Domenica 9 novembre alle ore 11 il Museo di arte ambientale Organica, nel Parco del Limbara, conclude la stagione espositiva 2025 con l’inaugurazione di due nuove mostre: la personale di Giulia Sale, “La Città ideale”, e “Montagne e foreste della Sardegna”, del fotografo naturalista Domenico Ruiu. L’evento, che si terrà a Tempio Pausania nella sede del CEDAP – Centro di Educazione e Documentazione Ambientale e Paesaggistica del Limbara – sarà accompagnato da un dialogo tra il pubblico e gli artisti, insieme alla storica dell’arte Mariolina Cosseddu, curatrice della mostra di Sale, e ad Antonio Addis, Responsabile vivaio e biodiversità del Cantiere Monte Limbara Nord di Forestas. Le esposizioni saranno visitabili fino al 31 dicembre.
La sezione di arte contemporanea ospita “La Città ideale”, progetto di Giulia Sale curato da Mariolina Cosseddu. L’artista indaga la fragilità del concetto di città come simbolo di ordine e civiltà, mettendo in relazione l’ideale rinascimentale con le contraddizioni del presente. Il suo lavoro prende ispirazione dalle planimetrie di Sforzinda, la città immaginata dall’architetto Filarete nel Quattrocento. Sale esplora il fascino di quelle architetture perfettamente proporzionate – pensate per incarnare un equilibrio tra arte, società e umanità – per poi sovrapporre a quella visione un paesaggio di disgregazione e perdita, in cui la città ideale si confronta con una realtà che ne smentisce la promessa.
La curatrice sottolinea come in questo confronto emerga la tensione tra l’utopia del passato e la crisi della contemporaneità, dove la razionalità costruttiva diventa pretesto per riflettere sulla distruzione delle civiltà culturali e ambientali. L’esposizione si articola attorno a oltre 120 polaroid sospese nello spazio centrale, in un allestimento che unisce elementi naturali, scorci urbani e frammenti architettonici. Le immagini, raccolte dall’artista in diversi contesti, si intrecciano come un sistema di rimandi tra il mondo costruito e quello naturale, componendo un paesaggio ibrido che invita a interrogarsi sul confine tra progetto e realtà. La fotografia istantanea, cifra distintiva della ricerca di Giulia Sale, diventa qui uno strumento per oltrepassare la mera rappresentazione, restituendo al paesaggio una dimensione intima e concettuale. Lo spazio del museo si trasforma così in un luogo di osservazione e di memoria, dove lo sguardo del visitatore ricompone i frammenti di una città possibile e della natura che la attraversa.



La sezione di fotografia presenta invece il lavoro di Domenico Ruiu, “Montagne e foreste della Sardegna”, curato da Giannella Demuro. Il progetto raccoglie decenni di osservazioni e percorre i territori montani e le foreste dell’isola, rivelando la relazione profonda tra l’autore e il paesaggio. Le immagini raccontano cinquant’anni di esplorazioni in cui la luce, il vento e l’attesa diventano parte del processo creativo. Ruiu considera la natura come un organismo complesso, un intreccio di forme e colori in cui l’uomo è solo uno degli elementi. La sua fotografia unisce rigore scientifico e sensibilità poetica, offrendo uno sguardo che non separa la documentazione dall’esperienza personale.
Nelle sue composizioni la natura appare come un mosaico vivo: foreste e rocce, animali e acqua costruiscono un racconto unitario fatto di presenze, silenzi e gesti minimi. Ogni immagine restituisce il tempo dell’attesa, il momento in cui la vita animale e l’osservatore si incontrano. Ruiu invita a guardare più lentamente, a riconoscere nel paesaggio una misura diversa del tempo, in cui l’uomo non domina ma si riconcilia con l’ambiente che lo ospita. La montagna, afferma, insegna la lentezza e la relazione con la natura attraverso la pazienza e l’ascolto.
Le due mostre, pur diverse per linguaggi e prospettive, condividono una riflessione sull’equilibrio fragile tra ambiente naturale e costruito, tra memoria e futuro, tra l’azione umana e la capacità di custodire. Entrambe trovano nel Parco del Limbara un luogo ideale, dove il rapporto tra arte e paesaggio diventa parte dell’esperienza stessa della visione.
































