Segno distintivo e marchio di fabbrica della musica di Paolo Angeli, classe 1970, chitarrista, compositore ed etnomusicologo originario di Palau, è la sua chitarra sarda preparata a 18 corde, strumento-orchestra che abbraccia un vasto range di timbriche grazie alla sua natura ibrida: un mix di chitarra baritono e violoncello che, dotato di eliche a passo variabile, martelletti e pedaliere, funziona anche come strumento a percussione. Suonata con tutto il corpo, la chitarra di Angeli, le cui corde vengono tanto pizzicate quanto fatte vibrare attraverso un archetto, è stata di volta in volta utilizzata dal suo proprietario per violare i confini tra generi, oltrepassando i limiti dalla musica tradizionale per varcare le soglie dell’improvvisazione jazzistica fino ad approdare al post rock e al pop d’avanguardia.

Foto Nanni Angeli

Non sorprenderà dunque che il nostro abbia portato in studio di registrazione un lavoro ispirato alla musica di una grande band britannica la cui cifra è sempre stata quella della sperimentazione e della ricerca: stiamo naturalmente parlando dei Radiohead.

E quest’ultima fatica di Angeli è chiara nel definire il proprio omaggio sin dal titolo: l’album, uscito nel gennaio 2019 per la ReR MEGACORP, porta il nome di 22:22 Free Radiohead.

Ma chi si aspettasse una semplice rivisitazione, per quanto intelligente, per quanto articolata, delle canzoni del gruppo inglese, rimarrebbe deluso: il disco di Angeli infatti non solo accetta la sfida di misurarsi col rock e l’elettronica d’oltremanica ma rilancia la posta in gioco, usando ogni brano come fonte d’ispirazione, come quadro da decostruire fino ad anatomizzarlo in gocce di colore per dar vita a paesaggi sonori inaspettati, in cui può fiorire un’improvvisazione di gusto flamenco o spirare un vento proveniente dai deserti nordafricani oppure, ancora, prender vita un canto tradizionale sardo a s’andira. Atmosfere che poi virano sapientemente verso malinconie noise e post rock (come nel caso della splendida Icaro).

Foto Nanni Angeli

Nell’album, eccezionalmente ricco sia per esplorazione di possibilità sonore e suggestioni compositive sia per quantità di materiali raccolti e registrati, confluiscono sedici brani più sei bonus track. Affianco alle composizioni firmate da Yorke, fratelli Greenwood, Selway e O’Brien (tra cui la bellissima – sia nella sua versione originale sia nell’essere divenuta ispirazione e atmosfera per lo strumentale di Angeli – Airbag) trovano spazio i pezzi composti da Angeli più alcune rielaborazioni di brani tradizionali (Andira e Notti d’ea): il risultato finale è quello di un mosaico di straordinaria coerenza espressiva in cui ogni cellula musicale, viaggiando attraverso tradizioni diverse, s’incastra perfettamente restando fedele al mood che regala la propria peculiare impronta a questo lavoro.

E se certo non si tratta di un disco per tutti, chiunque coltivi una genuina curiosità per la musica e per la sua capacità di varcare i limiti tra generi, ne sarà inevitabilmente (e irreversibilmente) conquistato.