Sperimentazioni elettro-rock a tutta birra e voglia di evadere da un sistema che prima ti alleva e poi ti intrappola. Non necessariamente in quest’ordine. Stiamo parlando dei Mac and The Bee, al secolo Federico Pazzona (chitarrista e cantante), Antonio Maciocco (tastierista), Daniele Pala (batterista) e Bruno Ponchietti (bassista). L’uscita del loro disco dal titolo “One of the two” ci regala l’opportunità di incontrarli e capire meglio quale movente si nasconda dietro il fascino del loro sound. Un po’ a turno ci parlano chi di musica, chi di arte, chi di sociale perché la quotidianità, talvolta, può portare con sé dei pesi inimmaginabili.

Come nascono i Mac and The Bee?
Un primo nucleo nasce nel 2012. Antonio già suonava con gli A58 e l’incontro con Federico li porta a una collaborazione nel campo della musica elettronica. Al duo si aggiunge il resto del gruppo nel 2014, il che ci ha portato a ricominciare perché il parco suoni, in questi casi, cambia completamente.

Quali messaggi vorreste veicolare con la vostra musica?
Di solito non partiamo con l’idea di creare un pezzo che comunichi un certo messaggio. I nostri lavori nascono molto spesso da un arrangiamento pensato inizialmente da uno solo di noi oppure da un’improvvisazione in sala. Solo una volta delineata la forma pensiamo ad affinarne la direzione. Musicalmente, tuttavia, un tema che ricorre per noi è legato all’ossessione della quotidianità. Non in termini di noia perché, anzi, quando devi cercare continuamente nuovi modi per sbarcare il lunario, non hai tempo di annoiarti; tuttavia la routine giornaliera del ripetere sempre le stesse cose alla fine diventa come un loop. Proprio per questo, nei nostri brani è difficile trovare un giro che si ripeta per più di due volte. Cerchiamo sempre di spezzare questo meccanismo strettamente legato al concetto di monotonia che dicevamo. E questa, in fondo, è una reazione del nostro non voler vivere un’esistenza troppo scandita dall’orologio e da limiti fissi. Troviamo allora tematiche legate all’insonnia, all’abbandono e anche alla precarietà e al precariato. Le difficoltà legate al lavoro sono una fonte di ispirazione molto seria per i contenuti del nostro album.

 

 

Anche la copertina che avete scelto per il CD ha un significato molto profondo…
È un quadro di un pittore sardo che si chiama Pastorello. Il suo titolo è “Uno dei due” e per questo abbiamo intitolato così anche il CD: dà l’impressione che possa essere una sorta di lato oscuro. Abbiamo interpretato la cosa come se ognuno di noi avesse un lato oscuro e lo usasse, talvolta, come forza interiore per generare qualcosa di positivo. Per questo motivo c’è anche tanto colore attorno alla figura. In senso esteso, questo succede anche a noi durante le prove: mentre suoniamo e componiamo togliamo fuori tutte le nostre sfaccettature. Il quadro, poi, ha una storia indipendente: oggi è molto diverso da quella che è la nostra copertina. L’autore ha continuato a svilupparlo e adesso è in una galleria di Torino, lo sfondo è diventato verde e ha colori differenti. La nostra versione, quindi, che è uno dei passaggi di transizione dell’opera, è in un certo senso unica e adattata dalla bravissima Margherita Piu.

Dopo la recente vittoria al Radiolina Showcase Contest quali sono i vostri progetti?
Sicuramente vogliamo promuovere il più possibile il disco: il 30 aprile è uscito ufficialmente su CD e negli store digitali. Per giugno o luglio contiamo di farlo uscire anche in vinile: una scelta forse di nicchia, autoprodotta, che però rispecchia i nostri suoni ed era un sogno che aspettavamo di realizzare. Inoltre, partirà a brevissimo la nostra collaborazione con l’ufficio stampa della Lunatik, uno dei più grossi in Italia e noto anche a livello internazionale. Il nostro obiettivo è riuscire a ottenere serate anche fuori dai confini dell’Isola e partecipare a eventi di grossa caratura come i festival e tutte quelle occasioni che offrono un salto di qualità.

Potete incontrare i Mac and The Bee su Facebook o su www.macandthebee.com.