Musei civici di Cagliari ospitano fino al 13 maggio 2018 la collezione dell’artista nuorese Giovanni Nonnis. Il titolo della mostra è “La matrice e il segno”. I due nomi scelti racchiudono l’idea dell’intera produzione, fondata sulle matrici di polistirolo e sui segni lasciati dalla pittura con i loro più profondi significati.

Giovanni Nonnis nasce a Nuoro nel 1929, nel quartiere di San Pietro. La sua infanzia e la sua adolescenza sono problematiche: a 16 anni interrompe gli studi per arruolarsi come volontario nella Marina Militare. Al suo ritorno nell’amata Sardegna capisce che la sua vera e innata passione è l’arte, a cui dedicherà il resto della sua vita fino alla prematura scomparsa a soli 45 anni, a seguito di un incidente stradale.

L’eccentricità del pittore e il suo spiccato anticlassicismo lo rendono uno degli artisti sardi più interessanti. Il primo ciclo pittorico è caratterizzato dal tema della Crocifissione: qui, il fondo oro tipico della tradizione bizantina fa capolino tra le figure rappresentate, trasmettendo l’idea di una prospettiva che è in verità rifiutata dallo stesso artista. La parola chiave è planarità: la negazione prospettica rinascimentale dà vita a uno spazio artistico che è dell’anima e non dell’occhio, una profondità espressa attraverso il senso.

Le prime sperimentazioni cedono il passo alla più matura Saga dei nuragici, una serie di dipinti che traggono la loro ispirazione dalla figura selvatica e bellicosa del guerriero. In questa collezione l’iconografia della più antica resistenza sarda si coniuga con il rifiuto del classicismo a favore della cultura selvaggia con accenni ai bronzetti sardi, alle maschere oceaniche e alle immagini delle leggende celtiche.

La preferenza per il piano rispetto al tutto tondo rimanda alla tradizione sarda dell’intaglio. Il ciclo del guerriero si configura, così, non solo come la celebrazione della potenza naturale dell’animo umano, ma anche come un nostalgico ritorno al passato della Sardegna. È l’arcaico che trionfa sui simboli del presente: il nostro passato non tornerà, ma noi gli apparterremo per sempre. La mitizzazione di ciò che non siamo più permette di scorgere metaforicamente tra le opere dell’artista il presente nel passato: dal pastore al gendarme, dal guerriero al militare. La novità della mostra è quella, tra l’altro, di esporre le matrici: bassorilievi incisi sul polistirolo e intrisi nel colore. È un’esposizione dell’idea prima: un modello non dipinto che è esso stesso opera d’arte.

Giovanni Nonnis è l’artista inattuale per eccellenza: quasi sconosciuto in vita non avrebbe potuto trovare ampia fortuna in un mondo così spiccatamente orientato al futuro. Ma, paradossalmente, è proprio la sua inattualità che lo rende terribilmente moderno: uno sguardo profondo al passato, una critica nascosta al futuro. Forte è anche il legame con la famiglia: il grande guerriero attorniato dai combattenti più piccoli simboleggia l’uomo e il rapporto con i suoi figli.

Proseguendo tra le stanze del Palazzo Civico si incontra un dipinto su tela, decorato su entrambi i lati. Si tratta di una delle ultime sperimentazioni di Nonnis che, per la prima volta, utilizza un materiale a lui estraneo. Sul tessuto vengono raccolti tutti i temi della produzione dei suoi ultimi anni, dai guerrieri ai nuovi soggetti. La mostra si conclude a due piani sotto terra, nella Sala del sacro. Qui si assiste a un dialogo silenzioso e religioso tra le opere di tre artisti: la Sindone di Maria Lai, Il Crocifisso su legno di Pinuccio Sciola e l’ultima Crocifissione di Giovanni Nonnis.

In Nonnis si esprimono tutte le ragioni della vittoria della vita sulla morte. La scomparsa prematura dell’artista ha contribuito a trasportare il pittore nuorese e il suo messaggio vitale oltre il silenzio. La tensione dell’arte ha superato così l’assenza. Un’assenza che in questa mostra si fa presenza, incarnando lo spirito ribelle della vita nella magica e ancestrale figura del guerriero che abita in ognuno di noi.

 

La Sindone di Maria Lai e il Crocifisso su legno di Pinuccio Sciola