Una nuova ipotesi interpretativa torna a interrogare uno dei dipinti più studiati della storia dell’arte. Il ricercatore e designer brasiliano Átila Soares da Costa Filho, noto per i suoi studi nel campo delle arti e della tecnologia, propone infatti una lettura inedita della Gioconda di Leonardo da Vinci, individuando un possibile elemento nascosto collegato alla Sacra Sindone.
Secondo quanto emerso dalle sue ricerche, il celebre ritratto custodirebbe un “codice” visivo celato nelle pieghe dell’abito di Lisa Gherardini. In particolare, sull’avambraccio sinistro della figura si delineerebbe la forma di un volto umano, interpretabile come un riferimento al volto di Cristo così come appare nel lenzuolo conservato a Torino. L’immagine, appena percettibile, emergerebbe attraverso sottili variazioni cromatiche che richiamano le tracce associate alla reliquia, oggetto di dibattito fin dalla sua comparsa in Europa nel XIII secolo.
Questa lettura è stata resa possibile grazie all’impiego della riflettografia all’infrarosso e allo studio dello spettro elettromagnetico, condotti dal Centro di Ricerca e Restauro dei Musei di Francia (C2RMF), integrati da specifiche regolazioni nelle misurazioni di densità. L’analisi tecnica ha permesso di osservare dettagli non visibili a occhio nudo, riportando alla luce elementi riconducibili a una fase preliminare dell’esecuzione del dipinto, iniziato nel 1503.
Nel quadro teorico elaborato da Soares, la Gioconda non sarebbe soltanto un ritratto, ma un’opera costruita su una visione complessa, definita dallo studioso come una sorta di “proto-3D” concettuale, capace di integrare livelli simbolici e riflessioni filosofiche. In questa prospettiva, Leonardo avrebbe sviluppato un discorso legato al ruolo dell’uomo nella creazione divina, affrontando il rapporto tra eternità e trasformazione nella natura. L’eventuale riferimento alla Sindone si inserirebbe quindi in una meditazione più ampia sui temi della redenzione e della morte.


L’ipotesi si collega a una linea di ricerca già esplorata dallo stesso Soares, orientata a individuare possibili connessioni tra Leonardo e la reliquia torinese. Una tesi sostenuta anche da altri studiosi, tra cui Gabriele Montera e Yasmin von Hohenstaufen, e che il ricercatore brasiliano sta ampliando includendo anche la figura di Michelangelo Buonarroti.
Parallelamente, Soares propone una lettura analoga per un’altra opera fondamentale del maestro rinascimentale, “L’Ultima Cena”, realizzata nel 1498 nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. In questo caso, l’attenzione si concentra sull’intero gruppo dei tredici personaggi attorno alla tavola: secondo lo studioso, la disposizione delle figure, osservata con un effetto di sfocatura, rivelerebbe la sagoma di un corpo disteso, compatibile con quello impresso sulla Sindone.
A rafforzare questa interpretazione concorrono diversi elementi. Tra questi, la possibile individuazione del volto sindonico in una porzione del dipinto, collocata tra le figure degli apostoli, e l’ipotesi che la tovaglia raffigurata possa corrispondere alla stessa Sindone, sostenuta anche da altri studiosi. In particolare, Montera avrebbe evidenziato una corrispondenza dimensionale tra il telo dipinto e quello reale, suggerendo una chiave di lettura per alcune anomalie prospettiche dell’opera.
Un ulteriore tassello è rappresentato dal ritrovamento, da parte di Soares nel 2021, di una figura simile in un disegno attribuito a Leonardo, il cosiddetto “Cristo di Lecco”, che rafforzerebbe la continuità di questo schema iconografico. L’assenza apparente dei segni della Passione nella scena dell’Ultima Cena avrebbe portato il ricercatore a ipotizzare che tali elementi fossero integrati nella composizione in modo meno evidente, proprio attraverso la figura complessiva generata dai personaggi.
Le riflessioni di Soares si inseriscono in una tradizione interpretativa che riconosce a Leonardo la capacità di nascondere significati all’interno delle sue opere. A sostegno di questa idea, lo studioso richiama un passaggio del “Trattato della Pittura”, in cui l’artista invita a osservare forme casuali per stimolare nuove invenzioni. In questa ottica, ogni dettaglio potrebbe diventare parte di un sistema visivo complesso, aperto a molteplici livelli di lettura.
Alcune delle ricerche di Soares sui possibili messaggi nascosti nelle opere leonardesche, in relazione alla Sindone, sono state pubblicate da L’Osservatore Romano, contribuendo alla diffusione di queste ipotesi nel dibattito contemporaneo. Il ricercatore, originario di Niterói in Brasile, vanta una formazione interdisciplinare che spazia dall’arte alla fisica, fino all’intelligenza artificiale, ed è membro di diverse istituzioni accademiche e scientifiche legate allo studio del patrimonio culturale e dell’opera di Leonardo.







































