È disponibile sulle piattaforme digitali e su YouTube “Chena Padronu”, il nuovo singolo di Sóleandro, un progetto musicale che intreccia introspezione, memoria e denuncia sociale. Il brano nasce da una lunga gestazione artistica e personale e si presenta come una riflessione sulla solitudine e sulla ricerca di verità, dedicata alla figura di Tonino Pinna, imprenditore di Bonorva scomparso a 63 anni in circostanze segnate dall’isolamento e dal dolore.
Nella composizione, Sóleandro si muove tra introspezione e impegno civile, raccontando un’umanità che si confronta con la propria fragilità. La solitudine della casa – intesa come spazio fisico ma anche come luogo interiore – diventa scenario di domande e consapevolezze, eco di un’esperienza collettiva. “Chena Padronu” appare così come un dialogo tra l’individuo e il mondo, un canto che mette in relazione l’intimità del dolore con le ferite della Terra.
Il videoclip, pubblicato insieme al brano, amplifica questo messaggio attraverso un intreccio di immagini e simboli che uniscono due popoli, accomunati da un legame profondo con le proprie radici e da una storia di sfruttamento e sopraffazione. L’amore per la propria terra, abusata dai “Padroni” e piegata a logiche di potere e profitto, diventa il filo conduttore di una narrazione che riflette su guerre, ingiustizie e conflitti generati dall’avidità umana.
Pur nella sua dimensione di denuncia, la canzone non si chiude nella disperazione. Sóleandro suggerisce una possibile via d’uscita, una direzione che passa per la collaborazione e la rinascita della coscienza collettiva. L’artista invita a immaginare una “Vita Divina sulla Terra”, in cui equilibrio e armonia sostituiscano il potere e la violenza, e in cui l’essere umano riscopra una “Coscienza-Verità” capace di guidare la convivenza.
Un contributo significativo al progetto arriva da Gigi Sanna, voce degli Istentales, che partecipa come ospite nel brano. Il suo intervento assume il tono di un richiamo identitario e spirituale: un invito al popolo sardo a ritrovare dignità, memoria e libertà, spezzando le catene invisibili della subordinazione e tornando, finalmente, “chena padronu”, senza padrone.
Con questo lavoro, Sóleandro continua a intrecciare il linguaggio della musica con una visione etica e spirituale. “Chena Padronu” si propone come un’opera di consapevolezza collettiva, un canto che chiede ascolto e responsabilità, trasformando il dolore personale in testimonianza condivisa.






































