MAURIZIO PULINA

Tra Teatro e Cinema con un sogno nel cassetto: la regia di un fanta-thriller! 

La nostra cover story, per quest’ultimo numero del 2016, è dedicata a Maurizio Pulina, attore algherese, che, dopo essersi formato a Roma, ha scelto la Sardegna come base per il suo lavoro. O forse è la Sardegna che ha scelto lui!

Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per capire meglio come ha trovato la sua strada e per scoprire qualcosa sul film, attualmente in lavorazione, che lo vede protagonista nei panni dell’avvocato Gonario Pinna, “Il criminologo”.

Iniziamo dal principio, com’è nata la passione per la recitazione e quali sono stati i tuoi esordi?

Questa è una domanda alla quale un po’ tutti gli attori rispondono allo stesso modo: è nata da bambino!

Per essere più precisi, nacque tutto durante una vacanza con i miei genitori in Trentino. Mentre eravamo lì si tenne un concorso per bambini e ragazzi che andava in onda in una televisione locale. Io partecipai portando delle imitazioni di personaggi famosi, ero uno dei più giovani, avevo all’incirca 10 anni, e forse anche per questo piacqui molto e arrivai al secondo posto.

Dopo quell’esperienza iniziai con le prime recite in parrocchia e mi avvicinai anche al cinema, come fruitore. Nacque così la passione anche per la settima arte che mi mise un po’ in ponte perché mi trovai combattuto tra seguire la strada della recitazione o dedicarmi alla regia cinematografica. Dopo il diploma decisi di andare a Roma per studiare e lì iniziai a recitare in alcune pièce teatrali, poi arrivarono anche le prime apparizioni al cinema e in televisione.

Hai ancora il desiderio di diventare regista?

Sì, ho anche un film in cantiere! Sono alla ricerca di finanziamenti e sono ottimista sul fatto che prima o poi lo realizzerò! È un fanta-thriller, genere di cui sono appassionato, molto onirico e ho già contattato alcuni amici attori che hanno deciso di sposare il progetto.

Ti sei formato e hai iniziato la tua carriera a Roma, come mai hai deciso di tornare in Sardegna?

Perché ad un certo punto ho sentito che quello che facevo non mi bastava, volevo di più, volevo mettermi alla prova in una misura maggiore.

Io sono tornato in Sardegna per riflettere su questo, su ciò che volevo, era un momento di crisi, e tornare a casa mi dava l’opportunità di concentrarmi su me stesso. All’epoca non vedevo grandi prospettive professionali nell’isola, per me era solo una landa in cui riposare, rigenerarmi.

Poi è successo che da questa parentesi riflessiva sono nate le basi di quello che è diventata ora la mia carriera. Ho iniziato avviando un corso di dizione e in quest’occasione ho conosciuto le persone con cui avrei in seguito avviato una società, abbiamo fatto uno spettacolo insieme e abbiamo capito che c’erano delle affinità per poter continuare la collaborazione. Abbiamo pensato di offrire ad Alghero qualcosa che non c’era aprendo una scuola, lo Spazio-T, che desse l’opportunità ai giovani di formarsi e avere delle competenze, ma più in generale, avere uno spazio per avvicinarsi al teatro, sia come hobby che come professione.

Come vedi adesso la situazione in Sardegna?

Molto migliorata. Sto notando dei movimenti importanti; intanto un’apertura, anche da fuori regione verso l’isola, collaborazioni di grandi nomi con i talenti sardi. Poi si sta sviluppando molto il cinema, soprattutto quello indipendente che sta diventando più forte e incisivo ottenendo riscontri anche al di fuori della Sardegna, per esempio attraverso il web o attraverso i festival di cortometraggi. Soprattutto ho notato il fatto che c’è molta coesione tra artisti, molta voglia di collaborare.

Sei attore di teatro, di cinema, ti sei avvicinato al doppiaggio, in quale ruolo ti trovi meglio?

Attualmente mi sto dedicando molto al cinema, per il semplice fatto che è il territorio in cui ho sperimentato meno; a teatro e nel doppiaggio, seppure ci sia sempre da imparare, ho già diverse esperienze all’attivo. In ogni caso non stiamo parlando di professioni diverse, il ruolo è sempre quello dell’attore, ciò che cambia è il mezzo con cui ti esprimi.

A proposito di cinema, al momento sei impegnato nella realizzazione del film “Il criminologo”, nel quale sei il protagonista e interpreti l’avvocato Gonario Pinna.

“Il criminologo” è un bellissimo ed inedito progetto cinematografico del documentarista sardo Antonio Rojch sulla vita di Gonario Pinna, uno dei più famosi avvocati penalisti della Sardegna. Il film, che ripercorre la vita di Pinna nel periodo tra gli anni ‘20 e ‘50 del 1900, inizialmente sarebbe dovuto essere una docu-fiction, però, man mano che si andava avanti con le riprese, la storia diventava avvincente e si è deciso di trasformarlo in un film.

Il regista ha potuto approfondire la ricerca sul personaggio grazie alla disponibilità della famiglia che si è mostrata di grande aiuto.

Giuseppe Pinna, padre di Gonario, era anche lui un grande avvocato, venne ucciso per vendetta da un suo cliente e per questo motivo la madre spingeva affinché il figlio scegliesse una strada diversa.

Tra i clienti del padre figurava anche la famiglia di Grazia Deledda, della quale Gonario fu grande amico. Fu proprio lei a spingerlo ad intraprendere la stessa strada del padre convincendolo, durante un loro incontro a Roma, a tornare in Sardegna e affrontare i drammi barbaricini dell’epoca.

Grazia Deledda è interpretata da Barbara De Rossi, com’è lavorare con lei?

Sono molto contento di lavorare con lei, è un’attrice di grande esperienza, ma anche di grande umiltà. Non sempre i personaggi di grande caratura hanno la generosità che ha avuto lei nel regalarmi delle informazioni preziose per il nostro mestiere.

Quali altri impegni hai in questo periodo?

Ho appena finito di girare una piccola parte nel film di Marco Demurtas “Buon lavoro” ed è stato un vero piacere perché ero in scena con Franco Nero che è un mio mito!

Nel 2017 poi, io e i miei soci, riprenderemo a girare per teatri all’interno del circuito Ce.D.A.C. col nostro spettacolo “Era la nona?”, una commedia col classico triangolo amoroso dai risvolti tragicomici. Partiremo il 2 febbraio da Tempio.

A quale lavoro sei più affezionato?

Te ne dico due: “Quella sporca sacca nera” perché è un film, anzi una serie web che poi è diventata un film, su cui pochi avrebbero scommesso e perché mi è valsa il premio per Miglior Attore Protagonista al Los Angeles Web Festival.

L’altro lavoro che ricordo sempre con affetto è il mio esordio da protagonista a teatro. L’amico regista Antonio Tarallo mi affidò il ruolo di Cyrano de Bergerac proprio quando avevo la stessa età del personaggio, 21 anni. Un personaggio che io amo profondamente perché è poetico, di grande cultura, dall’animo infinitamente buono e generoso che sapeva soprattutto parlare d’amore alle donne.