Un’edizione coronata dal successo, con quattrordici concerti in otto diversi comuni, per un itinerario che da metà agosto a metà settembre ha unito i centri della costa a quelli dell’entroterra del nord Sardegna, portando gli spettatori alla scoperta di bellezze paesaggistiche e architettoniche di grande pregio e talvolta dimenticate. È positivo il bilancio del festival jazz internazionale “Musica sulle Bocche” che, organizzato dall’associazione Jana Project, dal 16 agosto al 13 settembre ha celebrato la sua ventesima edizione. “Grazie alla musica siamo riusciti a valorizzare centri e territori esclusi dai grandi flussi turistici” spiega il direttore artistico Enzo Favata, “e siamo stati premiati da un numeroso pubblico che ci ha seguito giorno dopo giorno nelle diverse località che abbiamo toccato, rispettando rigorosamente tutte le misure anti-Covid. Quella del festival itinerante è stata una formula riuscita che riproporremo anche l’anno prossimo”.

Il festival Musica sulle Bocche ha preso il via il 16 agosto ad Alghero con il concerto di Enzo Favata e del gruppo “The Crossing”, poi in scena il 23 agosto nell’incantevole scenario di Cala Reale all’Asinara e il 25 a Nulvi nel sagrato della chiesa di Santa Tecla.

La rassegna è proseguita poi il 2 settembre con il concerto al tramonto del trio Favata-Peghin-Maiore nella bellissima spiaggia di Vignola, per poi tornare a Nulvi il 4 e 5 settembre con i concerti della pianista Giuliana Soscia e del duo composto dal Camilla Battaglia alla voce e Rosa Brunello al basso.

Il 6 e l’8 settembre è stato il castello dei Doria a Chiaramonti ad ospitare l’affascinante performance Luciana Elizondo alla voce e alla viola da gamba, e il progetto African Skies capitanato dal percussionista senegalese Dudù Kouatè.

Il maltempo invece ha costretto a un cambio di programma a Sennori e a Martis dove, grazie alla collaborazione delle amministrazioni, i concerti di Silvia Bolognesi e del gruppo Young Shouts e del trio di Kekko Fornarelli si sono tenuti rispettivamente nella chiesa di San Basilio e nel centro culturale Vincenzo Migaleddu.

È stata infine la bellissima Castelsardo a ospitare dall’11 al 13 settembre il week end finale del festival: prima con l’esibizione del trio di Simone Graziano nella Sala XI della fortezza dei Doria, poi con il suggestivo concerto all’alba che ha visto protagonista il chitarrista Gavino Loche; infine, in Piazza del Novecentenario con la straordinaria “Musica Nuda” di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, e con l’esibizione e di Enzo Favata con “The Crossing” e la tromba di Roy Paci.

Proprio in occasione della nostra ventesima edizione abbiamo scelto di rendere itinerante il festival e in questo modo abbiamo aiutato tanti piccoli centri che si affidano alla cultura per combattere il rischio spopolamento” spiega Enzo Favata. “Se ne parla spesso, ma noi siamo riusciti realmente a collegare le coste con l’interno, dando concretezza a un progetto che spesso rimane solo sulla carta, e lo abbiamo fatto valorizzando luoghi magnifici e dando agli spettatori l’opportunità di conoscere le eccellenze enogastronomiche dei territori. La strada è quella giusta e può essere percorsa con successo. Pur nella ristrettezza delle risorse a disposizione, abbiamo ottenuto un ottimo risultato e per questo ringraziamo tutte le amministrazioni comunali che ci hanno dato fiducia, insieme alla Camera di Commercio di Sassari che con il progetto Saludi e Trigu ha creato una cornice nella quale far coesistere virtuosamente arte e turismo”, aggiunge il direttore artistico, che si è esibito gratuitamente nei concerti dove ha suonato.

Dal punto di vista musicale, Musica sulle Bocche ha ospitato nomi di assoluto livello ma possiamo dire che è stato certamente il festival delle donne”, continua Favata. “Con la loro qualità artistica hanno arricchito il cartellone e la loro musica è arrivata al cuore degli spettatori”.

Ma cosa c’è nel futuro di Musica sulle Bocche? “Il progetto è ambizioso ed è quello di connettere i territori e le coste del nord Sardegna con l’Ogliastra, attraverso una più stretta collaborazione con il Rocce Rosse Blues Festival. Il futuro è la rete e il format sperimentato quest’anno è vincente” conclude Favata. “La musica può unire i centri della costa a quelli dell’interno, ma anche mettere in collegamento virtuoso territori distanti fra loro e ricchi di potenzialità, nel segno della sostenibilità ambientale, della musica e del turismo. Nonostante i limiti imposti dall’emergenza Covid quest’anno la sfida è stata vinta ma l’anno prossimo rilanciarla in maniera ancora più decisa”.