraverso materiali d’archivio, sequenze di finzione e interviste. Il racconto procede per spostamenti e suggestioni, accompagnando lo spettatore dentro i temi che hanno attraversato il suo lavoro, senza seguire una struttura lineare tradizionale.
Più che un semplice documentario, l’opera si configura come un progetto collettivo e indipendente ideato dagli artisti Sophie Mellor e Simon Poulter e realizzato dal collettivo Close e Remote. Il film nasce infatti da una chiamata pubblica lanciata su Instagram, a cui hanno risposto oltre 70 tra artisti, videomaker e critici che, tra il 2024 e il 2025, hanno contribuito volontariamente alla realizzazione. Una modalità produttiva che richiama, anche sul piano pratico, le riflessioni dello stesso Fisher sulle dinamiche culturali e collaborative.
Il risultato è un esperimento audiovisivo realizzato con risorse limitate che non si limita a raccontare una biografia, ma prova a riattivare il pensiero di Fisher nel presente, interrogandosi su come leggere le trasformazioni contemporanee. Il film pone domande aperte: quale sarebbe oggi il suo sguardo sui conflitti geopolitici, come la guerra tra Ucraina e Russia? E quale posizione assumerebbe rispetto allo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale?
Nato a Leicester nel 1968 e scomparso nel 2017, Mark Fisher ha attraversato ambiti diversi, dalla teoria politica alla critica culturale, intrecciando musica, cinema e filosofia. Tra le sue opere più note, “Capitalist Realism” ha definito il capitalismo come un sistema pervasivo capace di limitare l’immaginazione di alternative possibili. Attraverso il blog k-punk e testi come “Ghosts of My Life”, ha elaborato il concetto di hauntologia, riflettendo su una cultura segnata da futuri mai realizzati. In “Post-capitalist Desire” ha invece affrontato il tema della depressione come fenomeno collettivo e sistemico.
La proiezione, in lingua originale con sottotitoli in italiano, si inserisce nel programma della rassegna “Vado indietro, guardo avanti. Trame, sottotrame e storie clandestine”, avviata a febbraio con gli incontri dedicati al teorico Claudio Kulesko. Il ciclo, distribuito nel tempo e nello spazio, mira a stimolare una riflessione sul presente e sulle prospettive del futuro, con particolare attenzione alle nuove generazioni.


































