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Selfie deaths: quando uno scatto può costare la vita

Dall’ossessione per l’autoscatto ai selfie estremi: analisi di un fenomeno globale che preoccupa psicologi, famiglie e istituzioni. Serve più consapevolezza per evitare tragedie

di Raffaella Piras
3 Agosto 2025
in Web & Social
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Chi di noi non possiede un cellulare e non lo utilizza quotidianamente?

Compagno imprescindibile delle nostre giornate, lo smartphone è ormai quasi un’estensione delle nostre mani. Che sia per navigare in rete, controllare la posta elettronica, scorrere i social network o immortalare tanti momenti della nostra vita, può essere considerato a tutti gli effetti il principale strumento di comunicazione. E proprio tra le sue infinite funzioni, una ha preso piede più di tutte: il selfie, che ha ormai conquistato ogni fascia d’età e ogni angolo del mondo.

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Traducibile in italiano come “autoscatto”, il termine inglese “selfie” è entrato stabilmente nel linguaggio comune. Nel 2013 l’Oxford English Dictionary lo ha eletto “parola dell’anno”, mentre in Italia è stato accolto per la prima volta nel vocabolario Zingarelli nel 2015.

Da novità curiosa, i selfie sono diventati una presenza costante nelle nostre vite, soprattutto con l’esplosione di piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter e molte altre. Bastano pochi secondi per puntare la fotocamera verso se stessi e ottenere uno scatto pronto per essere condiviso sui social. Tutti – dalle persone comuni agli sportivi, dalle star del cinema e della televisione fino ai politici e ai Capi di Stato -, si concedono un autoscatto.

Ma quella dei selfie non è più soltanto una moda, per molti è diventata una vera e propria ossessione.

Secondo diversi professionisti della salute mentale, c’è qualcosa di patologico nella continua necessità di mettere se stessi al centro dell’immagine con l’unico scopo di ottenere gratificazione da un pubblico virtuale attraverso like, commenti e condivisioni. Il rischio è quello di sviluppare una dipendenza malsana, che porta a comportamenti sempre più estremi e, talvolta, pericolosi.

Oltre alla scarsa fiducia in se stessi e a tendenze narcisistiche, l’uso disfunzionale dei selfie può essere infatti associato a disturbi più profondi. Tra questi spiccano la dismorfofobia, ossia la percezione distorta del proprio aspetto fisico, e la FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura costante di essere esclusi dai contesti sociali o di “perdersi qualcosa” nel mondo digitale, fino a sviluppare un senso di isolamento.

Ma la conseguenza più drammatica di questa spirale è rappresentata dalle cosiddette “selfie deaths”, chiamate anche “killfies” – dall’unione del verbo to kill, uccidere, e dal sostantivo selfie – per indicare gli autoscatti che si trasformano in tragedia, con la morte dell’autore a seguito di comportamenti esagerati, rischiosi o imprudenti, messi in atto con l’unico obiettivo di realizzare una foto ricordo che finisce, invece, per diventare un selfie postumo.

Le morti causate da selfie estremi rappresentano un fenomeno sempre più allarmante. Secondo le stime più recenti, negli ultimi quindici anni oltre 400 persone nel mondo hanno perso la vita nel tentativo di scattare un selfie o girare un video in contesti pericolosi. Il primato tragico spetta all’India, seguita da Russia, Stati Uniti e Pakistan. Si tratta perlopiù di giovani, spesso adolescenti, alla ricerca di uno scatto sensazionale in aree o situazioni ad alto rischio.

Tra i contesti più ricercati figurano zone ad alta quota o impervie, binari ferroviari, edifici e grattacieli privi di protezioni, ma anche selfie scattati alla guida, con animali selvatici o impugnando armi da cui può partire accidentalmente un colpo.

Proprio nel mese di luglio 2025, la cronaca italiana è stata scossa da alcuni tragici episodi di selfie deaths. Uno dei casi più drammatici riguarda un uomo di 48 anni di Samarate, in provincia di Varese, attaccato e ucciso da un orso in Romania mentre tentava di avvicinarlo per dargli del cibo e scattare una foto. Nel bellunese, invece, una ragazza di 15 anni ha perso la vita mentre si scattava un selfie lungo le sponde del Piave: era salita con un’amica su un masso per fare una foto, ma la roccia ha improvvisamente ceduto, facendo precipitare entrambe. E tornando indietro di qualche anno, un episodio simile si era verificato anche in Sardegna, nell’estate del 2017. Una turista ungherese di appena 15 anni morì nel mare di Costa Paradiso, a Trinità d’Agultu, in Gallura. Si trovava su una roccia a picco sul mare insieme alla zia, quando un’onda di sette metri la travolse proprio mentre cercavano di scattare una foto ricordo, senza lasciarle scampo.

Sono morti indicibili, inaccettabili, che lasciano un segno nella collettività.

Per ridurre l’incidenza di queste tragedie, spesso evitabili, si potrebbe intervenire con l’istituzione di “no-selfie zones” nelle località turistiche più a rischio, in particolare nei pressi di corsi d’acqua, scogliere o edifici elevati. Fondamentale, inoltre, sarebbe intervenire con campagne di prevenzione e sensibilizzazione, a cominciare dalle scuole.

Anche i genitori possono fare molto, cercando di instaurare un dialogo con i figli fondato sulla fiducia e sulla responsabilità, osservando eventuali comportamenti anomali, vigilando con discrezione sui loro profili online e, soprattutto, insegnando loro a dare più valore alla vita che ad uno scatto. Perché il selfie è un gioco, la vita, no.

Tags: selfiesmartphonesocial network
Raffaella Piras

Raffaella Piras

“Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce”. (Joseph Pulitzer)

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📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.  🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.  ⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.  🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.  👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
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  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.  Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.  🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia. 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨  Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.  📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.  👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.  Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.  👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it  📸 Attilio Cusani
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